Un anno di PAGELLIBUS: i voti al 2016 bianconero

Buffon 8
inflazionata la metafora del vino che migliora invecchiando, Gigi ormai è il pupazzetto della Duracell che non si ferma mai. Impressionante la sua continuità di rendimento nel tempo, la sua capacità di essere ancora titolare con merito della squadra più forte d’italia e di essere decisivo: Se la Juve passa il girone di CL da prima è merito della sua serata da semidio a Lione.
A scadenza, perché ormai già sappiamo quando smetterà, sperando che il sostituto sia almeno degno e che il 2017 gli riservi tutto l’onore che merita.

Neto 6
Alza una coppa nella competizione che gioca da titolare per contratto, si fa sempre trovare pronto, forse sprecato per essere il numero 12, ma c’è poco da fare quando hai uno dei migliori di sempre (o forse IL migliore) davanti.

Alex Sandro 8
Staffetta la prima metà del 2016 con Evra, dimostrando di essere un bravo ragazzo dotato di pazienza. Cresce a vista d’occhio nella fase difensiva dove è meno bravo, nel senso che in quella offensiva è un mostro. Uno dei migliori, quasi sempre perfetto. Quando penso a quanti top player abbia la juve in rosa, il suo è sempre il primo nome che mi viene in mente.

Barzagli 7,5
Anche per lui vale il discorso di Buffon: capacità di restare ad alti livelli impressionante, sempre sul pezzo, annulla tutti gli attaccanti che passano dalle sue parti. Una sicurezza nella difesa a 3, ma capace anche di integrarsi bene nei meccanismi di quella a 4. Non male per un ragazzo che a maggio 2017 spegnerà 36 candeline.

Benatia 6,5
Acquisto di grande sostanza, per una difesa che comincia ad aver passato un po’ troppe primavere. Si impone con la sua esperienza e personalità, puntualmente in anticipo, gioca pulito perde raramente i contrasti in aria. Unico passaggio a vuoto la sciagurata trasferta genoana. Bloccato dalla crescita di Rugani, il 2017 ci dirà se sarà protagonista in bianconero anche nelle prossime stagioni.
benatia tackle vs lazio

Bonucci 8,5
L’annata di Leonardo è pazzesca, strepitosa. Il 2016 di Leonardo è avventuroso e pieno di tante cose, non tutte positive.
Per lui quello che si chiude è l’anno della definitiva consacrazione, dal campo, dalle parole dei colleghi, a quelle degli allenatori (su tutti Guardiola dopo l’andata degli ottavi).
È l’anno della “testata” a Rocchi, l’anno del gol spaccapartita a Siviglia, del rigore decisivo che manda la Juve in finale di coppa Italia, poi vinta, il gol contro il Napoli nel momento più difficile forse della sua intera vita.
Ma se dovessimo riassumere il 2016 di Bonucci in un momento, senza dubbio sarebbe questo, che vale un gol, una partita, uno scudetto:

Chiellini 6,5
Stagioni complicate per Giorgio, sempre accompagnate da qualche infortunio rognoso che spezza il ritmo, rende più complicato entrare in forma e rallenta il conto delle presenze. Sembra essere il primo della BBC a scricchiolare.
Il suo contributo però lo dà sempre, come in finale di supercoppa, prima che la squadra decida di andare in vacanza anzitempo.

Dani Alves 6
La prima impressione è da lustrarsi gli occhi, intesa perfetta con Dybala, da campioni “che parlano la stessa lingua… quella del calcio” come direbbe il noto opinionista tv Dario Pergolizzi.
Non ha bisogno di presentazioni, è un campione e porta alla Juve una mentalità che forse mancava, o almeno ci prova, perché le correnti forti dentro allo spogliatoio spingono in altre direzioni.
Si becca presto la nomea di gigione perché tiene il pallone troppo, ma sa cosa farne. Gioca esterno, ma in molte partite si ritrova a fare il regista toccando più palloni dei suoi compagni.
Il suo 2016 termina nella disgraziata domenica genovese, lo aspettiamo a braccia aperte.

Evra 5
Di Patrice colpisce la china presa nella seconda parte del 2016. Fino a giugno Evra avrebbe potuto candidarsi a sindaco di Vinovo e vincere facilmente… poi, passati gli europei diventa ufficialmente il social manager della Juve, video deliranti di balletti, viaggi in auto col panda e simili. Il campo però parla di minimo sindacale, ed è un peccato perché era stato fondamentale negli anni passati.

Lichtsteiner 5,5
La storia parla di un amore finito che va avanti solo per inerzia, di una partita giunta ai minuti di recupero ma col risultato già deciso. C’è più poco da fare e da dire.
Stephan lo capisce e in estate si trova un’altra sistemazione. La società lo blocca ma i rapporti rimangono da separati in casa. Escluso dalla lista champions, lui che una finale l’ha giocata guadagnandosela appena un anno e mezzo fa.
In coppia con l’ultimo Evra (causa infortuni) forma una delle coppie di esterni più horror delle Juventus più recenti.

Rugani 7,5
Il bruco che diventa farfalla. Il ragazzo che si schiude e diventa uomo. A 22 anni.
Un difensore straordinario, con carattere e tecnica da vendere.
Gioca senza timore o paura, annulla gli attaccanti più complicati del campionato (Belotti in giornata di grazia che non lo salta mai o Dzeko che fa il record negativo di palloni toccati in area)

Caceres SV
Il suo 2016 bianconero finisce presto, il 3 febbraio 2016, quando salta in un contrasto aereo e ricadendo salta il tendine d’Achille. Tra un infortunio e l’altro, notti brave e qualche stop di troppo non rispettato.

Asamoah SV
Non giudicabile come giocatore di pallone. Sicuramente un bravo professionista, serio e tutto il bene che si può dire di un’atleta dotato ma sfortunato che sembra aver già dato il (poco) tutto che aveva per la causa. Non partirà per la coppa d’Africa, vedremo se servirà a qualcosa.

Cuadrado 7
Bipolare: in alcuni momenti risolutivo, in altri pasticcione. Importantissimo comunque, in partite in cui regnava il caos halmo di Allegri, Cuadrado è stato l’unico in grado di sparigliare (verbo orrendo… perdonatemi!) le carte e mettere in difficoltà l’avversario. Il suo momento magico: il gol fondamentale a Lione

Hernanes 5
Come ricorderemo il 2016 del profeta a Torino? Come quella volta che gli amici dovevano presentarti una ragazza carina e invece era solo simpatica.

Khedira 6,5
Il tedesco meno tedesco del mondo alterna ottime prestazioni centellinate tra risentimenti muscolari a partite incolori una in fila all’altra. Arriva a dicembre strisciando come un marine con la lingua di fuori. Ad agosto aveva iniziato la stagione in maniera splendida, unendo la sua intelligenza sopra la media ad un dinamismo accettabile.
Speriamo che il ’17 gli ridia brillantezza e qualche turno di riposo grazie ai nuovi arrivati.

Lemina 5,5
Vittima del malinteso sul suo reale ruolo fa intravedere tante belle cose da metterti l’acquolina in bocca ma poi si conclude poco o niente, come se nella commedia sexy anni ’70 intravedessi Gloria Guida che si fa la doccia dal buco della serratura, senza poi vederla mai nuda.
Grandi strappi, grandi promesse, buone doti tecniche (come dimostra il gol a Bergamo) finora poca concretezza e non si è capito se poterci fare davvero affidamento.

Marchisio 6,5
“anno bisesto anno funesto” dovrebbe tatuarsi Claudio in fronte: il ginocchio che gli fa saltare europeo e preparazione lo condanna ad un pit stop molto lungo e molto forzato. A noi tifosi invece ricorda quanto sia utile nell’economia del gioco della Juve. Il suo ritorno, nella gara interna contro la Samp riporta sicurezze in tutti gli altri 10 compagni schierati in campo.

Pjanic 6,5
Dare un giudizio alla sua stagione non è semplice: ci aspettiamo tutti di più dal suo talento, spesso è sparito in mezzo al campo, robe da chi l’ha visto, ma poi se guardiamo ai fatti contiamo 6 gol e 6 assist, molti fondamentali.
Rende meglio se sgravato da compiti di corsa e copertura, perciò sfruttare meglio il trequartista tanto desiderato dovrà essere una delle sfide più stimolanti e prioritarie per Allegri nel 2017.

Sturaro 6,5
L’impatto di Sturaro nella Juventus è da subito positivo. Il 2016 lo afferma come membro di questa rosa. La tecnica non è sopraffina, ma se messo in campo con compiti precisi e chiari il suo contributo è validissimo.
Gioca le sue migliori partite nei 3 di centrocampo dietro a Pjanic, e forse non è il giocatore ideale per come intende il calcio l’attuale mister, che non ama i muscolari e lascia molto spazio alla fantasia dei singoli.
La sua fotografia del 2016: l’impatto da subentrato in Juventus Bayern Monaco, all’andata, e non solo per il gol.

Pereyra 5
Se facciamo la differenza tra le aspettative e la resa la delusione è grandissima. Speravamo tutti di vedere qualcosa di più, di meglio, da questo ragazzo che pochissime volte ha inciso, pur avendo qualità notevoli.

Pogba 7,5
Nonostante l’estate aspettando qualche notizia, i “bla bla”, i teatrini pagliacciati col suo procuratore, le dichiarazioni “è come essere stato in vacanza 4 anni”, le maglie bianconere regalate al cantante mezzo artista mezzo delinquente d’oltreoceano il giorno prima di cambiare squadra non possiamo dimenticarci il privilegio di aver visto con la nostra gloriosa maglia uno dei migliori giocatori della nostra epoca.
E resterà sempre il rimpianto di cosa sarebbe stato vederlo insieme alla coppia Dybala/Higuain, magari schierato dietro le punte e non più quarto di centrocampo… una specie di “più bella cosa mai successa” (come cantavano gli afterhours), uno Zidane-Nedved reloaded, 15 anni dopo.
Trascina la Juve in campionato, gioca due belle partite contro il Bayern (il primo tempo del ritorno è semplicemente perfetto).

Dybala 7,5
Conquista lo spazio che merita l’eletto, segna il primo gol in Champions, si integra benissimo e si guadagna il posto da titolare. Fondamentale per giocare tra le linee abbassandosi fin sulla linea dei centrocampisti per lasciare lo spazio alla punta di fare il suo mestiere.
Saluta il 2016 col rigore sbagliato che di fatto consegna la supercoppa al Milan, ma non è questo un fattore che incide sulla sua valutazione.
Un peccato averlo visto poco in questa seconda metà di anno a causa di un infortunio alla coscia, abbiamo sentito tutti la sua mancanza (Higuain più di tutti). Col Torino ci ha ricordato perché.

Higuain 8
Si dice attaccante di peso. Fisico e non solo. Si presenta con l’addominale “leggermente” appannato a luglio, mentre divide la folla che lo acclama come fosse Mosè al mar rosso.
Si parla di peso anche per i gol, che si contano sì, ma sulla bilancia; Gonzalo ne realizza di decisivi contro Fiorentina, Napoli, Torino (pareggio e sorpasso), Roma (che gol!). Quanto fanno? 5, ma pesano per 12, come i punti che hanno portato. Poi ci sono gli altri.
Analizzandoli ci si accorge che sono quasi tutti inventati dal nulla, magie, giochi di prestigio, raramente sono il risultato di un’azione corale di squadra.
Soffre Gonzalo l’assenza di Dybala, che lo costringe a sgomitare con Mandzukic per il posto migliore, si sacrifica, gioca per la squadra, rientra, pressa e fa gol.
L’inizio della storia è stato esaltante, e il 2017 si spera sia ancora meglio. Le premesse ci sono, così come la sostanza. O il peso.

Mandzukic 7
Mario si sacrifica in maniera instancabile e impensabile per una punta… da qui l’equivoco: fa bene o male a consumarsi così in reparti che non sarebbero suoi?
Fatto sta che nell’economia di squadra conta tantissimo, uno dei preferiti dal mister che forse lo schiera anche quando non dovrebbe (vedi a Monaco alzando bandiera bianca).
Il voto è anche per come reagisce ad un inizio stagione 16/17 shock in cui l’arrivo di Higuain gli fa lo stesso effetto che la Kryptonite faceva a Superman. Da uomo è bravo a rialzarsi e riprendersi uno spazio in squadra che dimostra di meritarsi (anche “grazie” allo stop di Dybala) anche se questo purtroppo comporta l’allontanamento dall’area del mostro Higuain.

Pjaca SV
Si fa male e sparisce dai radar per 3 mesi. Quel poco che ha fatto vedere però è da grandi sogni.

Kean SV
KEN (perché la E è muta) esordisce da ragazzo del 2000. Non sarà nuovo millennio ma vabbè, è già futuro e lui ci sta correndo velocissimo. E pensando a lui non vediamo l’ora che venga il 2017.

Zaza 7
Può un gol valere una stagione? Sì e può anche di più: fotografare un momento, una filosofia di vita e di tifo, una follia.
Quella che compie Simone Zaza al minuto 88 di uno Juventus Napoli caricato di significati surreali da mezza italia (quella non bianconera) e disarmato dal sinistro di un folle a cui i demoni in testa gli hanno detto di scaricare il pallone in rete con tutta la forza che ha.
Un gol che è un emblema, di chi crede fortemente che debba essere sempre e solo il campo a parlare.
Per sempre Zaza resterà quello di Juventus Napoli, quello del 13 Febbraio, quello del gol all’88°.

Morata 7
Morata è stato l’uomo da partita secca che storicamente manca sempre alla Juve. Ha segnato in tutte le finali e semifinali che lo hanno visto coinvolto, un killer, bello di notte anzi splendido. Ha pagato nel 2016 un lungo periodo di appannamento in cui forse era distratto da aspetti extra-calcistici ma è impossibile dimenticare il suo gol 20 secondi dopo il suo ingresso in campo che ci regala la coppa italia numero 11 o la partita di Monaco, in cui fa a fette gli ingranaggi perfetti della difesa di Guardiola.
Tornato a casa perché così dovevano andare le cose, sembra non aver mai trovato in Allegri un estimatore convinto ed è stato un vero peccato.

Allegri 7
Difficile fare la pagella del mister, ci sono pro e contro, partiamo dalle note stonate.

CONTRO:
– il meccanismo fa fatica a mettersi in moto, il gioco inteso come organizzazione latita, ci si affida molto (troppo?) alla vena dei singoli, che quando è chiusa inaridisce qualsiasi idea. Spesso si sono vinte partite grazie all’invenzione del fenomeno di turno e la tenuta difensiva.
– La confusione tattica si avverte anche dalle dichiarazioni che rilascia cambiando spesso idea sui vari impieghi possibili dei giocatori (Pjanic messo una volta davanti alla difesa vs l’Inter e abbandonato dopo il fallimento del tentativo, Mandzukic che “nasce ala” ecc ecc).
– Ancora troppi gol presi da palle inattive.
– L’uscita su Dybala post supercoppa.
– Le frenate una volta passati in vantaggio: non si possono fare 90 minuti a mille, ok, ma nemmeno fermarsi come invece abbiamo visto spesso, finale di Doha compresa.

PRO:
– La sua calma proverbiale, riesce a restare calmo e lucido anche nei momenti più complicati.
– La capacità di leggere le partite e cambiare l’assetto sulla base delle esigenze.
– La mentalità europea: il girone di CL è stato complicato, più di quello che era lecito aspettarsi ma ad Allegri va riconosciuto di aver dato alla Juve un volto più sfacciato. Ha convinto i giocatori di potersela giocare con chiunque. Sfiora l’impresa col Bayern, per un tempo terrorizza il Bayern a domicilio, mentre all’andata, dopo aver subito una lezione di calcio durata 60 minuti, si riprende la sua squadra e con 2 cambi riesce a rimettere in piedi la squadra (e la qualificazione) come se niente fosse successo, stile Blues Brothers dopo il crollo della casa.
– I risultati (e scusate se è poco…). Allegri vince il campionato 15/16 dopo una partenza disastrosa mandando all’aria un secolo di statistiche e di tabelline degli esperti. Bissa il successo in Coppa Italia, primo allenatore a centrare 2 volte a fila il double. Chiude il 2016 con 4 e 7 punti di vantaggio sulle dirette concorrenti per lo scudetto Roma e Napoli (che potrebbero diventare 7 e 10 se batte il Crotone nel recupero). Vince entrambi gli scontri diretti. Arriva primo nel girone di Champions e questo gli garantisce un ottavo abbordabile. Nonostante il gioco non scintillante e le assenze i conti tornano e sono buoni.
Basterà per il 2017? lo vedremo a maggio, la società farà i suoi conti e in base alla direzione che vorrà dare al proprio progetto deciderà se sarà il caso di continuare col mister oppure cambiare.
Certo è che i numeri, per adesso, stanno dalla sua parte.

 

PS un grazie enorme per i video a Giacomo Scutiero (@SCUtweet) e Marco @Pagno72