Lettera a mio figlio juventino

 
Caro figlio/a mio, so che il tuo tifo per la Juve è nato dall’affetto che hai per me, dalla gioia di condividere dei momenti con tuo padre, così come è stato per me con mio padre e per lui con il suo.

So che patisci l’odio che abbiamo intorno.
Purtroppo è un peso che dobbiamo portare.

Quando persone che conosciamo più o meno bene si sentono in diritto di darci dei ladri anche se non abbiamo mai rubato nulla in vita nostra; persone di ogni genere, stupide, intelligenti, magari anche violenti, o ladri, quelli veri, ce ne sono tanti, che senza nemmeno conoscerti, o anche, cosa più grave, conoscendoti, ti diranno “ladro” e rideranno sguaiati dall’alto della loro superiorità, della loro purezza.

Quando a un’importante sconfitta della nostra Juventus andranno in piazza a festeggiare, sbandierando il loro livore e il loro odio come un valore.
Ma tu non odiarli, compatiscili solo. Odia i razzisti, piuttosto, non chi tiene a una squadra di pallone che non è la tua.

Puoi provare a parlare, con queste persone. Puoi dire loro che sai bene della sudditanza psicologica, che esiste, davvero; ma è nei confronti delle squadre ricche, quelle delle città metropolitane, e non solo della nostra squadra. Che non è una cosa bella, e preferiresti non ci fosse. Che speri si riduca con la tecnologia e la moviola in campo.

Non stupirti però se non ti ascolteranno. Se ti aggrediscono, difenditi. Se un milanista ti darà del ladro, potrai rispondergli che la sua squadra è stata coinvolta in tutti i principali scandali del calcio. Se te lo dirà un interista, potrai raccontagli della differenza tra assoluzione e prescrizione. Anche il loro Santissimo Triplete, ahimè, non è così immacolato, se ne parli con un tifoso del Barcellona.

Se ti parleranno del patto degli Agnelli con i politici per favorire la nostra squadra, chiedi loro delle scie chimiche, o della vera storia dell’abbattimento delle Torri gemelle, e sapranno darti illuminanti risposte anche su quegli argomenti. Sempre accompagnate da prove incontrovertibili.

Ma poi, figlio mio, chissà se ci credono davvero.

Se ti parleranno di Moggi, non avere problemi ad ammettere le sue colpe: forse la nostra Juventus avrebbe potuto pagare più duramente, certo. E lo scudetto l’avrebbe meritato il Chievo, la prima squadra davvero innocente.

Se ti diranno che la Juventus ha sempre vinto per i vantaggi arbitrali, puoi ben capire che hanno sospeso l’applicazione del raziocinio, e nemmeno tenta di dire qualcosa.

Sarebbe inutile elencare i nostri campioni e le nostre squadre fortissime.
E anche le nostre sconfitte.

Se ti diranno che la Juventus non vince in Europa -eh, come mai?- potrai sempre far notare che ha vinto tutte le coppe europee, e che ha fatto molte, molte finali. E le finali, quelle sì, molto più dei campionati, si perdono anche solo per un particolare, compresi gli errori arbitrali a sfavore. Ma per arrivare in finale devi essere tra le più forti.

Ma sappi che non ti ascolteranno. Oppure lo faranno per un istante, poi si dimenticheranno e riproporranno i loro slogan, sempre uguali.

Se mostrerai loro dei torti arbitrali contro la Juve, assisterai a uno strano fenomeno, una disfunzione sensoriale che impedirà loro di vederli, appena riconosciute le strisce della maglia. Non avrai alcuna giustizia, alcun trattamento paritario da loro. Se qualcuno, miracolosamente, non fosse colpito da questa disfunzione, ti risponderà che è solo una goccia nel mare centenario dei favori. Ma se tu mostrassi decine, centinaia di casi di questo genere, la risposta sarebbe sempre uguale, perché il Peccato originale del favore arbitrale non potrà mai essere sanato.

Qualcuno, più illuminato, ti dirà che la Juventus è il simbolo dell’arroganza del potere e dell’ingiustizia nel mondo. E allora, potrai rispondergli: per combattere contro il potere, contro l’ingiustizia del mondo, pensi bene di dare del ladro a ragazzi che vanno a scuola, operai che vanno in fabbrica, impiegati che vanno in ufficio. E in questo modo pensi di aver fatto qualcosa di buono. Certo, è più facile così che impegnarsi nel sociale, e cercare di combattere non i presunti simboli dell’ingiustizia, bensì l’ingiustizia stessa, quella vera.

Insomma, figlio/a mio/a, se riesci a sopportare tutto questo, se ancora ugualmente ti diverti nonostante le periodiche accuse di esser ladro, continua a essere juventino/a.

Se invece tutto ciò è troppo per la tua sensibilità, se ti senti vittima di un’ingiustizia, allora, sai che ti dico, il mondo è splendido, e anche ingiusto, ma splendido: gioca al calcio, leggi libri, guarda film, ascolta musica, fai politica, impegnati nel sociale, innamorati, e dimentica questo patetico teatrino del calcio italico.

Perdonami, perdonami davvero per avertelo fatto conoscere.

 

Di Giovanni Bertoldi