Il Partito dell’Odio

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La solita italietta del partito dell’odio, in profonda crisi di astinenza, aspettava famelica al Var-co la prima occasione buona per ricominciare col suo sport preferito: l’insulto gratuito e la mistificazione dei fatti. E’ un “partito” trasversale che guarda con simpatia all’Italia anti-juventina “a prescindere”. Si muove sui giornali, sulle radio, in tv. Si agita sul web e su tutti i social. E’ crossmediale. Accarezza gli istinti più bassi delle sterminate platee anti-bianconere. Li solletica, li sollecita. Qualunque cosa per qualche ascoltatore in più. Qualunque titolo per qualche click in più. E così, già dopo il derby, tutte le testate web, radio e tv erano lì ad abbeverarsi alla fonte frizzante della Gazzetta che aveva “svelato” in rete l’imminente punizione per l’arbitro Doveri e le sue imperdonabili negligenze di Coppa Italia: stop punitivo per un turno nel Befana-Day di Campionato. Ah, le fonti. Andando a sbirciare sul sito dell’Aia, non era troppo difficile leggere che lo stop invece era un normale turno di riposo deciso alle 17 e 03 di mercoledì, qualche ora prima del derby. Ma ormai, splash, la “notizia” era stata rilanciata da tutti alla velocità della luce. La precisazione invece (la verità), ha fatto fatica a trovare spazio. Guarda un po’ il caso a volte.

Ma il clou lo si è raggiunto nelle ore che sono seguite al match con il Cagliari. Il possibile rigore per i sardi non è colpa da attribuire all’arbitro o al Var, ma direttamente alla Juve, senza se e senza ma. Juve che -come noto- “rubba“. Pur avendo finora subito, carte alla mano, una lunga serie di torti grazie a sviste elettroniche e non: spariscono come d’incanto gli errori di Genoa-Juve, il mancato rigore col Sassuolo, le discutibili decisioni a Bergamo, gli errori clamorosi con l’Udinese, il silenzio del Var sul possibile rigore contro la Samp, il gol dei blucerchiati probabilmente viziato da un fallo, il mancato rigore contro il Bologna, il silenzio del Var sul fallo di Alisson su Higuain in Juve-Roma. La Juve riconquista subito il cuore degli italiani come madre di tutti i mali del calcio. Un ruolo che molti amano, perché è rassicurante in fondo. Semplifica le cose. Loro sono “il male” assoluto, il demone da combattere. Se gli altri non vincono, non è mai per demeriti o limiti, ma sempre e solo perché c’è una zebra che trucca le carte allo zoo.

La crisi di astinenza offusca anche l’udito, oltre che la ragione. E così il fatto più grave della partita, e cioè il comportamento di gran parte (sic) dello stadio nei confronti dei giocatori della Juventus (prima tra l’altro dell’episodio discusso) sparisce dalle cronache: cori razzisti vergognosi e continuati nei confronti di Matuidi che resta scioccato, fischi assordanti a Dybala che lascia il campo in lacrime per uno stiramento, fischi e ululati contro Chiellini che sanguina dopo una botta in testa, e financo il coro “devi morire” nei confronti di Khedira che è in terra quasi privo di sensi dopo una botta terrificante e deve lasciare il campo. Uno spaventoso esercizio di odio di cui si accorgono anche all’estero, l’ “Equipe” su tutti, ma in Italia nessuno dice nulla, ad eccezione di Roberto Renga che twitta il proprio disagio. Insultare e aggredire chiunque profumi di bianconero è ormai “sport” (sic) nazionale, autoassolve dalle proprie colpe, e nasconde i limiti dei propri club. E’ un rito liberatorio e forse fa bene alla pelle, chissà. E poi consente visibilità a qualche giornalista caduto in disgrazia, che sui social aizza, provoca, in una folle caccia al click. Insomma il povero Leo Longanesi quando diceva che l’unico “padrone” di un giornalista dovrebbe essere il lettore, non intendeva esattamente questo. Ma la crocifissione mediatica della Juventus di queste ore presenta anche toni divertenti e bizzarri. Utili a sdrammatizzare. Ma attenzione però. Non sottovalutiamone gli effetti. Perché quando questa onda di odio assurdo e gratuito sospinta e foraggiata da media irresponsabili a caccia di ascolti e click tracimerà in qualche gesto orribile da parte di qualche imbecille, mi raccomando, tutti a scrivere che “si è esagerato”, e che “occorre smorzare i toni”. Forse bisognerebbe cominciare a vergognarsi fin da ora. Finchè si è in tempo.

La Juventus non ha preso bene il titolone a nove colonne in prima pagina del quotidiano ‘Il Roma’, il club bianconero valuta la querela.

VAR o non VAR, ci risiamo: le polemiche arbitrali non muoiono mai in Serie A. Il presidente del Cagliari Giulini ha addirittura parlato di “campionato falsato” dopo il rigore non concesso ai sardi contro la Juventus per il tocco di mano di Bernardeschi in area bianconera.

Una vicenda che ha avuto una coda non solo negli animati dibattiti televisivi, ma anche il giorno dopo nelle edicole, col quotidiano napoletano ‘Il Roma’ che ha titolato in prima pagina sulla fuga azzurra assieme alla ‘Rubentus’.