L’Ultimo Viaggio di SuperGigi / Fuori

Non dormo, ma ricordo bene.

Avevo bisogno di aria, esplodevo dentro.

Lo ammetto: avevo sentito al telefono due grandi allenatori del mio passato.

La loro voce non mi era piaciuta, non le parole, proprio la voce. Per questo esplodevo.

E quando gli occhi bruciano, e l’ultima sigaretta l’hai lasciata in Svezia, hai bisogno solo di aria.

Ho attraversato il cancello, da solo. Ho avvisato: “Vado fino sulla statale che faccio una telefonata”.

Quasi buio. O, forse, era già buio.

Domani a quest’ora…

Attraversando il parcheggio, fuori, con un solo furgone bianco dimenticato lì – ho perfino pensato – con una parabola da quattro soldi che puntava a est, già mi veniva incontro.

E io incontro a lei.

Nessuno avrebbe potuto riconoscermi, la tuta me l’ero portata da Torino, per la gente di Appiano, là sullo sfondo, che sfreccia in macchina al ritorno dal lavoro, sarei stato il solito giardiniere.

Mi ferma, con lo sguardo, allontanandosi dalla mia traiettoria addirittura.

Mollo un passo, e riprendo.

Le tue mani“, sibilato.

Mi dica signora, mi dica, sono di corsa.

Non siamo più nelle tue mani“.

Non ho capito, signora, vado, di qua non va da nessuna parte.

Ma ci andrai al Mondiale“.

Minchia, meno male. Quasi mi fa piangere.

Mica piangi?

No, non piango questa volta.

Domani andrai su, chiuderai dove non sei mai stato“.

Mosca! Ma chi è questa? Ho voglia di una sigaretta. Fuma, lei?

Sii ragionevole. L’hai sentita la sua voce, oggi. Ci andrete insieme al Mondiale“.

Basta. Sbuffo. Guardo indietro.

Sarai un signore a quel Mondiale, come sei sempre stato. Il tuo destino è il senso del dovere, anche nel tuo prossimo mestiere“.

E’ matta.

Domani non succederà niente“.

Cosa vuol dire niente?

Niente. Niente. Non c’è niente nella vostra bandiera. Lo ricordi Antonio? Lui non lo hai chiamato oggi, eh? Pesante, in un momento così. Hai fatto bene. Proteggendo te, proteggerai gli altri. E’ ciò che hai sempre fatto. Succederà niente, e sarà come togliere il tappo allo spumante. Ne godrai“.

Quindi… quindi… fuori? Niente? Perché questa donna vuole la mia sfortuna?

Voglio la tua fortuna, Gigi. Ma le mani sono le mani. Te ne resterà soltanto una, per ciò che non sei mai riuscito a prendere. Ti basterà una mano sola, se sarai capace di accettare questa mutilazione. E’ una grande fortuna. Ti serviranno giorni. E’ mica l’ultimo bivio quello che ti spaventa?

Una chiromante. Io ci credo alle chiromanti.

Ed ecco che non dormo, ma ci ripenso.

E’ forse questo il nulla? Lo 0-0? La mano vuota, la stessa che mi passo sugli occhi davanti al tenero Antinelli? E’ questo vuoto?

E l’altra mano? Cosa prenderò con l’altra mano?

La parabola dimenticata è ancora lì.

Oggi non funziona.

Guarda a est quella antenna laggiù, sei stato bravo“.

L’ho mollata lì dopo questa sua ultima frase.

Vaffanculo.

Servono giorni. Molti giorni.

Più giorni con il mio Chiello, con il mio Barza.

Con il mio lungo addio.