La Triplice mattanza-3

 

Ricomincio col primo se Troisi fosse della Juve. Se Troisi e tutta la sua intelligenza avessero deciso di stare dalla parte giusta, quella dove si bada all’essenziale (libertà e non farla lunga sulla vita), ieri sera sarebbe stato col mio amico Antonello Angelini e la sua splendida moglie che saluto entrambi a impiegare al meglio il resto del tempo che gli rimaneva. O il resto dell’eternità che lo affligge se nonostante la Juve e le eccitanti prospettive di superare la fine fosse morto lo stesso.

Quello di ieri più che un successo è un supporto. L’ambiente si era un po’ sfaldato. E non parlo solo dei tifosi. Anzi. Che poi questi poveri tifosi da quando i social li hanno resi protagonisti 24 h 24 sono diventati dei facili bersagli. La tua squadra arranca ? Dalli al popolo che capisce poco, si arrende a cazzo e non è degno di me. I tifosi una volta erano solo quelli che andavano allo stadio e cacciavano il grano. Venivano giudicati spesso bene perché il danaro non basta mai e perché specie quelli juventini di fondo non erano colpevoli di nulla. Oggi siamo al commento su Facebok che certifica il collasso di una fede, alla foto su Twitter che autorizza disaffezione e a 4 like che significando il contrario non dicon che No. I giornali si fanno aggratis in una stanzetta con le marchette periodiche diventate atomiche non per incidenza quanto per unità di grandezza più simile all’atomo che a un petardo e il redattore di turno, il Fasano dei suoi anni peggiori quelli prima dei 30 e con la voglia di diventare ricchi e spietati cambiando montatura d’occhiali, a ingozzarsi non di quattrini ma di eccitati sensi di colpa dei poveri omini sull’Internèt. I tifosi oggi parlano sempre,hanno colpa di tutto. L’ecosistema juventino non fa eccezione. Sembra la guerra civile spagnola. Quando stalinisti ed anarchici si fucilavano a vicenda a ogni goal sprecato dalla loro fazione. Scomuniche se ne officiano tante al dì, ogni juventino vorrebbe per sé una compagnia ristretta di like e come massimo di partecipanti solo se stesso. Le squadre nel frattempo festeggiano anche gli intermedi tanto c’è la telecamera ovunque e i presidenti sono pischelli che ti fan compagnia anziché la zia. Gli allenatori sono quelli più avvantaggiati da questa deresponsabilizzazione strisciante e ne approfittano vigliaccamente allargando lo zoo di buffonate tramandate dagli avi con battute, sketch, litigi e fumetti in tv. Quello quando va bene. Quando va male fanno le analisi econocazzistiche. Il momento più brutto in tal senso fu credo un paio di anni fa: Benitez, si schiarisce la voce, tutto in cuperosa con una barbetta rada e solo sotto al mento da far vergognare un maiale, d’improvviso parte con un “Ora vi spiego la differenza tra costi e ricavi, entrate e uscite”. Ce lo spiegava lui, al paese di Machiavelli e che ha inventato la partita doppia, uno spagnolo che scrive gli appunti su due calci in croce e si conserva un archivio di questi deliri, ci spiega la sottrazione col pelo a riccio da mal lavato, le chiazze in volto e con le esse ovunque. Un delirio. Questo perché nessuno ha più colpa di quel che succede sul campo di gioco. Nessuno. Tranne il povero cristo sui social che con una bestemmia sul cellulare si ritrova a testimoniare macché a provocare la disgregazione storico morale di un ambiente altrimenti coeso e immune da cazzi.

Juve ieri sera cinica, diventata cinica come Better call Saul. A dire il vero un inizio da macchine tozzi tozzi. Quegli assetti beoti con gli esterni altissimi, i carri armati sparpagliati per rimorchiare fighe, insomma le Juve che avremmo avuto se avessero vinto i Rovati, i Più grande Ricchiuti e tutto il giro del condominio pop anziché i Ricchiuti, gli Allegri e i loro desolanti e inesorabili giri razzie d’Italia. La Juve sit com: quella che si impantana senza idee perché vuole entrare con tutta se stessa in porta, quella che vuole dare l’anima al Diavolo intellettuale anziché il nome e l’immagine ad una catena di macellerie. Inizio è andata così, male, molto male. Difatti stavamo beccando e giustamente. Poi per fortuna o meglio volontà della Provvidenza cioè quando Dio ti fa credere che dipenda da lui mentre invece continua ad essere merito tuo la natura fondamentalmente da flaianico bisogno sfrenato di ingiustizia di questa compagine ha avuto ragione. Ricchiuti style: ripartenze, due tocchi due, se scende Alves sta su coso, se coso va in difficoltà in difesa (difende come la mamma di Aldair delle barza di Cassano, a cosce aperte), lo si raddoppia. Piazzati e centrali che salgono banalmente a segnare. Cose semplici, storicizzate come esatte, vincenti. Lo stesso Real fa i goal come quello di Bonucci. Mica scindono l’atomo a Madrid. Quando gli serve portare a casa la cl, van di vecchiume pratico pratico pure loro.

La Coppa Italia serviva a ridare fiducia ai calciatori, fiducia non nel senso morale e psicostocazzo del grande prato dell’amore di Gianni Morandi, fiducia nel senso che la memoria dei muscoli ora ha un link in più per buttarsi nella mischia senza calcoli e rispetto. Higuain meno. Il solo Higuain ha giocato male, ha sbagliato tutto, merita voti bassi e panca col Crotone. Non è uno stallone come credevano quei fessi di napoletani troppo intelligenti per apprezzarsi sul serio. Non è l’eroe al galoppo, non è il frustino in punta a un coltello come Manzo. Non è poi certo la bimba argentina prima al concorso di canto prima ancora qualcuno inventasse un concorso di canto. Higuain è roba altra. E’un vermone tendente allo sbraco e per rendere deve ripartire ogni volta daccapo perché così può strisciarsene in pace. Si nutre della sua bava credendo di produrne una. E invece non ne fa e allora gira in tondo e gira e rigira cercando il sentiero verme-pollicinesco che credeva di aver creato sbavando. Non lo trova e d’improvviso lo vedi correre male da chiatto sui talloni, disperato quasi quanto uno arrivato tardi di domenica sera e col mangiare sullo stomaco a tifare Juve dopo una vita di placida attesa, uno stile da desideroso di rifarsi con le stesse speranze e l’umorismo crudele degli altri dei due capitalisti che in Una poltrona per due vogliono riaprire le macchine delle contrattazioni con due fogli e un infarto in agguato per due, una roba massiccia e incazzata però in fondo fatta di sugo, una roba non da turista tedesco ma da panino zozzo mangiato dal turista tedesco. Lo vedi sbocconcellarsi da solo in modo indecente, calcolato oramai da pochi, odiato da tutti. Poi il verme che ti fa: ne approfitta. Segna. E’ l’indifferenza il suo scenario di caccia, per niente l’amore. Segna. Non lo fa da opportunista à la Inzaghi: se lo facesse sarebbe coerente. Lo fa da gentiluomo di campagna, con tecnica di altri tempi e dal sapore di buono. Un intruso inaspettato, il tipico verme. Segna. Ieri no. Ieri si è fatto solo odiare. La Lazio sparring partner ideale, né troppo brava né troppo scarsa, compagna di giochi di questi nostri anni felici nei panni della eterna, fedele vittima nostra. Ieri sera di tutti tranne uno.

La Signora è stata perfetta. E’ incinta di un vero Triplete. Ha solo un difetto. E’ incinta ancora pochissimo.