Le 5 cose che chiediamo a Rincón

L’approdo in bianconero di Tomás Rincón ha suscitato reazioni contrastanti nella tifoseria: chi avrebbe preferito un giocatore più giovane e tecnico e chi, come Allegri, lo ritiene ideale per colmare l’assenza di aggressività nel centrocampo. Solo il campo potrà raccontarci l’apporto effettivo del mediano di San Cristóbal, intanto proviamo a buttar giù una lista delle cose che ci aspettiamo di vedere da lui.

1) Impatto agonistico sulle partite

Max Allegri è un allenatore che esaspera volentieri il concetto di Halma, con l’intento di infondere self confidence e autorità ai propri giocatori, tuttavia il rovescio della medaglia risulta spesso essere un atteggiamento generale compassato e attendista, se escludiamo le corse all’arma bianca di Mario Mandzukić o Stefano Sturaro. L’augurio è che Tomas possa enfatizzare la capacità di pressing volto al recupero alto del pallone, dote in cui eccelle, aumentando l’incidenza fisica e la personalità del nostro centrocampo. Senza però dimenticare che un pressing è efficace solo se lo si esegue coralmente, altrimenti l’unico risultato è quello di creare pericolosi buchi. Contagiali, General. Contagia anche il Mister.

da crampisportivi.com

2) Duttilità

La possibilità di utilizzare Rincón in più ruoli è sicuramente un’ulteriore freccia nella faretra delle alternative tattiche della squadra, che pur non mancavano. L’ipotesi più stuzzicante è la mediana a 2 (situazione a lui più congeniale in assoluto), con Rincón bloccato sotto la linea del pallone insieme ad un compagno tecnicamente più dotato come Marchisio, per consentire lo schieramento contemporaneo di più talenti offensivi. Più realistico il suo impiego come mezzala nel rombo, ruolo che il venezuelano ha ricoperto sporadicamente. Inoltre, data la pesante assenza di Dani Alves e l’insofferenza manifestata da un Lichtsteiner ormai a fine ciclo nelle ultime apparizioni, le ben 11 presenze di Tomás da laterale di destra in rossoblu appaiono un rifugio affidabile in caso di necessità.

3) Il coraggio di tirare da fuori

A prescindere dall’esito, chiediamo al Generale Vinotinto, giocatore di grande personalità e fiducia nei propri mezzi, di prendersi responsabilità al tiro, troppo spesso schivate dagli altri centrocampisti nel post-Pogba. La conclusione da distanze superiori ai 20 metri non è forse il pezzo forte del suo repertorio, ma tutto sommato non è da escludere possa regalare qualche sorriso inaspettato nei classici match da 0-0, generare situazioni potenzialmente pericolose come rimpalli e calci d’angolo, o anche semplicemente dare quella scossa emotiva che esalta il pubblico e intimorisce l’avversario.

 

4) Cambio di marcia

Una dote fin troppo apprezzata da mister Allegri, il quale ha ribadito più volte il concetto dei 14 titolari e sfoggiato spesso sostituzioni creative ed esclusioni clamorose. Il livornese troverà in Rincón sia il carisma che l’umiltà che si richiedono a chi è chiamato a svoltare l’andatura di una gara fuori ritmo al 60esimo, dando aggressività verticale e ridestando dal torpore, perché no, anche i propri compagni.

5) Controllo e protezione del pallone

Nonostante non sia un fine artista del pallone, per essere un giocatore di fatica Rincón sa usare benissimo il corpo per proteggere la sfera, e figura regolarmente tra i giocatori con il maggior numero di dribbling riusciti della propria squadra, nonostante non sia sicuramente uno strappatore (alla Pereyra, per esempio). La capacità di mettere al sicuro la palla una volta ricevuta, in attesa di smistarla ad un deputato più consono alla costruzione bassa o alta, magari subito dopo aver creato una superiorità numerica, può essere il valore aggiunto definitivo di Rincón rispetto a Sturaro, che possiede identica attitudine grintosa ma palesa notevoli difficoltà in possesso palla.

 

di Dario Pergolizzi (@dariopergolizzi) e Davide Rovati (@friedgorgo)