#ZeroDieci – Teatrino, Svizzero e un nuovo Asa

(da oggi una rubrica dallo schema antico ma con stile innovativo, ENJOY IT)

ZERO – Come i gol subiti. Clean sheet dopo i troppi gol presi finora. E’ il secondo di fila in A dopo il match con la Roma. La Juve, ricordava Allegri, aveva già preso 14 reti nelle prime 16 gare, troppe per chi ha una media di 20-25 negli ultimi Scudetti. Ieri, senza Buffon, Alves, Bonucci e Benatia, e con Rugani a riposo, Barza e Chiellini hanno sigillato l’area dove il Bologna non è mai entrato. L’invincibilità dipende dalla difesa; la possibilità di vittoria, dall’attacco (Sun-Tzu, L’arte della guerra).

boloarea

UNO – Voto al teatrino mediatico quando le clamorose sviste vanno in direzione altrui. L’assurdo doppio giallo a Silvestre provoca le contorsioni di Adani (“il tentativo di fallo è di per sè fallo“) e Zazzaroni (“io il fallo lo vedo“) e dello stesso Reina (“in tv non si vede, ma mi tocca“), per tacere del fantastico tweet del CorSera. Il giorno dopo poi si glissa amabilmente su un rigore netto non dato al Genoa. Si parla di “gare sporche”, “episodi che nel calcio ci possono stare”. Pronti alle interrogazioni parlamentari alla prima rimessa invertita pro-Juve.

DUE – Come i gol di Higuain. 6 nelle ultime 5 gare (a secco solo a Doha) e una posizione che finalmente scatena la bestia che è in lui. Per una volta non fa tutto da solo o sfruttando rimpalli ma due assist deliziosi valorizzati dai suoi movimenti. Il favolistico Pipita di Napoli è diventato un Pipa sabaudo concreto ed efficace, Gonzalo il supergoleador senza vittorie è diventato Gerardo: gol, lavoro di squadra e festeggiamenti tutti insieme sotto la curva, primus inter pares.

TRE – Come i contrasti vinti da Sturaro, gli intercetti del nostro bulldog e  le sue incursioni in area: due volte non osa il tiro servendo Higuain e Khedira, in mezzo una penetrazione frutta il rigore in una fase delicata. E’ il secondo provocato da Stefano (in casa col Lione) che, non solo macina km e duelli, ma ha la dote di entrare in zona calda a luci spente, fuori dai radar altrui. Non avrà un talento prodigioso ma il ragazzo è utile come un Occhio di Falco con le sue frecce in mezzo agli altri sovrannaturali Avengers.

QUATTRO – Come le prossime 4 sfide in A, con 7 giorni per prepararle e in mezzo la sola Coppa Italia. Firenze, poi Lazio in casa, Sassuolo, poi Inter in casa. 4 gare complicate, mentre Roma e Napoli ne avranno 3 easy e una sola trasferta dura. Tenere il gap a Gennaio consentirebbe di fare il vuoto a febbraio (anche col recupero col Crotone). A turbarci non è la Serie A (anche se tira una brutta aria..) ma arrivare alla sfida col Porto (e si spera le seguenti) a cuor leggero, concentrandosi solo sul grande Sogno.

CINQUE – Come il numero di maglia di Pjanic, ieri ai limiti della perfezione per 30′ (guardacaso i nostri migliori). Un pandoro zuccheroso per Higuain, altri dolcetti distribuiti a 360°. manovra fluida sulla trequarti e duetti “blaugrana” con i due argentini. Poi solite pause e l’intelligente mossa di abbassarsi a migliorare l’impostazione (senza Bonucci). Pjanic è a 6 gol e 7 assist, non male nonostante Rizzoli…

SEI – Come gli anni in bianconero di Lichtsteiner. Unico straniero dei pentascudettati rimasti (con Buffon, BBC e Marchisio). Ricordiamocene se ci viene voglia di insultarlo per gli errori, i mille cross sparati sugli stinchi rivali e la legittima voglia di guardarsi intorno se la Juve compra il terzino destro del millennio (Dani). Licht è un professionista che ha dato l’anima per 5 anni, divorando km e incarnando quel #FinoAllaFine che adoriamo. Ieri la quintessenza di Licht: giallo, proteste, occhiatacce, sbavature dietro e poi corse a perdifiato e quel cross (!) al bacio per il Pipa. Lunga vita e scusa Licht!

SETTE – Voto sulla fiducia per Tòmas Rincon che assaggia lo Stadium e partecipa alla ferocia post-Doha. Il calciatore è solido, l’uomo è notevole, idolo e simbolo di un Paese complicato e zeppo di emigranti italiani. Ieri in Venezuela i vecchi avevano gli occhi lucidi, i ragazzini un sogno in più dentro e tutti orgogliosi del loro General, come lui del suo popolo. E’ un rincalzo, ma umanamente più “da Juve” lui che chi ha deciso di arricchirsi per generazioni in Cina, smettendo col calcio. E poi, quell’aria da Narcos e la citazione alla Vidal già ci fomentano:

OTTO – A Khedira, finalmente. Dopo un inizio stagione sublime, il tedesco è rallentato, involuto. In molti gli auguravamo un piccolo stop di poco conto, come i mille avuti l’anno scorso. Col Bologna Khedira ha fatto la solita gara disseminata di gemme distillate. E’ fatto così, ritmo compassato, poca appariscenza, eccelsa intelligenza nei tocchi e spunti. Sami si gestisce, affiancare Marchisio, si lancia, fa girare palla. Gli uomini con l’intuizione dei loro limiti arrivano quasi alla perfezione, direbbe il connazionale Goethe.

NOVE – Va a Kwadwo “problemi perAsamoah. Come Licht e Khedira, il simbolo di quella Juve che non andava, da esuberare, esodare. Se per Marchisio “dopo 6 mesi di stop ci vuole un anno per tornare al 100%“, dopo 2 anni e mezzo di guai ci vuole pazienza infinita, sacrificio (la Coppa Africa) e cuore per tornare “da Juve”. A proposito con Marchisio nelle ultime 53 gare solo 2 ko (Barca e Siviglia..). Senza Sandro e con Evra in meditazione, Asa ha avuto la chance ed è salito sulla DeLorean per tornare al 2012: lucidità, ritmo e dribbling in velocità. Almeno per una sera è stato bello Kwadwo, senza illusioni o voli pindarici.

DIECI – Con lode alla Juve che vince da 26 (VENTISEI!) gare di fila allo Stadium e supera sè stessa (24 in coabitazione tra Conte -18- e Allegri -6-). Ok, la A è in declino (sicuri?), le piccole #SiScansano (e le grandi?), ma la squadra accumula record che rivoluzionano un secolo di storia. Un giorno (lontano?) ci guarderemo indietro a questi record come per anni nel salto in lungo si è guardato a quello di Bob Beamon nel ’68 – 8 metri e 90- superato solo nel 1991. Dopo quel salto il giudice addetto alla misurazione provò con l’apparecchio ottico sulla barra di scorrimento. Incredulo, cercò di spingere: troppo corta! Ci vollero minuti e un vecchio decametro per determinare un’impresa troppo grande per essere subito compresa. Una volta i 91 punti erano incredibili, poi sono venuti i 102, uno scudetto da imbattuti, un altro con tutte le gare vinte in casa, le 25V su 26 gare, le 10 gare senza gol presi e ora le 26 di fila. Grazie a tutti, dal Presidente all’ultimo dei magazzinieri, e in mezzo loro: Marotta e Allegri, i più amati/discussi della storia recente. Ce ne accorgeremo poi, forse..