A CALDO / Juve-Bologna 3-0: solidi alle spalle, liquidi davanti. Come vorrebbe Allegri

Delle insidie della partita post-pausa natalizia si era letto un po’ ovunque. Un bel miscuglio di verità che sono quasi luoghi comuni o viceversa. Una cosa è certa, però: di squadre in progressiva decomposizione dopo una spaesante delusione all’ultima dell’anno ne è intrisa la storia. Dalla Juve di Del Neri all’ultima Inter di Mancini il passo è breve, quando non c’è qualcosa di davvero buono alle spalle. E non è dalle sole individualità che si può ripartire.
Così, contro un Bologna che sapeva come fare (a detta loro), Allegri ha fatto ciò che la Juve richiede: proseguire il lavoro sulla linea della continuità, puntando sul doppio binario delle vecchie e necessarie certezze di squadra (vedi la cerniera Lichtsteiner-Barzagli con Khedira davanti a loro) e quelle intraviste dal tecnico cammin facendo (Pjanic svincolato dai movimenti tattici del centrocampo a tre, quindi protetto, quindi libero di muoversi da regista/fantasista a tutto campo, anche se con quel suo passetto corto). Infine, ed è il dippiù della serata, Asamoah terzino e Sturaro mastino. Una catena lontana dagli immaginari delle grandi lezioni di calcio. Non è quella la missione. Non ancora.
Insomma, solidità alle spalle del calcio liquido che Allegri predica dalla cintola in su. Si sono paradossalmente visti meno tocchi individuali e più giocate di prima, la palla che va veloce quando la testa va veloce, anche nella serata no di Dybala.
E’ il movimento nel breve, felino, che chiama (il vero marchio di fabbrica di Higuain, a metà strada nei 30 gol stagionali pronosticati, sfiancandosi meno e sfiancandoli di più); è il colpo d’occhio di qualcuno che risponde, questa volta Pjanic, progressivamente sostituito da un Khedira che viaggia meglio centralmente piuttosto che aprendosi da ala tattica.

E’ la corsa lunga di Sturaro che chiama; è l’undicesimo penalty (su undici calciati) realizzato dalla Joya a dirci che Doha deve a tutti i costi rimanere una parentesi.
E’ un traversone dosato giusto, su un quantitativo giusto che serve farne, non troppi e non pochi; ed è quindi il calcio semplice, la finalizzazione semplice ma ammazzapartite.
Tanto di cosa prometteva l’estate.
Ma siamo ancora in inverno.
E marzo è quasi primavera.
Quasi tutto come vorrebbe Allegri.
Solo che, non possiamo negarlo, lo voleva già a Doha.
Ed è rimasto scottato.
E, pare, qualcuno anche più di lui.