Dove mettere Bernardeschi e perché

Fiumi di inchiostro sono già scorsi sul triangolo Bernardeschi – Juve – Fiorentina, sia sulle principali testate giornalistiche nazionali che su questi lidi. E mentre l’affare si avvia, pare, alla chiusura definitiva, vengono messe ormai da parte tutte le rituali suggestioni da highlights e reminiscenze storiche, e si rimane sempre più persuasi da un interrogativo: in quale posizione potrebbe rendere al meglio il carrarino nella configurazione tattica di Allegri? E soprattutto, quale fetta di campo sarebbe più congeniale per regalare un effettivo beneficio a tutta la manovra collettiva?

Per un corretto inquadramento del profilo diventa necessario (ma non sufficiente) studiare i trascorsi del ragazzo.

 

Fonte Transfermarkt, da sinistra: Crotone 13/14, Fiorentina 15/16, Fiorentina 16/17.

 

Durante l’esperienza in serie B, Bernardeschi si impone da ala destra con una più che discreta media di gol ed assist a partita, in una annata che gli consente di acquisire una certa dose di fiducia da parte della società in cui è cresciuto, ove fa ritorno in estate. Durante la prima stagione in prima squadra Viola (14/15, assente nel grafico) mette insieme una dozzina di apparizioni in posizioni alternate tra Europa League, Primavera e Serie A. Si inizia ad intravedere una effettiva continuità di impiego solo con l’approdo di Paulo Sousa, nel 2015/16.

Il mister lusitano punta smaccatamente su di lui sul versante destro del campo, sia da ala che da tornante, cercando di trasformarlo in un esterno moderno e dominante a tutta fascia, per implementare nel pacchetto del giocatore oltre alla decisività nell’ultimo quarto di campo anche doti più associative e utili alla risalita della squadra sulle catene esterne.

Nonostante qualche alto e basso, Federico ottiene le attenzioni dei club importanti, ma dimostra una certa insofferenza nel ricoprire determinate mansioni. I campi di A non sono tagliabili con un grissino come le tonnare tattiche del campionato cadetto, l’applicazione totalitaria da esterno, seppur attacking minded, non può prescindere dall’esecuzione di determinate scalate, ripiegamenti e tanti inserimenti a fari spenti sul secondo palo o corse a vuoto per dare ampiezza al fronte offensivo.

Il piano di Sousa dunque naufraga, poichè il primo a non crederci è il ragazzo, e nella stagione 16/17, che possiamo tranquillamente definire come quella della consacrazione, gli viene dato spazio in una posizione più accentrata, a metà tra la seconda punta agente nell’halfspace destro ed il trequartista.

Scevro da particolari indicazioni in marcatura e diminuiti i movimenti senza palla, ridotti principalmente a compiti di ricezione tra le linee in zona di rifinitura, Bernardeschi si è forse liberato anche psicologicamente di una certa ruggine mentale che lo affliggeva ed ha inciso in diverse partite anche grazie ad un piglio più carismatico, con il quale è riuscito a concedersi qualche sfacciataggine decisiva tipica di chi ha forte fiducia nei propri mezzi.

Bernardeschi riassunto in pochi secondi: riceve tra le linee, avanza a testa bassa, ignora la sovrapposizione del compagno con la fascia totalmente spianata, si incaponisce per vie centrali con il marcatore che gli alita sul collo, partorisce un tiro incrociato di dubbia pericolosità che però sorprende anche Reina. 

 

Per quanto sopra, viene dunque difficile immaginarlo impiegato in maniera continuativa e soprattutto decisiva nel ruolo che fu di Cuadrado e Alves. Diverse sono le differenze di approccio rispetto ai due sudamericani, la mancanza principale sarebbe quel fattore di imprevedibilità che Juan e Dani portavano in maniera differente ma ugualmente efficace: la dominanza sul primo dribbling e l’utilizzo del corpo per guadagnare falli importanti (anche partendo da lontano) del colombiano e l’estro accentratore e visionario dell’ex Barça non sono replicabili nel profilo tecnico del giovane toscano, che a lungo andare tenderebbe ad essere di facile lettura per i diretti avversari avendo sempre come intenzione principale il movimento à la Robben.

Per tacere dell’acume tattico necessario per affrontare una stagione intera in quella posizione nella Juve di Allegri: capire i tempi giusti di avvicinamento ed allontanamento dalla linea difensiva in fase di costruzione bassa, dare ampiezza in fase di sviluppo ed essere pronto a giocare a due tocchi, essere disponibile a consolidare il possesso senza forzare la giocata.

L’unica caratteristica in cui Bernardeschi sembra eccellere in maniera acuta è il tiro in porta, ragion per cui viene naturale pensarlo muoversi da destra verso il centro in modo da avere il campo frontale aperto sul piede forte. Tuttavia, le controindicazioni su tutto il resto dei movimenti e delle giocate richieste ad un’ala, sembrano essere più smaccate rispetto ad un effettivo vantaggio per la manovra.

 

La heatmap media di Bernardeschi. Sono considerati tutti gli eventi di gioco principali, dalla ricezione ai passaggi passando per i duelli vinti. Notare la forte dominanza della zona di rifinitura.

 

Cosa fare, dunque, di questo giovane testardo e caparbio, poco esplosivo palla al piede, con una limitata visione periferica, restio all’uso del piede debole ma in possesso di una spiccata sensibilità su quello forte, e che vede bene la porta? La soluzione più lungimirante e naturale sembrerebbe essere l’impostazione da vice Dybala (che adora anch’egli muoversi verso la destra per ricevere e girarsi verso lo specchio sul mancino, cosa che lo renderebbe apparentemente incompatibile come partner), ragionandone meno come giocatore di collegamento capace di galleggiare efficientemente su tutta la zona tra difesa e centrocampo avversari e più come finalizzatore di sponda, capace di raccogliere i corridoi prodotti dall’azione di Higuain sui centrali avversari e i palloni a rimorchio sui cross bassi e tagliati di Costa (specialità della casa), sfruttandone anche le deviazioni.

Ragionando sul minutaggio della Joya, costantemente sostituito intorno al 60esimo di ogni gara, Federico potrebbe trovare terreno fertile nell’ultima mezz’ora di gara con più spazi da attaccare, più licenza di inventare la giocata, più agevole approccio agonistico con gli avversari che, meno lucidi, potrebbero patire i suoi sprint emotivi improvvisi.

Da scartare invece a priori lo scenario (sorprendentemente suggerito da diversi) che lo vede trasformato in mezz’ala. Non solo per la prestazione totalmente negativa in Italia Macedonia da intermedio, ma soprattutto per la mancanza dei tempi e di una capacità decisionale sufficientemente sicura per poter agire in quella zona di campo. Abituato a forzare la giocata 20 metri più avanti per decidere le partite, sarebbe probabilmente tendente a prendersi dei rischi inutili che, in particolare per un monopiede assoluto (anche e soprattutto in conduzione) sono forte presagio di fallimento. Anche se dovesse essere impiegato da terzo di centrocampo, la sua interpretazione sarebbe con ogni probabilità dedita principalmente alla cucitura con il reparto avanzato, un approccio insomma molto offensivo che poco avrebbe a che vedere con la mezz’ala sinistra tuttocampista a cui ci ha abituati Paul Pogba.

In definitiva, viene davvero difficile immaginare un Bernardeschi titolare in pianta stabile nella Juve 4231 del 2017, perchè in concreto non porterebbe alcun beneficio a lungo termine rispetto a nessuno dei 3 alle spalle di Higuain, tuttavia sarebbe un’alternativa di tutto rispetto per variare il piano gara di partite particolarmente intricate.