Perché Praet?

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Il centrocampo della Sampdoria ha un ruolo cardine nel gioco di Giampaolo. Essendo composto – con l’eccezione di Barreto – da ex trequartisti, contribuisce a rendere i blucerchiati una squadra tanto verticale quanto propositiva, in grado di mantenere elevati ritmi all’interno dei 90′.

In effetti, il passato in zone più avanzate del campo, lo si può vedere in molte giocate di Praet, nome caldo per quanto riguarda il mercato bianconero. In effetti, il belga ha doti palla al piede sopra la media (basti pensare all’Hype venutosi a creare anni fa ai tempi dell’Anderlecht, squadra in cui è cresciuto, ha esordito e si è imposto).

 

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Gli interni (Praet compreso, quindi) sono molto coinvolti nella (fluida) manovra offensiva, col compito di buttarsi in mezzo – Quagliarella e Zapata sono bravi a staccarsi per creare loro lo spazio – e ricevere alle spalle della linea di pressione rivale. Si vede quindi elevata mobilità, associatività e interscambabilità, con Praet in particolare che copre ampie porzioni di campo muovendosi sia su tracce interne che su tracce esterne, sfruttando l’ottimo senso dell’inserimento (circa un passaggio chiave a partita).

 

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Oltre a tutto questo, però, Giampaolo richiede un lavoro tanto intenso quanto generoso in fase di non possesso. La Sampdoria cerca infatti un recupero piuttosto alto del pallone, mirando a creare una squadra corta in zona palla. Praet ha quindi il compito di andare subito in aggressione sul terzino destro quando il gioco viene allargato.

Come tutta la sua squadra, l’ex Anderlecht preferisce il contrasto all’intercetto. La sua media è di quasi 2 tackle riusciti a partita, si tratta di un giocatore che entra in scivolata sull’avversario con discreta facilità.

 

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C’è però l’altra faccia della medaglia nell’avere determinate caratteristiche di gioco e nell’adottare atteggiamenti di questo tipo. Ossia, si viene a creare parecchio spazio alle spalle dei centrocampisti, e se il recupero immediato del pallone non riesce l’avversario può risalire il campo con agevolezza. Come anche i suoi compagni di reparto, Praet è piuttosto pigro nel ripiegamento e nella corsa all’indietro. Inoltre, quando puntato, si fa saltare con troppa facilità, mostrando parecchie lacune nell’uno contro uno difensivo.

 

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Insomma, sia nei pregi che nei difetti pare in totale simbiosi con la Sampdoria di Giampaolo.

 

 JUVENTUS (?) 

 

Non è scorretto dire che Praet possegga diverse delle caratteristiche che Allegri predilige nei suoi interni di centrocampo (basti pensare alla sua tesi di Coverciano). Elevato movimento senza palla, lavoro quantitativo, bravura nell’inserimento e capacità di agire in entrambe le fase di gioco anche in zone più esterne del campo. Inoltre, per quanto prediliga giocare a sinistra per rientrare sul piede forte, Praet è abituato a giostrare anche sul centro-destra.

All’interno di una Juve che, dopo l’innesto del 433, sta mostrando qualche difficoltà nei meccanismi offensivi durante le fasi di possesso consolidato, il belga nell’immediato saprebbe rendersi utile. Dinamico e abituato a muoversi negli ultimi metri, assisterebbe i Dybala e Bernardeschi di turno con più efficacia rispetto a Khedira, dialogando nello stretto e fornendo imprevedibilità nei movimenti, permettendo così alle mezze punte juventine di incidere in zone più consone per quelle che sono le loro caratteristiche.

Inoltre, Allegri acquisterebbe intensità in fase di non possesso, e con in campo contemporaneamente sia Praet che Matuidi la Juve potrebbe approcciare anche tentativi di recupero più alto del pallone.

Ragionando, però, sulla forza e l’importanza che le larghe fasi di difesa posizionale ricorrono all’interno dei campioni d’Italia, ecco che l’impiego di Praet suscita più interrogativi. E’ tutto da vedere quanto un profilo di questo tipo sia preciso e attento nel mantenere la posizione quando la Juve sta per lunghi momenti della gara col baricentro basso, senza dimenticare l’eccessiva facilità con cui spesso il belga si fa saltare dal diretto avversario.

 

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C’è poi il rischio di esasperare situazioni come quelle avvenute nell’ultimo Cagliari-Juve, in cui gli interni si sono staccati troppo mantenendo una posizione eccessivamente alta, abbandonando così Pjanic a sé stesso e prestando la squadra a letali contropiedi rivali.

In sintesi, nella Juve 2017-2018 Praet può dare versatilità e aiutare a risolvere alcuni limiti del centrocampo a 3 (soprattutto sul lato destro del campo). Tuttavia, con il probabile arrivo di Emre Can suscita più perplessità spendere cifre importanti per un giocatore il cui livello tecnico oggi non pare di un livello adeguato per quelle che sono le ambizioni bianconere.