L’espressione estetica del giuoco (di Allegri)

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Il calcio non è solo uno sport (soprattutto agli occhi di chi lo guarda). Quei ventidue individui in mutande che corrono dietro ad un pallone sono qualcosa in più di una semplice attività ludica, sono una forma di filosofia, quella più affascinante tra le meno affascinanti. Perché alla grande maggioranza degli appassionati, se non a tutti (chi più, chi meno, ovviamente), piace sussumere il sublime gioco del pallone in categorie.

 

La più celebre è quella del bel giuoco (contrapposto, nel sentire comune, a tratti pure misteriosamente, all’espressione estetica della Juve di Allegri), che assilla le menti di milioni di bianconeri (e non solo). “Noi ci rientriamo in quella classe di esecuzione stilistica?”, sembra essere la domanda più frequente al bar sport edizione “nuovo millennio”.

 

Tutto lecito, per carità, anche perché spesso sono il primo (e faccio mea culpa) a cadere in questo tranello retorico, ma c’è un grosso problema di fondo: dare una risposta al quesito che abbia un senso compiuto. Vale sempre la pena ricordare come l’esito di una gara di football sia determinato solo dalla mera finalizzazione. Non esistono canoni stilistici (grazie al cielo) da rispettare (e che portino vantaggi in termini di punti), non ci sono giochi belli (e brutti) in senso assoluto: tutto è dannatamente relativo, e non è detto sia un male, anzi.

 

Chissà, magari un giorno si arriverà a modificare questo magnifico sport, mutuando le regole dal salto speciale (o salto con gli sci che dir si voglia). Per intenderci, li conta la distanza (il nostro punteggio) coperta in volo dall’atleta, ma anche il voto di una giuria apposita che valuta l’esecuzione dell’atterraggio. Il tutto, poi, calibrato in base alla compensazione dettata dalle condizioni climatiche (Mazzarri e Conte, probabilmente, gradirebbero). Vi immaginate la gara di Istanbul compensata e mutata in pareggio causa troppa neve, oppure il 2-4 tra Napoli e City trasformato dai giudici in un 5-5 in base ad elucubrazioni e valutazioni stilistiche? Situazioni che avrebbero un retrogusto dal sapore surreale, che estranierebbero il popolo del futbol dalla realtà filosofica, senza risposte certe, che muove istinti e flussi di coscienza pallonari delle masse.

 

Di contraltare, invece, esiste il gioco veicolato, quello che esalta le qualità a disposizione di una squadra, con la necessità primaria di fare punti e vincere trofei. Uno stile che Massimiliano Allegri, negli ultimi anni, ha saputo coniugare con pochi eguali in giro per il globo calcistico. Poco male se le critiche piovono ogni domenica, perché come direbbe lui (pure all’autore di questo pezzo) “per la filosofia andate all’università”.