Quanto conta la difesa in Europa

di Alessandro Vercellino

“Meglio avere una difesa forte o un attacco forte per essere competitivi a livello internazionale?” – “Quanto conta la difesa in Europa?”. Sì, è proprio questa la domanda che ogni anno tifosi, opinionisti, stampa e uomini appartenenti al mondo del pallone si pongono per capire l’effettiva competitività che può avere un club in Champions League.
L’analisi dei numeri, nello specifico dei gol segnati e subiti, di certo non ci aiuta nello sfatare questo tabù.

Se consideriamo le squadre finaliste nelle ultime tre edizioni della Coppa dalle grandi orecchie, notiamo come nella stagione 2014/2015 il Barcellona (squadra vincitrice) avesse segnato, senza considerare la finale, ben 28 reti contro le 10 incassate, mentre la Juventus (squadra seconda classificata) avesse realizzato 16 gol e subito solamente 7 reti. Nelle successive due stagioni il Real Madrid, squadra vincitrice delle ultime due edizioni, mise a segno rispettivamente 27 e 32 reti subendone 5 e 17. Invece, le due squadre seconde classificate, Atletico Madrid e Juventus, realizzarono 16 e 21 reti, incassandone solamente 6 e 3.

Come dimostrato dai numeri, risulta molto difficile dare una risposta al nostro quesito unicamente attraverso questi dati. In tutti e tre i casi la squadra che aveva segnato maggiori gol durante il percorso internazionale è riuscita ad avere la meglio durante la partita dell’anno, mentre solo nella stagione 2015/2016 il Real Madrid laureatosi campione arrivò a disputare la finalissima con la miglior difesa.

Ma come si può dire, è meglio fare più gol o meglio subirne di meno? La finale è una partita secca, raggiunta quasi sempre da squadre con impostazione e filosofia di gioco diversa.
Per capire effettivamente quanto conta la difesa in Europa, è necessario quindi rispondere a due quesiti fondamentali: “cosa significa essere competitivi a livello internazionale?” e “cosa intendiamo quando parliamo di difesa?”.

La competitività internazionale, per molti stabilita dal numero di trofei conseguiti, non può essere misurata dal numero di coppe alzate al cielo, benché siano queste a dare la maggiore soddisfazione ai tifosi di un club. Il livello di performance ottimale di una Società viene raggiunto quando questa riesce ad essere ogni anno competitiva, fino alla fine della stagione, alle competizioni cui prende parte. Sul fronte europeo diventa quindi fondamentale, per raggiungere tale obiettivo, qualificarsi tra le migliori 4/8 grandi di Europa. All’interno di queste vi saranno, quindi, club con filosofie di gioco completamente diverse, alcuni maggiormente impostati verso la fase difensiva ed altri caratterizzati da una propensione più offensiva.

Quando parliamo di difesa, invece, troppo spesso viene confusa la fase difensiva con la linea a tre, a quattro o a cinque che viene schierata in campo. Per essere competitivi sui campi di gioco internazionali è l’idea di gioco della fase difensiva che deve essere condotta dalla squadra unitariamente, dalla prima punta fino all’ultimo marcatore difensivo. In un calcio estremamente fisico diventa impossibile pensare che siano solamente tre, quattro o cinque giocatori a difendere bene. Sicuramente un’impostazione difensiva valida come quella della Juventus nella stagione 2016/2017 o dell’Atletico Madrid nell’edizione precedente, accompagnata da importanti giocatori tecnici ed elevata velocità di esecuzione, fondamentale a livello internazionale, sono elementi che aumentano la probabilità di andare avanti nelle varie competizioni internazionali.

Troppo spesso in Italia ci concentriamo sul quesito iniziale, mentre all’estero il focus è quello di sviluppare un buon calcio a livello tecnico, di velocità e qualità.
Una risposta netta e ben definita alla domanda “Quanto conta la difesa in Europa” non credo ci sia, c’è però la consapevolezza di quanto sia importante e determinante l’allestimento di squadre tecniche e ben organizzate a livello difensivo ed offensivo.