Juve blindata con tre nuovi ministri della Difesa

Szczesny

E’ emblematico che nella prima parte di stagione, quando una Juve fragile e senza equilibri arrivava a beccare 14 gol in 10 gare in A oltre ai 3 gol presi in Supercoppa dalla Lazio e in UCL dal Barcellona, l’analisi più ricercata e sopraffina di opinionisti, tecnici-tattici, e giornalisti/giornalai era: “colpa della cessione di Bonucci“, il quale intanto spostava equilibri nei vari esperimenti a 3-4-5 del Milan di Montella. Altrettanto emblematico (della competenza degli stessi giornalai) che una delle strambe soluzioni proposte era stato quel “Matuidi centrale” (Gazzetta) ai limiti del surreale.

Era ovvio invece che quella vulnerabilità, che si accompagnava ad una iper-prolificità offensiva, era dovuta ad un 4231 non più sostenibile, per vari motivi, tra i quali, in modo grezzo, 3 principali:

Scarse condizioni psico-fisiche, tipiche delle squadre di Allegri tra Agosto e Novembre, ovvie e legittime poi in una squadra reduce da una finale di Champions (persa) e dall’ennesima stagione di trionfi in patria;

Scarsa propensione a sacrificio e iper-dinamismo necessario al 4231 dei due “adattati”: Mandzukic e Khedira, entrambi impressionanti nel finale della stagione precedente in quei ruoli;

Scarsi automatismi dei 4 di difesa (Bonucci era stato onnipresente per 6 anni) con i centrali a cui veniva richiesta un’aggressività e una frequenza di anticipo inedita, che ruotavano attorno ad un Chiellini in gran forma ma troppo presenzialista e con esterni opachi (Sandro), arrugginiti (Asamoah), logori (Lichtsteiner), rotti e timidi (De Sciglio).

Che il ritorno al 43-poi-si-vede sarebbe stato fondamentale per trovare equilibri difensivi l’avevamo scritto in tempi non sospetti dopo la trasferta di Bergamo (e prime dei ko con Lazio e Samp).

La tabella psico-fisica di Allegri (il nostro torneo inizia dopo gli spareggi della Nazionale) ha dovuto attendere l’ultima scoppola di Genova (3-2 seppure dopo un ottimo primo tempo) per far scattare inesorabilmente quello switch al centrocampo a 3, che era invece fallito contro la Lazio (ma con Bentancur nel cuore del trio e Barza accanto a Chiellini).

E’ interessante notare come i due lampi di Immobile abbiano ritardato di un mese il passaggio al 433, con Allegri che già nella ripresa era tornato al 4231. La squadra non era pronta, gli uomini non lo erano, la caselline del 433 stridevano e scricchiolavano ancora e, aldilà della traversa regalata ad Higuain da Strakosha (che avrebbe sancito il 2-0 e forse l’epilogo della gara), effettivamente “quel” 433 non aveva affatto convinto.

Dopo la Samp invece con 3 fissi in mezzo (la difesa è passata sia a 4 che a 3 con Sandro alto o De Sciglio bloccato a cambiare numeri e assetti) la Juve ha subito 1 rete in 12 incontri, 8 di campionato e i 4 scontri di Coppa che ci hanno fatto regalato gli ottavi col Tottenham e la semifinale con l’Atalanta.

1 gol in 12 gare è strabiliante. Dà una proiezione di 5 gol subiti in stagione. E che gol! Quello da 30 metri di Martin Caceres, scivolando, con la rabbia di un ex che ci ama e odia, guarda caso quando eravamo passati a 2 in mezzo e dopo un errore con passaggio in orizzontale Matuidi-Khedira.

Ci siamo salvati a volte per il rotto della cuffia (Florenzi ed il leggendario Schick o l’ancor più leggendario “mani” di Bernardeschi), ma la svolta nei numeri è pazzesca (con l’ovvio calo anche dei gol segnati) tra l’altro in un ciclo ostico con gli scontri diretti con Napoli, Inter e Roma (e i turni decisivi o a eliminazione delle Coppe).

Ma spiegare questi numeri col solo rinfoltimento a centrocampo che protegge meglio gli spazi davanti ad una difesa che può esercitare meglio la propria aggressività sarebbe riduttivo. Già solo il fatto di aver piazzato Matuidi nel “suo” ruolo di interno sinistro (non caso il francese ha subito realizzato 2 gol tipici del suo repertorio) consente alla Juve un’aggressività e un recupero alto e immediato del pallone con un pressing altissimo quasi sconosciuto negli ultimi anni (nelle prime gare quando Blaise pressava alto i compagni non lo seguivano lasciando così voragini nel centrocampo a due).

Aldilà di un Blaise in gran spolvero sono 3 i protagonisti della svolta:

Woijciech Szczesny: Acquisto strepitoso e sottovalutato, 1 gol nelle ultime 7 gare (come l’unica vocale nel suo cognome), dopo la gaffe col Benevento, ha cominciato a portare punti sonanti, prodezze contro la Roma, in Grecia e contro il Cagliari. Il dopo-Buffon che da vice diventa già presente, senza avere né il peso dell’eredità che avrebbe schiacciato un giovane italiano, né lo scotto dell’esordio in A che avrebbe avuto un altro portiere. 12 milioni più 3 di bonus per un portiere di 27 anni tra i migliori al mondo.

Medhi Benatia: Strepitoso, dominante, ipertrofico, titanico. Altro “acquisto” micidiale e tremendamente underrated. In questo momento Benatia è tra i migliori centrali in Europa, probabilmente il migliore in quello che questa Juve richiede: l’anticipo. Benatia in questo momento anticiperebbe tutti e tutto, anche il finale delle prossime stagione del trono di spade e con Chiellini forma una coppia iper-aggressiva la cui rappresentazione plastica è stata il gol contro la Roma, in cui i due spadroneggiano nell’area di Fazio e company. Medhi spiega così il suo boom: l’anno scorso giocavo meno perché la BBC era più forte di me e col mio fisico ho bisogno di giocare con continuità. Stop. 17 milioni per un giocatore bollato come “rotto” e “logoro” se non “normale”.

Mattia De Sciglio: normale. Di quella normalità di cui la Juve aveva bisogno dopo un’estate di sfottò da parte dei milanisti, e di cui il giocatore necessitava dopo anni tormentati. L’accostamento al più grande terzino destro degli ultimi 10 anni (Dani Alves) che ricopriva quelle stesse zolle aveva dato i brividi ai tifosi bianconeri e personalmente continuo a ritenere De Sciglio solo un discreto elemento duttile di cui la Juve può servirsi non come titolare. Eppure l’onesto Mattia è stato un upgrade decisivo rispetto a Lichtsteiner per la manovra dal basso e si è dimostrato anche non tragico (tutt’altro) contro spauracchi come Insigne e Perisic. 12 milioni per quello che 4 mesi fa era considerato un NON giocatore.

Ecco. 42 milioni per i 3 nuovi ministri della difesa. Più o meno il costo di quel Leo Bonucci che tanto ha dato alla causa bianconera e tanto aveva lasciato tifosi (e giornali) nel panico di una Juve vulnerabile con una solidità difensiva da vuoto pneumatico.

A distanza di 6 mesi vi chiedo: signori, rifareste cambio tra il fustino Bonucci e i tre fustini Szczesny, Benatia e De Sciglio?

Poi ci sarebbe da sistemare meglio quei 6 davanti nei 3 ruoli che restano, ma questa è un’altra storia. Probabilmente LA storia del 2018.