Sarri panchina d’oro: Allegri, hai capito quanto sei forte?

Juve-Lazio

Maurizio Sarri sta facendo un lavoro straordinario al Napoli, ha dato un gioco alla sua squadra, ordinato, preciso pulito e riconoscibile. Come in un orologio ogni ingranaggio funziona alla perfezione e certi movimenti di tutta la squadra sembrano essere guidati dall’esterno per quanto sono precisi.
Tuttavia venerdì sera abbiamo assistito all’ennesimo “incartamento” offerto da Allegri alla squadra di Sarri, che ne ha limitato e inaridito le fonti, ha costretto gli avversari a cambiare il fronte del gioco, accompagnato il Napoli verso la via meno praticabile, quella del cross in mezzo dove i difensori della Juve hanno controllato senza problemi i piccoletti napoletani.

Tutto questo impone una riflessione anche per chi come me spesso nell’ultimo periodo si è trovato a criticare il gioco/non gioco di Allegri.

Sarri a fine partita ha parlato di superiorità nel gioco della sua squadra, citando il dato della “supremazia territoriale”, che addirittura avrebbe superato il dato conseguito nella sfida contro il Benevento dei miracoli (oggi più che mai).
Al che ho chiesto ai miei amici capiscer della setta dei poeti degli half spaces estinti cosa fosse questa “supremazia territoriale” e la risposta è stata “è il tempo trascorso nella trequarti avversaria” un fattore temporale quindi, forse, in alcuni database, incrociato col numero dei passaggi effettuati nella stessa zona, il numero di giocate riuscite.

Mi sono andato a riguardare la partita quindi, senza l’ansia del risultato o la tensione della diretta, per cogliere i particolari che sfuggono live, come quando si riguarda un film di cui già conosci il finale e ti godi i dettagli.

Il “gioco” e il “bel gioco” sono dei mezzi per raggiungere l’unico fine che conta nel calcio professionistico e cioè vincere, per tutto il resto ci sono gli 883.
Il “bel gioco” deve produrre azioni pericolose, portare al gol, al tiro o più vicino possibile. Il Napoli ha tirato più della Juve e più in porta, ma più da lontano, creando cioè meno pericoli.
Per semplificare all’estremo il napoli ha tirato cento frecce mezze storte e spuntate al fortino della Juve, di contro la squadra di Allegri ha tirato 2 cannonate, facendo breccia in un’occasione e andandoci molto vicina in un’altra (il concetto di Xg spiegato ai non capiscer).

Quindi chi ha giocato meglio venerdì? Chi ha prodotto poco tenendo la palla tanto o chi ha fatto tanto con “poco”? Meglio le cento frecce o le 2 cannonate?
Ci sono 2 considerazioni da fare:
1) la narrazione è drogata. Il concetto di “bel gioco” è stato alterato negli ultimi tempi da quotidiani, siti acchiappaclick, giornalisti demansionati in cerca di lavoro in qualche tv campana, ballerini prestati al giornalismo, gente che parla di “sarrismo”, la continua esaltazione delle sconfitte anche quando nette, ecc.
La riprova è questo breve video in cui al momento del gol il conduttore desolato dice “il Napoli ha perso palla dopo un’azione pensate… 25 passaggi… purtropo non si sono concretizzati” col dato dei passaggi citato a capocchia… come se 25 passaggi fatti in fila ti debbano portare automaticamente al gol per qualche ragione inspiegabile o rappresentino una nota di merito a prescidere (e la mente ritorna a Zaza e a quanto tenne la palla il Napoli prima di perderla).

2) La tattica adottata della Juve paga venerdì, contro squadre molto rigide, che giocano in un solo modo e risultano poco duttili tatticamente. Ma ce ne sono poche in giro, quindi è un piano gara che vale solo in alcuni casi, già martedì ad Atene e poi sabato in casa con l’Inter vedremo sicuramente partite diverse.
A lungo andare di solito paga un atteggiamento offensivo, volto a costruire la manovra in modo ordinato. Poi ogni allenatore sceglie e decide sulla base dei giocatori che ha in rosa come mettere in campo gli 11 e come farli giocare.
Questa affermazione non va contro al fatto che il campionato lo vince 9 volte su 10 chi ha la difesa migliore: soprattuto in Italia il più delle volte affronti squadre che ti lasciano l’iniziativa, lasciano a te l’incombenza di costruire il gioco e tu devi saperlo fare.

Lo scrivo perché questo post non risulti un attacco a Sarri solo perché ha perso l’ennesima partita a scacchi contro Allegri (e pure nettamente).
Sarri sta facendo un ottimo lavoro col materiale che ha, con pregi e difetti (la squadra è molto concreta ma giocano quasi sempre gli stessi) deve ancora confermarsi in europa dove a certi livelli non basta giocare bene solo 45 minuti su 90, e il suo score è negativo finora. Gli manca la vittoria finale, che sarebbe il coronamento del suo lavoro, ma almeno in Italia, fino ad oggi ha conseguito i risultati compatibili con quello che ha in mano (è arrivato secondo quando aveva la seconda squadra più forte, terzo quando aveva la terza), facendo rendere al massimo e forse un po’ di più tutti gli uomini che ha a disposizione.

Quanto ad Allegri, a volte sembra che si diverta a passare da scemo per non pagare le tasse (è un modo di dire… halma…) come nel caso “io non me intendo di ste cose” in risposta a chi gli chiedeva se quella di venerdì fosse la vittoria della tattica, e lo è stata, magistralmente.
E questo personalmente mi fa ancora più arrabbiare perché potenzialmente ha capacità di lettura e preparazione della partita che in Italia pochissimi altri hanno mentre l’impressione (impressione mia per carità…) è che la Juve renda sempre meno di quello che effettivamente sia il suo potenziale.
Prestazioni però come quella di venerdì fanno ben sperare, e in fondo i molti che criticavano Allegri (mi riferisco a quelli moderati, non a chi gli da dell’incapace), presi di mira dopo la vittoria di Napoli da altri tifosi, chiedevano soltanto di poter vedere tutto il potenziale espresso in campo, coi giocatori nel loro ruolo (tacchini e scoiattoli…) come ad esempio Douglas Costa, che al San Paolo ha giocato una partita semplicemente straordinaria ed è stato letale.