Da sogni a obiettivi. Il perché in 5 punti

Da sempre il calciomercato per tutti i tifosi è sintomo di sogni, perché anche il più razionale si aspetta sempre il colpo ad effetto. Da un lato è giusto, da un lato sbagliato, la verità è sempre nel mezzo, perché così come in amore anche nel calcio non si riesce ad essere spesso razionali. Ed anche qui, la linea tra fantasia e realtà è molto sottile, ma a volte questo mix può tramutarsi in una sola parola: obiettivi. Intendiamoci, nessuno chiede Messi o Ronaldo, ma se sentiamo parlare di Iniesta, Thiago Alcantara, Mbappè o Douglas Costa, non si parla più di fantamercato, infatti Douglas è già bianconero. Analizziamo i cinque motivi per il quale per la vecchia signora i sogni sono diventati obiettivi.

1) La forza economica – Al primo anno di insediamento di Andrea Agnelli alla presidenza bianconera, la Juventus aveva un fatturato di 154mln. Negli anni la Vecchia Signora ha incrementato in Italia il suo status di leggenda con i sei scudetti consecutivi, lo Stadium ci ha messo del suo, ed il rendimento in Champions, soprattutto negli ultimi anni, è stata la ciliegina sulla torta sia sul campo che fuori dal campo. Nell’esercizio economico della scorsa stagione, la Juventus ha chiuso con un fatturato di 380mln (ed in seguito è arrivato Gonzalo Higuain). Quest’anno l’esercizio al 30- 06 potrebbe addirittura sfondare il muro dei 500mln. Dal campo alla scrivania, la forza economica bianconera al momento non preclude praticamente nessun investimento.

2) Il rettangolo verde – Lo insegnano ai bambini alle scuole calcio, il campo parla, è il giudice universale. La Juventus negli ultimi sei anni ha “trasformato”la Serie A in Bundesliga, facendo terra bruciata attorno a se. Vero, manca la vittoria in Champions, ma il rendimento nella massima competizione europea, delusioni a parte, è stato invidiabile con due finali in tre anni. In più trovarsi in squadra calciatori di una certa caratura, da Buffon a Bonucci, da Dybala ad Higuain, è solo uno stimolo per i grandi campioni che su quel rettangolo decidono le partite.

3)La struttura societaria – La Juventus si è radicata negli anni dell’era Andrea Agnelli come società forte e solida. Rapporti ottimi con club di livello mondiale, con la stampa, con i tifosi. Un stadio che è un gioiello come i grandi stadi europei. Perché entrando allo Stadium, si ha la netta sensazione di stadio europeo. Una società sempre presente. Da Agnelli a Marotta, da Paratici a Nedved, una società che c’è che si sente, e che non lesina interventi forti, vedi caso Bonucci. E ancora il J Village, JMedical, strutture sportive e scolastiche per il settore giovanile. Insomma quando giochi per la Juve senti che sei sorretto da una società vera.

4)Nessun prigioniero – Il mercato lo ha insegnato, le cessioni sono avvenute sempre in seguito ad esplicite richieste dei calciatori. E se con Pogba e Vidal le plusvalenze sono state da capogiro, seppur non spingendo i due ad andare via da Torino, i casi Llorente e Daniel Alves ci insegnano come la Juve non trattiene nessuno, soprattutto se non sposa la causa bianconera. Certo, se con lo spagnolo c’è stato un gentlemen agreement, l’addio con il brasiliano è stato più “traumatico” ma la cordialità non è venuta a mancare, nonostante qualche provocazione di troppo. Certo quello che è mancato è stato l’introito economico, ma la Juve non fa prigionieri.

5)La Champions League – La lingua batte dove il dente duole, e la Champions è un tasto dolente per la vecchia signora. Champions che però ha anche permesso alla Juve di far diventare i sogni obiettivi. Intanto la consacrazione europea, certifica un target di acquisti importanti. In più per un calciatore di livello europeo che vive di sfide, di stimoli e di obiettivi, scommettiamo che l’ambizione di approdare a Torino per centrare la coppa dalle grandi orecchie sia un motivo molto valido. Ormai ci siamo, il passo è breve, l’obiettivo è segnato, e quando la Champions diventa un obiettivo reale e concreto anche i “sogni” di mercato sono raggiungibili.

Insomma due facce della stessa medaglia. Siamo passati da sognare per raggiungere obiettivi, a centrare obiettivi per sognare.