Allegri si reinventa nonostante il classico 442

Allegri si reinventa e se la inventa, la Juve diventa il Milan di Massaro, per una notte, la notte, quella notte. A proposito di Capello: la sua Juve aveva una presenza in mezzo, questa no, non ancora. Ecchissenefrega, se non fosse che la mutazione genetica verso il nuovo lido è ancora a metà strada proprio lì, all’altezza del cuore.

I denti sono però quelli del classico, vecchio, sporco, fottutissimo 4-4-2 in cui le abbiamo viste tutte, già viste, pesanti come un b-movie di maniera proposto sulle tv locali. I denti del marpione che non sopporta le grandi produzioni, che sa che le pay-TV non può ancora permettersele. Una squadra bavosa, odiosa, che mette la propria ombra sul campionato.

Tutte quelle cose, con quel risultato, secondo successo al San Paolo dal 2000 a oggi, entrambi firmati Allegri, stadio con una storia avversa e controversa. Cose così: dalla zampata di Higuain alla sparizione di Higuain, Asamoah che non supera il centrocampo, De Sciglio che ne sbaglia una sola ma è grossa, Pjanic inibito e stordito, Buffon c’è ma non trattiene, Khedira che è Tutankhamon, Douglas follia pura ma nel bene in quella che è la vittoria del male.

Male: il cosiddetto gioco, la ferita sul campionato, i però che si leggeranno, i nervi degli italiani fino all’Inter. Il male è anche questo: spegnere la luce all’avversario che va a caccia, sedersi in un angolo, vederlo brancolare, esaurirsi. Poi uscire, tornare a casa, rivalutare tutto dal giorno dopo.

Intendiamoci: la casa sono gli ottavi di Champions e lo Stadium, dove ci saranno le prossime due di un male collettivo pronto a trasformarsi ancora. E nessuno immagina in cosa.