1 – 0 allegriano, quel “cicinin” in più che sa di vittoria

di Silvia Sanmory |

allegri conferenza stampa

Mi dissero che Minnesota non avrebbe vinto, che era più facile che io diventassi allenatore della Juventus. Lo sono diventato davvero, e fra l’altro Minnesota poi ha vinto“.

(Massimiliano Allegri)

 

Uno a zero, palla al centro.

Un’immagine così significativa da aver generato una metafora extra calcistica, per dire “intanto sono in vantaggio io, poi si vedrà“; un’immagine che suscita emozioni intense: il pallone al centro del campo ha una sua sacralità, il sorteggio, lo schieramento dei giocatori, il fischio d’inizio sono rituali che vanno in scena ogni domenica, qualcosa di liturgico per dirla alla Gianni Brera, inventore non a caso di Eupalla, divinità che vigila sulle vicende calcistiche.

L’uno a zero è soprattutto il segno distintivo della Juve allegriana, o di Massimiliano Allegri bianconero se preferite: 44 vittorie (ossia il 22% del totale) ottenute così, a corto muso come dice lui: nell’ippica il cavallo che vince la corsa può arrivare al fotofinish anche pochi centimetri prima dell’avversario, per un pelo o poco più insomma. Il corto muso applicato al pallone Allegri lo spiega nel 2019,  dopo la  sconfitta con la Spal: in fondo, per vincere lo scudetto, basta arrivare un punto sopra il Napoli. Un cicinin, come diceva la mia nonna piemontese per indicare qualcosa di piccolo, un “appena appena“. Il corto muso è un’equazione semplice semplice di solidità difensiva unita alla capacità di cogliere la prima occasione utile per andare a rete; nell’era pre-Covid, quando l’allenatore toscano sedeva sulla panchina torinese, sono state tante le partite vinte in questo modo, un gol e via si alzava la barriera della difesa che portava spesso la sigla BBC (Barzagli, Bonucci e Chiellini, i tre moschettieri del campo).

Il “corto muso” di Allegri è lo stesso ribadito nella nota conferenza stampa del 2019, dopo la sconfitta con la Spal. In fondo, per vincere lo scudetto, basta arrivare un punto sopra il Napoli.

Ritornato ad allenare la Vecchia Signora, Allegri ha rispolverato con successo il suo marchio di fabbrica; il mese scorso la Juventus allegriana inizia a prendere forma battendo per 1 – 0 il Chelsea, una gara intelligente vinta anche grazie ad un guizzo di Chiesa; copione che si ripete nel Derby della Mole, a segnare questa volta è Locatelli. Allegri infila la terza vittoria a corto muso domenica con la Roma, grazie a Moise Kean che al 16′ regala tre punti alla squadra permettendo il rilancio in classifica e fa rimanere i giallorossi a secco di reti per la prima volta da quando in panchina è seduto Mourinho…

In realtà, dati alla mano, nelle ultime cinque sfide allo Stadium contro la Roma, la Juventus capitanata da Allegri ha sempre sconfitto i giallorossi 1 – 0, come fosse una sorta di mantra.

Il 24 gennaio 2016 è Dybala al 77′ ad infliggere un gol ai rivali vincendone la resistenza, con la Juve che grazie alla vittoria “dal minimo sforzo” rimane a soli due punti dal Napoli, all’epoca capolista della classifica, tra l’altro in quella che è stata l’undicesima vittoria consecutiva della stagione.

Il 17 gennaio dello stesso anno Higuain segna al 14′ e la vittoria ci consente di laurearci Campioni d’Inverno conquistando la 25° vittoria casalinga consecutiva in Campionato; sarà invece Benatia a segnare al 18′  il 23 dicembre del 2017, una Juve forte quel tanto che basta per mandare a casa a becco asciutto i giallorossi; Mandzukic è l’artefice del gol al 35′ del match del 22 dicembre 2018,  sedicesima vittoria per la Juventus in diciassette gare di Campionato.

Il cicinin in più sarà la ricetta vincente della stagione 2021-22?

Ai posteri la sentenza.