Io, me e Messi

Un titolo per ogni anno di nascita. Questa frase, da sola, basterebbe a descrivere la carriera del calciatore più forte e popolare degli ultimi dieci anni, e forse di sempre.

Quando nascevo, Leo Messi aveva imparato a camminare da poco più di un anno – molto probabilmente – e quasi 30 anni dopo, la sua bacheca, ammesso che in casa ne abbia una, resta comunque una delle più affollate del mondo. Nella mia, di camera, per esempio, troverete solo un triste premio, assegnato dagli amici, per il miglior dolce della serata (credo fosse una banale ciambella alla vaniglia) e una targa commemorativa, consegnatami nella mia vecchia scuola, per celebrare l’ottima carriera scolastica durante i tre anni delle medie; in quella del calciatore del Barcellona, invece, uno che, volendo, avrebbe potuto far parte della mia comitiva di amici, ben 29 titoli – lasciando da parte i cinque palloni d’oro –, uno, per l’appunto, per ogni anno di nascita. Solo che Messi è dell’’87 e tra poco più di due mesi compirà 30 anni, il che vuole dire che il palmarès dovrà quanto meno aggiornarsi per essere in linea con la cifra anagrafica. Ecco, se così sarà, speriamo che il trentesimo titolo arriverà solo ed esclusivamente in terra spagnola.

Ma qui la questione è un’altra e ha direttamente a che vedere con la forza iconica e popolare dello stesso Messi, la cui capacità di penetrare nella memoria collettiva di un’intera comunità è pari solo a quella di un altro celebre argentino il cui nome, guarda caso, inizia sempre con la M. Non starò qui a sdilinquirmi e sdilinquirvi elencando le straordinarie abilità calcistiche del giocatore – ché di queste non bisognerebbe mai scriverne ma solo goderne guardando in loop le immagini – o ad annoiarvi scrivendo che se entri così prepotentemente nelle abitudini popolari di una comunità, soprattutto di quelli che il calcio non sanno neanche cosa sia e non l’hanno mai seguito, vuol dire che se già un pezzo di storia mondiale. E Messi lo era già dieci anni fa, quando di anni ne aveva 20, mentre la sottoscritta tentava di imparare un parcheggio “di culo” quanto meno decente. Scriverò, infatti, della sua bravura e della mia inadeguatezza.

Sarà che la professione del calciatore è un mestiere per giovani, uno di quelli in cui si dovrebbe maturare presto, sarà anche che quando un talento così prepotente si manifesta, non rimanerne travolti è quasi impossibile, ma io Messi lo odio – è un’iperbole, perdonatemi – lo odio come si può odiare un coetaneo baciato dalla natura, così bravo da aver bruciato tutte le tappe e averti fatto rendere conto che quando Abatantuono in Turnè affermava che quelli bravi la fila non la fanno, aveva perfettamente ragione. E lo odio ancora di più – è un’altra iperbole, perdonatemi nuovamente – perché spesso Messi ha l’aria di uno che sembra essere passato di lì per caso, uno che pare stupirsi da solo del suo stesso talento e valore tecnico, (aspetto che secondo me manda in bestia anche e soprattutto Cristiano Ronaldo, ma questa è un’altra storia). Messi sembra, e sottolineo sembra, un trollatore seriale.  Il ragazzetto della porta accanto, apparentemente indifeso e senza particolari qualità, che, con un pallone e due piedi buoni, ti fa finire qualsiasi tipo di aggettivi.

Tutto questo perché quando hai la mia età, e quindi hai superato i 25 anni, i tuoi coetanei diventano il metro di misura, soprattutto quelli ricchi, famosi e bravi, della tua carriera professionale e della tua bravura (in cosa bene bene ancora non lo so, tenterò di scoprirlo): “Guarda, quando passava in prima squadra al Barcellona io mi arrovellavo dietro la tesina degli esami di terza media”. Era il 2004 e l’anno prima avevo visto la Juve perdere una Champions League ai rigori contro il Milan in un triste albergo della Capitale, mentre gran parte dei miei compagni di classe era andata a lanciare monetine nella Fontana di Trevi. Lui gioiva, io ancora piangevo. 13 anni dopo la realtà è ancora più atroce perché Messi di coppe con le orecchie ne ha portate a casa quattro e io invece sto ancora a zero. Un parziale atroce, così com’è stata atroce madre natura.

Quindi sì, io Messi lo odio. Lo odio perché si è messo in mezzo un’altra volta. Lo odio perché è il più bravo tutti e non fa altro che ribadirlo tutto i giorni.

I più bravi la fila non la fanno? Eh, ma la nostra quand’è che finisce?