Trequarti al potere: grazie Allegri

Premessa. Chi scrive non è certamente un fan dell’Allegri allenatore di campo, normale e poco più  o poco meno a seconda dei punti di vista.

Eppure, c’è una cosa in cui Allegri veramente ha cambiato la Juve,  facendole scoprire una tipologia di giocatore che oggi va per la maggiore, ma che per anni ci è stata preclusa, il cosiddetto centrocampista offensivo.

Orbene, il  potenziale offensivo di una squadra non è mai individuato dal numero 9, ma dai giocatori sulla trequarti, dai centrocampisti offensivi, che sono quelli che determinano la qualità delle occasioni create per le punte, i giocatori che costano di più, quelli di cui le big vanno pazze, quelli che caratterizzano la competitività europea di una squadra sulla gara secca, quelli che Momblano, da buon italiano, classifica come atipici senza ruolo.

In realtà il ruolo ce l’hanno modernamente parlando, o arretrano a centrocampo se sanno difendere, o vanno in fascia se sono veloci, o giostrano dietro alla punta centrale per dare più qualità tra le linee rispetto ad una seconda punta di ruolo.

Orbene, in questo Allegri ha segnato una svolta epocale di cui tutti gli juventini devono essere orgogliosi.

Adesso la Juve è una vera big, dal punto di vista del potenziale offensivo, almeno numericamente parlando.

Per capire la portata di quanto asserito occorre passare in rassegna i dati sulla trequarti bianconera dal 2014 ad oggi.

In virtù di una rosa a forte impronta di Antonio  Conte,  i “trequartisti” della Juventus di Allegri erano Sebastian Giovinco (ceduto a Gennaio 2015), Pereyra, Coman (ex primavera PSG talentuoso) e Simone Pepe (reduce da un calvario di 3 stagioni). Tra tutti questi nessuno giocava titolare, si fa in fretta a capire perchè, il modulo era il rombo (quindi con un solo centrocampista offensivo in campo) e il titolare del ruolo di trequartista era Arturo Vidal, il mediano totale di Conte, l’anarchico centrocampista spariglia carte di Allegri, non certo un rifinitore, non certo un giocatore tecnicamente e stilisticamente apprezzabile e nemmeno un siluro con cambio di passo palla al piede. Dal punto di vista delle gare di coppa, Vidal gioca bene da trequarti insaccato solo la semifinale in casa contro il Real.

Ceduti Vidal ed il regista Pirlo, al termine della stagione Allegri chiede a gran voce un centrocampista offensivo che illumini la manovra della squadra. Per risposta la società cede Coman e prende Cuadrado, mantiene in rosa Pereyra, arriva Dybala, va via Pepe (ormai un ex giocatore).

L’argentino ex Palermo quando arriva a Torino è una prima punta lenta sul lungo, ma visionaria, associativa, capace di dribbling e giocate nello stretto da iniziato del gioco. Allegri lo trasforma nel corso della stagione in enganche del 3511, il giocatore di raccordo tra centrocampo e attacco. Dybala si dimostra fantastico in Serie A in quel ruolo, meno in Champions dove soffre la fisicità dei mediani altrui e non riesce a dare qualità alla manovra.

In Europa  si difende diversamente;  la Champions sembra facile con queste difese alte da tagliare come il burro, ma per i centrocampisti offensivi centrali lo spazio è sempre meno (il concetto difensivo europeo è non dare spazio tra le linee, accorciare, avere coraggio, lasciare spazio dietro) e per emergere là devi essere un fenomeno, come quelli delle big.  Dybala dimostra di essere in quella posizione non a suo agio nelle gare dove regna l’agonismo sfrenato, non è ancora padrone della zona ed è troppo istintivo e poco completo tecnicamente, essendo monopiede. Emerge la sua vena da punta.

Si arriva quindi a Giugno, con la Juventus che seppur squadra ostica da affrontare, non ha dimostrato grandi cose all’estero, non si è ripetuta rispetto al 14/15.

E qui avviene la svolta. La società rinuncia al suo centrocampista totale, Paul Pogba, non un trequartista, non un regista, non un mediano semplice, un po’ di tutto questo, ma con difficoltà di dimostrarlo in un contesto prettamente difensivo come quello della Juventus.

Allegri e la società compiono una scelta decisamente criticata e forse non a torto, ma  che nei fatti si rivela un cambiamento epocale per il club; costruiscono una squadra di specialisti, con tanta qualità offensiva rispetto agli standard, che pecca di fisicità.

Arrivano Pjanic, tuttofare colto e tecnico del centrocampo, Pjaca, talento della trequarti, Cuadrado viene confermato. Viene ceduto Pereyra. Il pacchetto della trequarti bianconera vanta quindi quattro giocatori di un certo rispetto se si aggiunge l’ormai enganche Dybala. Non viene sostituita la fisicità di Pogba , ma viene aumentata la tecnica generale.

Ne nasce un ibrido non senza problematiche da risolvere ma affascinante.  Rimangono in rosa i senatori, restii ad alzare il lato b in non possesso, e decisi nel voler continuare con il 352, al contempo tenere in panchina Pjaca e Cuadrado diventa sempre più difficile, anche perchè Pjanic da mezzala senatoriale non funziona.

Si passa prima al rombo, poi si vira con decisione verso il modulo che più segna la differenza tra squadra classica e squadra moderna, il 4231.  Pjanic arretra la sua posizione, diventando uno dei due mediani,  Cuadrado titolare, “coperto” da un terzino come Alves, più di qualità che di diagonali e ordine difensivo. La Juve rulla da Febbraio a Maggio tutti gli avversari. La gara secca da problematica diventa area dove dimostrare la nuova conformazione offensiva.  Leggendario il 3 a 0 al Barca, non per il risultato ma per la facilità con cui arriva. Purtroppo si fa male Pjaca, l’alternativa ai titolari che fatica a decollare ma che ha già risolto l’ottavo di finale contro il Porto sostituendo Cuadrado. La strada è stata tracciata, ma Allegri, un po’ per paura, un po’ per la fissazione nell’avere un giocatore bravo a gara in corso, un po’ per la mancanza di alternative, alza la posizione di Alves e inserisce Barzagli di nuovo nell’undici titolare.

La scelta si rivela azzeccata contro squadre che si segnano da sole, Lazio e Monaco, male contro una squadra non irreprensibile difensivamente parlando come il Real, ma che nella gara più importante della stagione dà comunque il suo meglio anche sotto quel punto di vista evidenziando la sterilità e il poco talento offensivo dei bianconeri soprattutto sulle fasce e tra le linee.

Si arriva quindi alla campagna acquisti 2017: ad oggi sono arrivati Bernardeschi e Douglas Costa e sono stati confermati gli altri 4 centrocampisti offensivi.

A prescindere dai nuovi equilibri da trovare, dal fatto che qualcuno magari arretrerà la propria posizione sul terreno di gioco, è evidente come la Juve disponga ad oggi di una batteria di centrocampisti offensivi senza precedenti nella sua storia recente e non solo.

Questo è merito di Allegri, che, con semplicità e in silenzio, ha saputo cambiare la mentalità della squadra e del club, sempre più allineato a ciò che si fa all’estero.

Che poi Dembelè sia meglio dei nostri sei sommati non sposta di un millimetro il  giudizio. Se la società non può spendere 100 milioni per il francese (li vale tutti) non ci si può fare nulla. Se non aspettare che se ne vada Higuain e prendere il prossimo Dembelè (ne nasce uno ogni vent’anni ma ci si può arrangiare).

Questa Juve sarà temibile sulla gara secca proprio perchè talentuosa e ricca di alternative. Gli schemi  li studi e li blocchi, la capacità di muoversi e di muoverla è propria solo dei calciatori più tecnici ed è quella che fa grandi le squadre.

Un ringraziamento speciale ad Allegri, questa è la sua più grande vittoria.