Il domani appartiene a noi

C’è una scena del libro di Calvino, “Il barone rampante”. Un dialogo. Il padre dice al figlio di fare una cosa, il figlio sceglie sfidando tutti i tempi possibili ed i momenti belli e brutti della sua vita che verrà. E’ la storia di una autocondanna che sembra qualcosa di micidialmente poetico e leggibile. Il figlio non scenderà più dalla sua posizione, l’albero dove giudicare tutti e servire tutti. Il padre trasmetterà l’albero ad un altro che ne gestirà gli episodi geniali e patetici come comunque ridondanti escrescenze. Sembrava amore ed era soltanto una successione come altre. La scelta dello juventino nell’estate 2017 potrebbe essere quella della fuga nel secondo posto. La smania di arrampicarsi su specchi o rami che siano pur di scrollarsi da terra, volare e subire. Solo chi resta vince e la libertà di critica finisce in morte. Una duplice morte. La tua sorte, spogliata di ogni incidenza. La tua storia, raccontata da chi hai fatto vincere tu.

Invito i nostri o quelli dei nostri che non sono stanchi di vivere contando qualche cosa a rispettare le seguenti norme di sicurezza. Se vi interessa pensare con la vostra testa, fate in modo che la vostra testa non sia semplicemente quella cosa che si infila nel cappio. Se vi interessa durare, abbiate fede nella irrilevanza della vostra solidità logica e mentale dianzi uno scudetto. Digerite il prospetto che segue come la medicina di Pinocchio. Servono atti di obbedienza, puntuti, amari se proprio, avvelenati non guasta. Ubbidire oggi è meglio che illuminare. E Pinocchio alla fine era solo uno stronzo bugiardo.

1. De Sciglio? Bene. Soldatino come nella miglior tradizione juventina. Gregario, diligente, giovane e nazionale. Italiano. E abbiam fatto pure un favore al Milan. Che non guasta. Farà esattamente ciò che gli dice il mister. Serve. Lui più di chiunque altro. Rappresenta, incarna, simboleggia il concentrato di virtù che la Juve di vertice 2017 2018 deve suggere e imporre imporre e suggere al proprio ecosistema. E’ una partita doppia in cui il club si alimenta e si definisce spedendosi all’habitat di cui pascersi e a cui dare la linea. Al pericolo esterno per significare coesione, disciplina, essenzialità. Pericolosa ed esiziale, per gli altri, grettezza. Al mugugno interno per decretare l’ora della fine dei giochi post Cardiff, la cessazione di ogni velleità di ricreazione perenne, il segnale che il casino è finito. E si torna più concreti e limitati che mai.

2. Bernardeschi, c’è da aspettarsi le stelle. Bisogna bilanciare un attacco possibilmente senza Dybala e con Higuain candidato a vestire i panni di primo attore non protagonista. Servono esterni folletti. Stelle. Pare che Costa debba ascriversi a questa categoria. Non so, non risponde. Vedremo. Sembra più intelligente del proprio istinto. Il che già depone bene. Al più dovesse andar male sarà una sconfitta dei soliti esterofili. Ma il ragazzo se è intelligente capirà da solo ciò che deve fare: la Juve giocherà col contropiede blindandosi con un centrocampo di molossi vicino Pjanic e i terzini bloccati a ridosso; i due esterni di centrocampo saranno i cani che devono correre e usare Higuain che farà il solito numero dei primattori stracchi, cioè far nulla ma farlo bene; Costa e l’altro dovranno entrare in area e finalizzare; niente braccini e niente perdite di tempo a rimuginare sul calcio italiano ‘sto vigliacco che pretende ci si adatti a lui. Se Costa lo capisce subito e volendo ha i mezzi per capirlo eviterà effetti Giovinco nero e la solita triste saga del Sandro che deve sempre fare chissà cosa, quanto e chissà quando. Vale per Costa e di riflesso per Berna. Il quale non da stella ma da stellina filante dovrà fare un po’ di casino social cazzone come si usa oggi. Ci si aspetta un minimo di pagliacci a corte e un bel po’ di corteggiamenti, danze e svenevolezze per capriccio e per dovere. La ragion di stato impone quest’anno una Juve tetragona. Massiccia. Più brutta che mai. Bernardeschi e tutto il carico di coriandoli e inutilerie allegato va esaltato per sviare i sospetti.

3. Dybala, è la sintesi di tutto il pezzo. Sacrificarlo è o dovrebbe essere l’obiettivo di ogni juventino che voglia far carriera nei tempi della Juve che faceva record disumani. E’ un sillogismo facile facile. Il Barca ha 200 e passa milioni da spendere. I soldi devono girare come a carte, sennò qualcuno non gioca più. Vale per gli arroganti catalani, vale o dovrebbe valere vieppiù per i pratici juventini. Se quelli che son più che un club cosa non si sa dovessero volere Dybala, si lascia passare il flusso di soldi che ha scelto noi come tappa. Ringraziando pure. Significa essere nel giro e rendersi utile per la perpetuazione del medesimo. Incassare e spendere a nostra volta. Dybala è un potenziale sovrano di Eupalla ? A buon rendere e vaffanculo anche ai re. Come si vince con le star si vince anche con tutto il resto. Importante è durare al vertice, restare nei paraggi e con titolo a starci. Opporsi alle regole non scritte dell’ambiente nel quale si sta e a turno ci si siede a capotavola significa esporsi a rappresaglie, significa far perdere alcuni anziché far vincere tutti, il vero programma dei veri capi. Significa uscirne. Uscirne non è una ipotesi contemplabile dagli juventini. Uscire dal giro grosso significa rimettersi alla porta a chiedere di entrare. Per poi comunque fare ciò che il posto ti dice che devi. Di fatto è una colossale perdita di tempo. Si parla molto di scelte culturali. Va di moda. Una volta no, era più chiaro il discorso potere-margini e non si facevano tanti elogi alla sconfitta. Oggi vuoi per l’avvento di tv che pagano e vogliono calcio intrattenimento e una buona schiera di coglioni che l’han presa nel culo, leggi losers, da celebrare negli story telling bisogna industriarsi a convincere la gente che bisogna perdere pur di non vincere come ti impone il vincere puro. Bisogna in sintesi durare poco perché poi devi alternarti con altri. Sennò la gente si annoia con le stesse facce. E allora giù di calcio spettacolo, di tentazioni culturali di poetica della sconfitta, di indottrinamenti del tipo prendi il giovane di 20 anni dal club portoghese, rischia tutto con il virgulto conosciuto forse solo a casa sua confortato da numeri e pareri multicapiscers, ammazzati di seghe su fasi difensive all’insegna del chi difende poi offende te uè. E’ una discreta operazione di culturame dal sapore dei vecchi sistemi di reclutamento di volontari in guerra. Trattasi di deja vù. E’ la vecchia mitologia acchiappa gonzi della bella morte. Muori per lo spettacolo, i valori, i cinesi, che ci mangiamo se non vendiamo maglie, che gli rifiliamo a questi che guardano mica le vittorie, facciamo così. Gli vendiamo che muori. Loro.

Noi se mi seguite no.