E non finisce mica niente

Barcellona è il Medio Evo. Ognuno di noi ha probabilmente sforzato la propria immaginazione piegandola a farci dare uno sguardo od un like all’epoca del buio per eccellenza. Poi intervenne Umberto Eco e fregò i ragazzi degli ’80 immaginandolo, quel buio senza rumore, come un assatanato covo di eretici superstar e tutti i preti fuori. Per me l’oscuro è questa incazzata e un po’ miserabile nazione catalana che ha espresso una delle ribellioni più odiose e fasciste all’ordine costituito del calcio vestendola di pacchi dono: i suoi ninnoli da laboratorio, in fila per 3, dall’asilo alla bara. Ibrahimovic descrisse bene, lui che nel Medio Evo di Eco probabilmente avrebbe fatto la papessa cioè la versione clericale del gangster e ballerina by Fabio Capello: controllo ideologico prima ancora che tattico; no macchine diverse, tutti a scuola uguali; niente colpi di testa, niente teste; modestia da nani tra lor solidali, per Biancaneve il futuro autonomista di qualcosa di piccolo come loro, la region Catalogna. Tra un po’ vanno a votare per staccarsi dalla Spagna, in un referendum illegale e folkloristico ad un tempo. Spero si stacchino e prendano il mare per non tornare mai più. In alternativa, confido nel vecchio detto dei repubblicani americani più di sinistra: mandiamo le guardie, il mondo si distragga 5 minuti e Dio ci perdoni.

Perdere nel Medio Evo non è grave. Il girone è appena iniziato. E’ facile. C’è tempo. Ci sono due posti per qualificarsi agli ottavi, che è il nostro obiettivo stagional sindacale. Perdere non è istruttivo neanche salutare e non si impara nulla. Detto questo, cavarne una morale è utile per tenere a bada il masochismo imperante di parte della juventinità che ha una dannata voglia di Rivoluzione Culturale. Vorrebbero fare come in Cina. Mettere i cappelli d’asino ai vecchi professori realisti in nome dell’ortodossia modernista. Vogliono gli applausi degli utopisti come loro. Vogliono una maledetta Juve normale che di 3 pere ne prenda spesso in nome del conformismo, dell’aver ragione. Vogliono poter entrare in una chat di milanisti e beccarsi finalmente il cinque (di goal subiti) da quelli che loro considerano maestri di vita, d’Europa, di (s)figa.

Al contrario la maggioranza degli juventini probabilmente non ha altre ambizioni se non andare avanti. Gli juventini antichi, non dico veri, non ne sanno molto a parte l’essenziale. Non sanno cosa vogliono ma vogliono distruggerlo, direbbe Johnn Rotten, se ciò che vogliono non implica la continuità nel vincere, nell’esserci della Juventus. E la morale signori della maggioranza è questa: nessuna. Non è successo nulla. La squadra è forte e vincerà. Un primo tempo ottimo in cui si è giocato alla pari dell’ottimo prodotto locale. Bentancurt ha fatto il compitino più decentrato senza farsi travolgere fisicamente. Matuidi ha superato lo psico-esame di tenuta dei nervi stando al suo posto e senza quei tic comportamentali con cui ci ha abituato in campionato. Gli attaccanti hanno sbagliato a tirare. Vero. Dovranno allenarsi di più. Lo faranno. D’altronde in campionato ne segniamo a raffica. Mai come quest’anno abbiamo iniziato con il pallottoliere. Quindi è sol questione di cattiveria, come ha spiegato Pjanic che dall’alto della sua intelligenza ha fornito il responso: meno pressing, più concretezza nelle conclusioni.

Difesa ? Abbiamo un problema Sandro. Il povero Sandro ricorda sempre di più Edipo. Costui era una brava persona e aveva tutti i requisiti per fare il re. Solo che, come dice il mio vecchio amico Mauro Vandali, gli mancano sempre centesimi per diventare (almeno) un euro. Che ci vuoi fare. L’equivoco di questo social campione oramai è antico. Un buon atleta con fase difensiva Copacabana aka Gianni Agnelli trasmutato nelle cronache a monumento all’incompreso, nazionale una tantum, mezzo bravissimo e mezzo inutile, panchinato da tutti ma osannato come si fa con gli assenti, con sufficienza incorporata perché come fai a dire che non è quasi bravo, ormai alla deriva con prestazioni imbarazzanti. Urge metterlo a riposo. A lui conviene. Quando non c’è, diventa coram populo il più forte di tutti.