Juve 2017: tutto, niente, normale

 

Un incantevole difetto quello dell’abituarsi al tutto bello. La Signora saggia esige il massimo da sé, la concorrenza da poco attende il massimo da Lei. La quotidiana discussione tra ragazzi, uomini ed anziani: avere voglia di vedere ed ottenere tutto, presto, finché possibile, mettere il turbo alla vita perché si sa mai cosa può accadere. La Juve decide quando fare a meno di…Perché può, non perché deve. Non è ancora tempo di accontentarsi, perché non è ancora tempo del “Ho tutto” e del “Quando sei in cima, puoi solo scendere”.

C’è chi dice di sapere ogni cosa e, in realtà, questa è l’unica cosa che sa. Non c’è distanza siderale tra chi si allontana da tutto e chi desidera tutto, s’intendono; pensare male è anche pensare al suo rimedio. Il segreto è stupirsi continuamente. Pensare semplice, eseguire semplice, conquistare il complicato. Tutto normale: tutto è cambiato, tutto è rimasto come era. Ammiriamo un team che pare vincere senza affanno, ma la percezione è completamente sballata: questo gruppo ha assimilato la sofferenza, sa soffrire tutto, dunque è in grado di osare tutto.

 

Tutto può accadere nella vita, soprattutto niente
Michel Houellebecq

 

La sconfitta contro la Roma è stato un capolavoro d’immaginazione: non è facile concepire il tutto nel nulla e, soprattutto, c’è niente di più potenzialmente pressante. La sensazione dell’inevitabile nemico, la paura che spira contro. Aria di nulla. Un grande sforzo nel costruire ipotesi, argomentazioni, tesi, quando poi la realtà è niente di tutto quello. È vero che la vittoria non è così bella quanto è brutta la sconfitta, specie quando questa accade quasi mai; la soddisfazione immensa e l’attrazione dell’abisso. È tutto così normale, non come quei mitici e giocoforza infecondi 102 punti.

Alda Merini diceva che la normalità è di chi è senza fantasia e che non si può decidere chi/cosa è normale. Alla Juve non interessa meravigliare, interessa ripristinare. Tutti cercano la normalità, tutti, eppure si innamorano della follia; perché fare pazzie è molto più leggero che fare la scelta giusta. La vera rivoluzione è normalizzare. Perché oggi il normale è la rarità: oggi il ragazzo educato, fine e senza tatuaggi è il diverso. La gente si lamenta della routine perché è mai stata colpita dal dolore che poi, quella normalità, la fa amare.
Normale perché senza sforzo. Virtuoso. Speciale. Se ti considerano anormale, probabilmente sei demodé; se ti considerano semplice, probabilmente sei geniale. I “soldatini” di Cassano sono l’inconscio emblema dell’enorme quantità di energia che, invano, molti profondono per essere normali.

 

Spesso è una grande vittoria saper perdere al momento giusto
Francesco di Sales

 

La Juve non è solo la potenza e l’insegnante, è il miglioramento di sé stessa. È forte. Perché è stata ignorata, derisa, combattuta (lealmente e non) ed ha vinto. Questa “è l’unica cosa che conta”, non quelle teorie del tutto e del niente. Basta guardarla, basta guardarli. Si riconoscono sùbito: quelli che giocano bene e strepitano contro quelli che sanno come giocare e vincono. La Juve è migliore perché ha imparato l’arte quando ha perso, invece di piangere, stravolgere, ricominciare da zero con fiducia effimera.
Mai recriminare e pure mai crogiolarsi. Quando sei in alto, non è più soltanto un gioco. La bellissima vittoria, la pericolosissima vittoria; la bruttissima sconfitta, la utilissima sconfitta. La caparra del trionfo. Allegri come grande uomo politico: concilia l’intelligenza con l’applicazione; non gli occorre guardare la meta per vedere quando e come è raggiungibile.

Ovviamente, anche in casa nostra abitano la superficialità e la follia; non ovviamente, il cocktail che ne deriva è il tipo ideale. E se la Juve fosse essa stessa la follia? No, non è così, non può essere. “Non si può avere tutto. Voglio dire…Dove lo metteresti?”.