Folgorato sulla via di Monaco

Di Douglas Costa avevo imparato ad apprezzare le qualità già ai tempi dello Shaktar Donetsk di Mircea Lucescu che, nelle lucenti notti europee, aveva un forte accento brasiliano (oltre a lui furoreggiavano due come Alex Teixeira e Luiz Adriano). La folgorazione vera e propria, però, è datata 2016 nell’infausto doppio turno degli ottavi di finale di Champions League contro il Bayern Monaco: perché, al di là di Evra che non la spazza, di Thiago che ci punisce al supplementare e del classico “gol dell’ex” di Coman, uno dei fattori determinanti dell’eliminazione bianconera fu proprio il figlio prediletto di Sapucaia do Sul.

Allego testimonianza social

 

In occasione dell’andata del 23 febbraio, il brasiliano viene schierato come esterno sinistro puro nel 4-1-4-1 di Guardiola, con il compito di entrare dentro il campo per attirare il raddoppio e favorire gli inserimenti alle sue spalle di Alaba. In un primo tempo in cui la Juventus, sostanzialmente, non vede palla, i pericoli maggiori arrivano proprio da quel lato, con il numero 11 che, complice una pigra copertura di Lichtsteiner, è autore dell’assist dell’1-0 di Muller. Più in generale, il fatturato di Douglas Costa nei suoi 83 minuti di impiego, rientra nella normale concezione guardiolana dell’esterno offensivo: 81% di precisione nei 37 passaggi effettuati (64 i tocchi di palla complessivi), due occasioni da rete create, 2/6 nei dribbling, addirittura 10 i cross effettuati.

La heatmap della gara dello Stadium di Douglas Costa mostra come l’esterno brasiliano abbia agito prevalentemente sulla fascia di competenza, con il compito di liberare lo spazio per le incursioni di Alaba e creare la superiorità numerica accentrando progressivamente la sua posizione

 

Ma è nel ritorno a Monaco di Baviera che Douglas Costa fa tutta la differenza del mondo. In contumacia Robben, sarebbe lui l’esterno destro schierato sul lato opposto a quello del piede forte e chiamato al classico movimento a rientrare sul mancino per esplodere la conclusione e/o ribaltare il fronte del gioco sull’inserimento dell’altro esterno dal lato debole. In realtà, è ovunque sul campo, coprendo l’intera trequarti offensiva tanto in ampiezza quanto in profondità ed evitando di dare punti di riferimento alla retroguardia bianconera: a fine gara saranno tre le occasioni create (quasi 87% di pass accuracy su 75 passaggi – e 113 tocchi complessivi – effettuati), sei le conclusioni verso la porta di Buffon, 9 dribbling riusciti su 11 e, naturalmente, il solito assist per la rete del 2-1 di Lewandovski che riapre tutto.

Al ritorno a Monaco di Baviera, Douglas Costa diventa l’arma offensiva totale: parte esterno destro sul piede invertito, si propone come trequartista atipico per allungare le linee di centrocampo e difesa avversaria, scambia continuamente posizione con l’esterno opposto per non dare punti di riferimento di facile lettura: i bianconeri non lo prenderanno mai

 

Più che una spina nel fianco un autentico incubo. Che, d’ora in avanti, avranno i nostri avversari. Per fortuna.

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