Da Paolo Rossi a Ventura, fino alla prossima giravolta

Niente Russia, quindi. Si potrebbe ripiegare (si fa per dire) sull’Ucraina, poco prima, ma temo sia complicato anche quello.

Niente Russia, niente serate con gli amici finalmente tutti uniti a tifare per la stessa squadra, niente della nostra classica estate ogni 4 anni, perché non abbiamo fatto un gol in due partite alla Svezia.

Un palo, diverse occasioni, un autogol, tutto vero, però rimangono zero gol e nel paese che a parole disprezza il nostro “vincere è l’unica cosa che conta”, ma nei fatti è molto più cinico e pragmatico di noi, è sufficiente per fare partire la gogna su Ventura.

Eppure, ancor prima di tecnico o presidente, il vero problema è un altro: è sempre un discorso culturale.

Premesso che, ribadiamolo, sarebbe bastato che il palo o una delle tante occasioni del ritorno entrasse per raggiungere l’obiettivo e modificare drasticamente i giudizi, va sempre tutto ricondotto al contesto generale.

 

Se ti racconti una storia per tutta la vita, alla fine ci credi davvero.

Sì, parlo a te, che commenti il nostro calcio, che nei decenni lo hai fatto diventare uno sport in cui si parla più di un presunto fallo che della bellezza di avere da noi Zidane e Ronaldo, che pensi ancora oggi che la classifica reale non valga mai, e allora serve quella del bel gioco, dei pali, dei gol nel primo tempo, serve la graduatoria senza errori arbitrali, serve spiegare, insomma, che ci sono i buoni e i cattivi, sempre gli stessi almeno finché non serve cambiare in fretta idea, compiere una vera giravolta al volo, e lì, niente da dire, sei un vero maestro.

 

Così, se sei convinto che Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea e Tardelli vincano scudetti per er go’ de Turone o il gol annullato a Graziani, che Paolo Rossi venga chiamato ai Mondiali in quanto uomo della squadra del potere, al contrario di bomber Pruzzo, fai casino per un mese, lo linci dopo la prima partita, lo linci dopo la seconda, lo linci dopo la terza e attenui i toni solamente dopo la quarta, per poi vedergli vincere Mondiale, classifica marcatori e Pallone d’oro, a fine competizione è evidente che come sempre non ci hai capito niente, ma nulla ti vieta di gioire come mai in vita tua, girare il mondo tronfio mentre in qualunque paese ti salutano come “italiano? Paolo Rossi!”. Mica lo sanno, quelli, che tu volevi lasciarlo a casa.

 

Allo stesso modo, se pensi davvero che Lippi sia l’allenatore di chissà quali intrallazzi, trionfi spesso grazie a quelli e ne chiedi l’allontanamento d’urgenza prima del Mondiale; se credi che tanti giocatori di quella finale negli anni precedenti vincessero sempre e soltanto per loschi motivi esterni; se insomma prima del Mondiale ti fai in 4 perché tu del calcio hai capito questo, cioè che vince il più losco e non il più meritevole mentre ora è tempo di fare fuori i “cattivi” dalla Nazionale, la competizione poi ti svela che hai sbagliato tutto, ma nulla ti vieta alla fine di titolare “TUTTO VERO” e fare il record storico di copie vendute. E magari di vantartene pure.

 

Se ti racconti che Conte più che un grande allenatore è l’uomo delle scommesse, che da un giorno all’altro a Cremona lo arresteranno o che approfitta di chissà quale tunnel sotterraneo per comunicare con i giocatori benché squalificato (è questo, ahinoi, il contesto), che vince perché gli avversari si scansano o perché gli arbitri non vedono il gol di Muntari (ma una marea di rigori per i martiri rivali li vedono, sempre in quell’anno), come sempre vieni smentito dai fatti, dall’unica nazionale degli ultimi anni che – pur con diversi giocatori senza arte né parte – appassiona davvero tutti gli italiani, li rende orgogliosi di dare lezioni a squadroni superiori come Spagna e Belgio, ma nulla ti vieterà alla fine di rivalutarne la figura, anzi di fingere di averla sempre apprezzata.

Eppure noi, io e te, lo sappiamo: avevi creduto ai tuoi racconti, sbagliando ancora una volta.

 

Così, se credi sul serio che Ventura abbia perso mille derby di fila non per meriti altrui o demeriti propri (o semplicemente in quanto allenatore di una squadra inferiore) ma una volta per un rigore, una per un’espulsione, una perché agli albori di un 4-0 in Coppa Italia non è stato sanzionata l’irruenza di Zaza, un’altra ancora perché Bonucci si è avvicinato troppo a Rizzoli senza venire espulso e tu ti sei imbavagliato in tv contro questo calcio schiavo dei potenti, hai preso le parti del povero cugino povero di Torino danneggiato dal Palazzo, hai pensato che davvero Ventura perdesse solo per quei motivi e fosse dunque tempo di portarlo in Nazionale a dimostrare il suo valore, il tempo dimostra che hai sbagliato pure stavolta, ma nulla ti vieta di fare la solita giravolta di scatto e scaricare sul tecnico tutte le colpe, come se fosse l’unico colpevole di quel palo, delle occasioni sbagliate, di un calcio in cui onesti giocatori vengono considerati campioni troppo in fretta.

 

Tu, quindi, hai vinto anche stavolta, perché a quanto pare Ventura non lo volevi fin dall’inizio. Così come avevi sempre creduto in Bearzot e Paolo Rossi, in Lippi e Buffon, in Conte e Bonucci.

Ora, con un’estate più libera, puoi ricominciare sereno. Verso un altro fallimento, verso un’altra giravolta.