Il panico Bonucci

Come ogni anno, quando si parla di cessioni, il tifoso della Juve va nel panico. La prospettata partenza di Bonucci sembra avere un effetto depressivo anche superiore a quello che hanno avuto Vidal, Tevez, Morata e Pogba, e non era facile. I più disincantati dicono al più “pazienza, andiamo avanti, se vuole andare che vada”. Non c’è uno (almeno non ne ho sentiti io) che ritenga l’operazione sensata dal punto di vista della Juve. Vi spiego invece perché per me l’operazione non solo non è un dramma, ma è invece strategicamente intelligente.

Considerazione numero 1: la Juve ha troppi difensori centrali. 5 difensori centrali, tutti forti, oltre a uno dei giovani più importanti del panorama italiano (Caldara, che poi ha 23 anni ma qui pare un giovanissimo), che lasciamo in prestito per sovrabbondanza nel ruolo. 5 difensori significa che Barzagli, a meno che non faccia il terzino come nel finale dello scorso anno (ma compreremo un terzino di ruolo oltre a Lichsteiner), non gioca mezza partita, e che uno fra Benatia e Rugani gioca solo in casi di emergenza. L’anno scorso, con la squadra che partiva con un modulo a tre difensori, aveva senso tenerne 5 in rosa, quest’anno no. Possiamo tra l’altro iscrivere solo 23 giocatori in rosa per la Champions League, 3 portieri e due per ruolo di movimento, usarne 5 per il ruolo che tipicamente ha meno bisogno di cambi mi sembra decisamente poco razionale.

Considerazione numero 2: se ha abbondanza dietro, la Juve ha invece bisogno di diversi giocatori in altri ruoli. Un portiere, visto che è l’ultimo anno di Buffon, un terzino a destra, visto che Alves ci ha abbandonato, un centrocampista, visto che a detta di tutti è il ruolo in cui abbiamo minore qualità, 2 o 3 giocatori davanti visto che con il cambio modulo ci siamo ritrovati corti, e visto che abbiamo Pjaca infortunato a lungo. Per ora ne abbiamo comprato uno, forse due se confermano Schick. Le cifre le vediamo tutti quali sono: 46 milioni per Costa, 30 per Schick (lasciamo stare se le formule iniziali sono di prestito, ovviamente si parte con l’idea di confermarli e quindi comprarne il cartellino), per Bernardeschi si parla di 40, cifre simili per la maggior parte dei centrocampisti. Ecco, la Juve non può fare a cuor leggero un mercato da 150 e passa milioni di Euro. Se le cessioni si limitano a Neto, Lemina e Rincon, un investimento netto di 150 sarebbe già un miracolo. Senza contare gli stipendi che salirebbero in maniera importante. Ci troveremmo con più giocatori di quanti non possiamo iscriverne in lista, con un investimento record sui cartellini, con un monte stipendi fuori controllo, compromettendo seriamente la capacità di rimanere competitivi nel tempo. La Juve ha ricavi ricorrenti – in un anno normale di Champions – per circa 370 milioni. Quest’anno sono stati di più, oltre 400, per via della finale Champions, ma bisogna ragionare su situazioni normali, non eccezionali. Ne ha circa 120 di costi, esclusi i costi per gli stipendi dei calciatori (e gli ammortamenti, qui stiamo ragionando di costi monetari). Significa che ha circa 250 milioni mediamente ogni anno da spendere fra stipendi e cartellini, se non vuole aumentare il debito. E siccome gli stipendi oggi sono 210, ne rimangono 40, che con i prezzi di oggi capite bene non ci fai molto. E se aumenti il monte stipendi si riducono ulteriormente. Poi certo, puoi sempre aumentare il debito (la Juve può farlo, ha linee di credito inutilizzate) che però è già piuttosto alto, e soprattutto non puoi farlo all’infinito. Potrai aumentare i ricavi negli anni a venire, certo, ma il punto è che l’ordine di grandezza al momento è quello, e la Juve ha il dovere di fare scelte oculate per rimanere competitiva nel tempo, non solo nel singolo anno a venire. E fare un mercato da 150 milioni (cosa che non ha mai fatto finora) con sensibile aumento degli stipendi, con giocatori che sei costretto a tenere fuori rosa Champions perché in eccesso rispetto alla lista UEFA, non sarebbe da classificare in cima alla lista delle scelte oculate e lungimiranti, a mio avviso. Bisogna saper vendere, oltre che saper comprare, che non significa saper negoziare il miglior prezzo possibile dalla cessione di Lemina o Rincon, ma capire quando è il momento di vendere giocatori top, quando il valore di mercato di un giocatore è superiore al valore che può dare a te. Vale più Bonucci, 30 anni, in una squadra con altri 4 centrali forti oltre ad un quinto in prestito, o Douglas Costa, 26 anni, in un ruolo chiave in cui non hai nessuno? Perché volerli entrambi, oltre a tutti gli altri che ho menzionato, comporta dei rischi, a lungo andare. Io non ho dubbi, una dirigenza oculata deve essere innanzitutto abile nell’allocazione di risorse scarse. Liberare risorse (cartellino e stipendio) in un ruolo in cui sei stra-coperto, per reinvestirle in altri ruoli in cui sei corto. Se poi invece investono per un quinto centrale, mi rimangio tutto.

Sul prezzo

Il valore del cartellino di un calciatore è molto difficile da determinare. Il mercato è del singolo calciatore più che dei calciatori nel loro complesso. Il fatto che ci siano ogni tanto degli acquisti folli, non deve portare a creare dei nuovi benchmark. Se Otamendi, per fare un esempio, è stato pagato 45 milioni, non significa che qualunque difensore più forte di Otamendi deve essere ceduto a un valore più alto, altrimenti significherebbe di fatto bloccare per sempre il mercato dei difensori. I singoli trasferimenti avvengono per storie uniche, per esigenze particolari di una squadra, per innamoramenti di un allenatore, per disponibilità economiche dell’acquirente. 40 milioni per un difensore trentenne, per quanto fra i più forti al mondo, è una cifra adeguata, anche se senz’altro sarebbe potuta essere più alta. Il valore, di nuovo, va visto in relazione a te che vendi. Con quella cifra stai comprando giocatori top – molto più giovani – in ruoli in cui hai più bisogno. Quindi – se l’alternativa di cedere a 60 all’estero non esiste perché manca l’offerta o perché il giocatore non vuole – è del tutto inutile fare il confronto con quello che non esiste. Si valuti il valore assoluto per la Juve e non il valore in relazione a quanto è stato fatto in altri lidi in altri momenti per altri giocatori. E per la Juve 40 milioni sono una bella cifra.

 

DANIELE SCARINCI