Portaci dove vuoi: Buon Compleanno, Presidente.

 

 

Per essere italiani nel mondo, occorre essere europei in Italia. Così parlava suo zio. E così potrebbe parlare Andrea Agnelli, che incarna la definizione moderna di imprenditorialità: l’attività vitale di chi intende apportare cambiamenti economici e sociali, non solo nel proprio Paese, ma nel mondo.

Un uomo per cui la difesa della storia, del nome, dei valori della Juventus si identifica con quella della propria famiglia; di cui ha osservato, imparato ed assorbito lo stile e le capacità.

Un uomo schietto, eppure diplomatico e strategico, come solo un torinese: bianco su nero, nero su bianco, il grigio nel suo abito di Tasmania.

 

Sapere che, come sugli aerei in caso di depressurizzazione, non si può aiutare gli altri, se prima non si è provveduto a se stessi: aver dato nuovo ossigeno alla Juventus, per poi passare la mascherina a chi può essere funzionale ad aiutare l’intero aeroplano a riprendere quota. Alleati.

Un po’ seguendo la teoria di Nash: in una situazione dove gli attori non cooperano, anzi sono in competizione tra di loro e non possono fidarsi l’uno dell’altro o accordarsi, la mossa vincente, per tutti e per ciascuno, è arrivare a un equilibrio.

Saper vedere sia vicino sia lontano: per non far succedere più i fatti del passato.

Saper portare i tifosi in una nuova casa e riaccendere il loro senso di appartenenza; annunciare legittime e condivise battaglie, per poi condurle astutamente, sottotraccia. Saper delegare, ma senza mai perdere il timone.

 

Conoscere modelli di successo e mirare a quelli come obiettivo e nuovo punto di partenza: perché la Juventus non diventi soltanto un riferimento societario e sportivo globale, ma traini anche le sue simili, rimaste colpevolmente indietro, senza distinguere tra amici e nemici. D’altra parte, i sentimentalismi sono per le riviste di terz’ordine, qualcuno ha detto.

Portaci dove vuoi. Buon Compleanno, Presidente.