Un solo gesto di Alex Del Piero

Una delle immagini più care che conservo di Alessandro Del Piero sta quasi esclusivamente nella mia memoria, difficilmente la troverete in un video, ma è molto preziosa perché descrive perfettamente la grandezza dell’Uomo ancor prima che del Calciatore e spiega con semplicità cosa significhi aver il carisma del leader.Juventus – Lecce era una delle ultime partite casalinghe della stagione 2011/2012, la prima di Antonio Conte, l’ultima di Pinturicchio e quella di uno degli scudetti più belli e significativi di tutta la nostra ultracentenaria storia: il primo dopo Farsopoli, dopo anni di merda ingoiata a forza, simbolicamente il trentesimo e quindi foriero della terza stella tanto desiderata e discussa.
Scudetto vinto battagliando non senza polemiche contro l’ultimo Milan forte e competitivo della storia recente, cucito addosso mostrando un calcio intenso, divertente, spettacolare, conseguito con un percorso netto senza nemmeno una sconfitta.

Quella stagione Del Piero la visse in maniera contrastante, con stati d’animo carichi di tutto il pathos che solamente una storia epica come la sua poteva dispensare: l’emozione per il nuovo Stadio inaugurato da protagonista a fianco dell’altra leggenda bianconera Giampiero Boniperti; il realizzare che quella squadra poteva realmente dire la sua per lo Scudetto dopo 6 amari lunghi anni e il crederci follemente di partita in partita; la delusione per le parole di Andrea Agnelli che molto anticipatamente gli diede pubblicamente il ben servito contro la sua volontà e il suo desiderio di esserci ancora (solo col senno di poi credo che Alessandro abbia digerito quell’ “affronto”, capendo che seppur modi e tempi erano probabilmente stati sbagliati, il Presidente gli aveva concesso l’uscita di scena più bella, vincente e struggente che un calciatore possa immaginare); l’accettare gradualmente in silenzio le tante panchine che il Mister gli propinò rispondendo ancora una volta sul campo nel momento più delicato della stagione, trascinando con prestazioni e gol importantissimi una squadra acerba che si aggrappava nelle difficoltà a tutta la sua esperienza e classe; la commozione, la felicità, la malinconia di quell’ultima partita alla Juve con 40.000 persone che nonostante il miracoloso Scudetto erano lì soprattutto per lui, e solo per lui avevano voce e lacrime, elevandolo a Re assoluto, Alessandro Magno Del Piero.

Ma torniamo a noi, a quell’immagine iniziale: dicevamo di Juventus contro Lecce di fine stagione, classico scontro testa-coda con tutte le insidie del caso, dove hai più da perdere che da guadagnare, e infatti….
Partita sbloccata quasi subito con Claudio Marchisio che di testa insacca un assist al bacio di Andreino da Brescia e poi una miriade di occasioni per raddoppiare sprecate, da Vucinic, da Quagliarella, da Matri, ancora da Marchisio. Del Piero che entra ma non riesce ad incidere e risultato in pericolosissimo bilico. Conte che si agita, urla ed impreca in panchina. Ed eccolo che subdolo e crudele arriva il primo errore della stagione di Buffon, una papera clamorosa su retropassaggio innocuo di Andrea Barzagli, uno sbaglio che però rischia di essere letale per la corsa al titolo perché significa Milan pronto ad azzannarci e addio sogni di gloria.
Lo Stadium è attonito, sconfortato, stranamente silenzioso.
Buffon piegato su se stesso sente il peso della responsabilità, di aver tradito la sua gente, ed ha sguardo perso nella pece dei suoi pensieri.

Ed è a quel punto che Alessandro Del Piero decide di fare un gesto semplice ma che è entrato nel mio cuore: da amico vero, da capitano di tante sfide vissute assieme, da uno che sa molto bene cosa significhi cadere quasi nel baratro e avere la forza e la caratura morale di rialzarsi, da uno che conosce la cattiveria delle critiche e il peso di sentirsi in qualche modo solo contro tutti…lui attraversando di corsa tutto il campo si avvicina a Gianluigi e gli da una pacca, una carezza, un abbraccio con l’anima.
Il Portierone lo guarda, capisce, si riprende e si convince in un attimo che nulla è perduto se solo ci credi con tutto te stesso.

Non dice niente, Alessandro.
Lui fa.
Come sempre, in silenzio.
Perché è questo che è stato: giocatore prezioso ed inimitabile e ragazzo sensibile ed umile.
E questo per me è il vero segreto della sua poetica e magica leggenda.
Essere campione ecumenico ed esempio per i bambini, saper vincere ma soprattutto saper perdere, non rispondere mai stupidamente o d’impulso alle provocazioni e agli insulti, far ricredere anche i più scettici e ottenere infine il rispetto degli avversari.
Sono cose che capitano solo a rarissimi eletti, a figure con un’aurea superiore e speciale.

Ha incarnato perfettamente​ lo Stile Juve il Capitano, ha indossato più di tutti la nostra Maglia con rispetto e devozione unici.
Per me è stato un onore e un privilegio passare gli anni migliori della mia gioventù con negli occhi e nel cuore le sue gesta.
Momenti davvero speciali.

 

di Lorenzo Nicoletti