Chiellini è un leader, si o no?

La parola leader, da un punto di vista strettamente intimistico, indica “chi ha un ruolo di prestigio all’interno di un gruppo per particolare abilità e carisma”. Nel calcio la parola leader è molto più che un semplice sostantivo, è un simbolo identificato da squadra e tifosi, è il porto sicuro, la persona che rappresenta un mondo, in questo caso il mondo Juve. E’ la persona cui appoggiarsi dentro ma soprattutto fuori dal campo. Sia nelle silenti mura dello spogliatoio che davanti al frastuono di media e tv. Giorgio Chiellini è sicuramente un simbolo della Juventus. C’era nell’epoca Capello, c’era in serie B, c’era quando la Juve faticava in serie A, c’era quando i bianconeri sono rinati, e c’è ancora oggi, al centro della difesa. Molti lo vedono come un leader nella Juve, “il dopo Buffon”, mentre altri non ne sono convinti. Ma la realtà ha sempre due punti di vista.

 

Perché SI – E’ identificato come simbolo della juventinità. La sua lotta, la sua grinta, il suo sudore per i colori bianconeri sono sotto gli occhi di tutti, e forse bastano per individuare in lui il trascinatore di questa Juventus, ancor più dopo l’addio di Bonucci. E’ il simbolo della continuità, dallo scudetto del 2006, ad oggi, tutte le tappe vedono presente il Chiello. Individuato, da Conte ad Allegri, come punto fermo, è in campo che risulta davvero trascinante per la squadra e per l’ambiente dello Stadium, nonostante le sue capacità tecniche non diano eccelse. Spesso ci mette la faccia, la sua faccia, davanti alle telecamere, proprio a per far valere la sua figura di bandiera bianconera. Eppure proprio le sue dichiarazioni pubbliche hanno spesso fatto storcere il naso al popolo della Vecchia Signora.

 

Perché NO – Le parole sono importanti, soprattutto se vuoi e devi essere il leader di una macchina come la Juventus. E le parole, spesso, hanno tradito il nostro Giorgio agli occhi dei tifosi e non solo. Il perché è facile da intuire. Torniamo indietro di quasi un anno. La Juve pareggia in casa con il Siviglia in Champions, e Chiellini afferma “Con tutto il rispetto, il Real Madrid può vincere 6-2, ma la Juve deve vincere 1-0, 2-0, lo dice la storia di questa società. Non è detto che non si provi a vincere 3-0, ma siamo una squadra che quando è in vantaggio non deve prendere goal.” Dichiarazioni che furono sgradite a buona parte del popolo bianconero, cui hanno fatto seguito, mesi dopo, quelle in maglia azzurra, post Cardiff: “Cardiff? Siamo abituati, con il tempo tutto passa. Rimane l’esperienza. Era un sogno di tutti, ma ci riproveremo l’anno prossimo”. Si è scatenata la bufera contro il difensore, che non solo ha infastidito i suoi tifosi, ma ha probabilmente perso carisma, agli occhi di qualcuno, all’interno dello spogliatoio. Facile pensare alle recenti dichiarazioni di Dani Alves, un po’ duro, certamente inelegante, ma che, con parole da leader, e con concetti esattamente opposti rispetto a quelli del 3 bianconero, prova a rivendicare una mentalità vincente basata sul concetto del “si vince all’attacco” (Real docet).

 

Insomma il popolo si divide, c’è chi lo innalza a simbolo della Juve, tra passato, presente e prossimo futuro, e chi invece è scontento per le sue uscite, non proprio sinonimo di mentalità (europea) vincente. La Juve insegna, vincere è l’unica cosa che conta. Voi da che parte siete ?