#ZeroDieci – Juve due facce e una sola vittoria

ZERO – Sono i tiri nella porta di Puggioni nel secondo tempo, con una Juve che tira remi e cannoncini in barca e alza serrande e scudi. La trasformazione da #JuveDiMarzo dei primi 25 minuti (6 tiri in porta) e #JuveDaBattaglia per difendere i 3 punti a caldo è parsa avvilente e preoccupante ma, a freddo, va ricordato che era l’11° gara di fila ogni 3-4 giorni e la 14° in meno di due mesi col nuovo modulo (13 Vinte e 1 Pari, gol 27-5). Una striscia che ci porta a +8 in A a 9 dal termine, con mezzo piede in finale di Coppa Italia e ai quarti stellari col Barcellona. La stanchezza (senza più CL) porta il Napoli quasi a vanificare uno 0-3 contro un Empoli senza punti da due mesi, mentre noi teniamo duro su un campo dopo la Roma perse 3-2 dopo essere stata in vantaggio a 20′ dalla fine. Questa è la Juve, la capacità di diventare testuggine dopo essere stata splendida sirena poco cinica. Questi sono 3 punti che fanno tutta la differenza del mondo con le altre.

UNO – è il gol di Higuain nelle ultime 7 gare, proprio al Napoli, peraltro sugli sviluppi di un corner. Da 7 gare la coppia HD non segna su azione. Dopo i 4 gol col Palermo la Juve ha vinto a Porto (Pjaca-Alves), Empoli (autogol di Skorupski e Sandro), poi 3-1 col Napoli (doppio penalty Dybala e gol Pipa), pari di Udine (gol da punizione di Bonucci), Milan (Benatia e rigore di Dybala), ancora Porto (rigore Dybala) e ieri il gol di Cuadrado. 7 gare senza gol su azione della coppia più preziosa di A e del primo e secondo in classifica marcatori l’anno scorso. Ci sono stati i miracoli di Donnarumma (e legni e ottime parate anche ieri) ma il dato è pesante, anche se inscritto in una cornice di vittorie e prolificità. Un Higuain meno brillante, un Dybala arrembante ma meno preciso, le difese altrui che li triplicano (lasciando spazi ad altri, come Cuadrado). Inutile dire che in A basta e avanza, ma a Napoli e col Barca l’HD dovrà tornare ad accendersi ed abbagliare.

DUE – settimane di noiosa sosta per dare uno sguardo alla giovine Italia di nonno Ventura e tenere le dita incrociate per i tanti nostri in giro per nazionali e poi due trasferte in quattro giorni a Napoli. Crocevia dell’eventuale nuovo double domestico. Saranno sfide caldissime e spettacolari, con un Napoli che aspira ad essere maturo e cinico come la Juve ma ha ancora quelle pecche e cali che lo zavorrano e una Juve che invece aspira a fare fuochi d’artificio davanti e decolla pian piano. Allo Stadium non ci fu gara, come da tanto non capitava in questa sfida, ma il Napoli era nel vortice Real-Roma e fu spazzato nel secondo tempo dalla furia Juve. Juve che sarà avvantaggiata dal +8 (10) in classifica e dal 3-1 dell’andata. Bisognerà sudare, imporsi, essere lucidi e calmi, e magari più chirurgici davanti.

TRE – voto in discesa al clima che si è creato intorno e contro la Juve. Il ritorno delle polemiche e dei veleni per episodi inesistenti in campo, quando invece si tace sulle solite spintarelle alla Roma, sgli altri due rigorini al Napoli. L’assurdo accanimento della Procura Federale per un caso già archiviato dalla giustizia ordinaria, quando altrove infiltrazioni, collaborazioni e collusioni reali tra “certi” ultrà e società sono state sempre tollerati in silenzio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, una squadra dominante mai applaudita ma sempre fischiata e avversata, una società modello trainante che viene gettata nel fango. E ora 4 giorni di mobilitazione militaresca per due partite di calcio.

QUATTRO – gare consecutive da titolare per Dani Alves che tra uscite palla al piede, triangoli, assist, cross, sbavature, errori, aggressività e leggerezze si sta prendendo sempre più la Juve. Il brasiliano è sempre il giocatori con più tocchi e passaggi dei nostri. L’occhio spesso si sofferma sulle imbucate fallite, su qualche faciloneria difensiva, ma il volume di gioco di Alves, soprattutto se rapportato a quello a cui eravamo abituati dei terzini a 5 (Licht, Chiellini ad esempio) è quello che fa la differenza quando la Juve viaggia a ritmi elevatissimi. La tecnica di Alves e la sua personalità consente uscite di palla dal basso così rapide e fluide che la Juve, appoggiandosi a lui, Pjanic e Dybala diventa spettacolare e devastante aggirando il pressing avversario e arrivando in porta con tante soluzioni. Poi, a qualche pecca difensiva, Alves rimedia con quell’aggressività spavalda di uno che non toglie mai il piede.

CINQUE – tra recuperi e contrasti vinti da Miralem Pjanic, a volte travolto in non possesso ma mai sopraffatto, e soprattutto un faro sempre acceso nel gioco Juve, prima abbacinante nella mezz’ora di Juve iper-Europea, poi lucido e salvifico nella mezz’ora finale di affanni potenziali. Avere un cuore di gioco con la testa e i piedi di Pjanic, in coppia con Khedira, rende la Juve molto più bella, varia, fluida e straripante del logoro 352 di inizio stagione, e ieri Mire ha dimostrato anche di esserci quando c’è da soffrire e restiere.

SEI – ad Andrea Barzagli che dopo gli impacci gravi con Deulofeu e la mezz’ora di comparsata col Porto torna a presidiare la nostra area e prende col tempo le misure ad un Quagliarella scatenatissimo. Pronti via e Andrea sembra essere quello poco solido degli ultimi tempi, poi comincia, mattoncino dopo mattoncino, a ricostruire il muro solito, con una gara lucida, attenta cesellata di marcature preventive ed ammantata di esperienza. Ci servirà eccome Andrea, nella sua migliore versione.

SETTE – a Sami Khedira che taglia il campo avanti e indietro portandosi dietro forse il peso degli anni e una mole non più scattante e fluida di qualche anno fa, ma tonnellate di intelligenza calcistica e personalità. Qualche volte le sue percussioni non finalizzate lasciano preoccupanti vuoti centrali per gli attacchi avversari, ma in quel caso emerge la capacità di sacrificarsi dei nostri, con i recuperi a turno di Dybala, Mandzukic ed Higuain.

OTTO – a Kwadwo Asamoah, che non ha nemmeno 29 anni e si sta ritagliando un posto nella rosa Juve del prossimo anno. Parte attiva e arrembante della splendida prima mezz’ora, col cross al bacio per la zuccata vincente di Cuadrado, Asa è una spina nel fianco doriano come ai bei tempi di Conte. Nella ripresa per 2 volte rimedia mirabilmente a sue stesse mirabolante cappellate, e va a togliere le castagne dal fuoco salvando su Schick. Dopo aver spaccato con un break anche gli ultimi minuti col Milan, ancora una prova notevole per un ritrovatissimo terzino di spinta ottimo per il nostro 4231.

NOVE – a Juan Cuadrado, l’ala dai dribbling spaccagiunture, l’esterno dagli uno contro uno estenuanti e ripetuti e soprattutto l’uomo dai gol monolitici. Dopo il gol con l’Inter arrivano altri tre punti direttamente dal colombiano che nei primi minuti è semplicemente incontenibile, si sbraccia perché sempre solo e gioca a scattare felinamente col topolino Regini. Stringe poi i denti nella ripresa finché può, dopo una noia muscolare.

DIECI – a Gigi Buffon, che passa da una perplessità ad un record, da errori che oscillano dall’accusa di fine del supereroismo a quella di vecchiaia a parate che vengono catalogate, a seconda dei casi, a ordinarie o ancora fenomeniche. Nel frattempo tra un’esortazione a continuare a spingere al massimo e un anatema a quelli che urlano e si lamentano per nulla, Gigi diventa il bianconero più presente della storia. L’uomo che più di tutti nella storia ha indossato, esaltato, impreziosito e -letteralmente- difeso i colori bianconeri. Che onore e che piacere! Per lui e per noi!