Bonucci se n’è ghiuto!

 

Vittorini se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciato!”. Con questa citazione di Togliatti su Vittorini e l’addio agli intellettuali dalla casa madre di riferimento, Sandro Scarpa ha ribattezzato la chat di redazione del gruppo di Juventibus. L’addio a Bonucci va ricondotto a poche e semplici strade intellettuali da seguire.

  1. Amo Bonucci

Giusto. E’ un fenomeno. Forte di testa, prolifico, gran personalità. Chi di noi non ha goduto al goal di Bonucci alla Roma, fatto di tante cose ma soprattutto carattere e voglia di non arrendersi mai. Gran calcio, sia sui piazzati che in appoggio. Sostituirlo è possibile, come difendente. Per il resto sarà molto difficile e la direttiva è: non pensiamoci nemmeno. Accontentiamoci dei ragazzi in rosa, i panchinari di Bonucci. Hanno sofferto giustamente e imparato dal migliore. Dentro e senza paura i Rugani e Benatia. Gli altri, specie gli esterni, li aiutassero scagazzando di meno in giro. Bonucci ha dato il meglio alla Juventus sia sul profilo tecnico che quello umano. Amarlo è giusto. Augurargli il meglio è l’ovvio.

  1. Odio Bonucci

Apparentemente ha un senso far finta di provare del risentimento verso uno dei leader principali di questi anni. Forse aiuta a sfogarsi. Però diffido dal farlo. Maledire il cibo che hai divorato e apprezzato così tanto in questi anni non serve a digerire un bel nulla. Evitate di farlo. Evitate quei tristi spettacolini da anime belle, quei dagli al mercenario, dagli ai soldi, dagli al traditore. Basta con questi stanchi riti su bandiere o altro. Godiamoci ciò che Bonucci ha dato perché non è poco. Glissiamo sul dolore che può scaturirci dal non vederlo più dalla nostra parte. Apprezziamo anzi la felicità dei milanisti che godono nel vederlo tra le loro fila. La loro gioia è un riconoscimento alla virtù del campione, alla bontà del nostro prodotto, alla liceità dei nostri successi. E’ il grande e inevitabile riconoscimento ai sei anni della Juve di Leonardo Bonucci.

  1. Odio Allegri

E’ un tormentone tra l’inevitabile e il dovuto. Allegri ha il torto di aver chiesto un legittimo e meritato aumento di stipendio dopo quella che per molti è stata una specie di purga genetica, cioè la sconfitta a Cardiff. Incapaci di razionalizzare un crollo sostanzialmente fisico al termine di una stagione tirata allo spasimo su tutti i fronti, si è passati a cercare vendettine da due soldi trovando inaccettabili normali dinamiche di mercato. La tentazione palingenetica di fondare una Nuova Juventus in magica allegria o più semplicemente la pedestre e banale voglia di rompere tutto ha creato un malinteso risentimento verso uno stipendio in linea coi valori tecnici. Allegri è attualmente uno dei migliori allenatori al mondo e va pagato anzi stra-pagato come mercato crea. Da questo falò di buonsenso e capitalismo intestato al mister ed ordito da scontenti senza self control partiranno nuove fiamme in relazione all’addio di Bonucci. Si dirà che è tutta colpa del riccone in panchina il quale da buon toscano rancoroso sta profittando del momento per fare piazza pulita di tutti coloro coi quali ha avuto scazzi. Ne son testimoni i tifosi del Milan, questa entità suprema alla quale si ricorre ogni volta si voglia parlar male dell’artefice dei nostri ultimi successi. I tifosi del Milan sono i garanti della mediocrità di Allegri: dall’alto della loro esperienza, ottima, ne hanno ben donde da dire al livornese. E noi tutti a pecora dianzi la competenza del rossonero medio turbata dai 3 anni di Allegri, dalla sua gestione così poco all’altezza. In realtà Allegri al Milan ha fatto benissimo. Ha vinto uno scudetto, fatto ottime Cl, perso uno scudetto suicidandosi in casa giusto perché aveva noi altri del primo anno di Conte i quali negli ultimi due mesi ci svestimmo della pareggite e travolgemmo tutto. Ha fatto una rimonta Cl sorprendente. Ha rivalutato Balotelli. Ha tenuto testa finché ha potuto. Dopo di lui il Milan non ha combinato più nulla. Gli innovatori à la Sedorf o Mihailovic non hanno fatto bene. Inzaghi ci aveva provato con il catenaccio ma non ha avuto fortuna. E di certo ai milanisti amanti del bel gioco avrà fatto rimpiangere Allegri. Allegri non ha litigato con nessuno per poi cacciarlo. Non l’ha fatto al Milan dove la gente è andata via da sola come Ibra o è stata pensionata. Non l’ha fatto da noi. Allegri non le fa di queste cose e non perché non ne abbia voglia. Perché son piatti che se sei intelligente e hai visione di ambiente non ordini. Oggi litigo con Bonucci e lo mando via. Domani mi ritrovo Bonucci nel nuovo club. Mandar via è roba antica. Da calcio dei 4 cantoni. In una dimensione di mercato perenne e di lavoro senza confini non mandi via ma solo a fanculo. Con la prudenza di non mandarcelo per sempre.

  1. Odio la società

Bonucci, pare, adotterà come in tutti i distacchi drammatici, e il suo lo è, e da tifoso la parte chiamiamola à la Higuain. Colpa del presidente. Colpa del ds. Colpa tua, sua, loro. E’ probabile che ufficializzi questo becerume. Anzi è quasi una tappa obbligata. Non invidio Bonucci. La sua famiglia, i Bonucci, è un soggetto da sit com americana. Lui che sembra un bulletto gagliardo uscito da una setta, con i suoi inseguimenti dei rapinatori e le sue parole maschie da corso di autostima. La moglie che sfida l’italiano medio sui social ostentando bellicosi e un po’ schifosi attentati ai luoghi comuni. I figli, uno traviato nel tifo e l’altro oramai figlio di tutti. Questo gruppo qui sbarca a Milano. Dove affronteranno nell’ordine la reazione naturale dell’ambiente rossonero (“viva bonucci”), la voglia matta di capitan Bonucci di non essere meno di ciò che era alla Juve anzi di più, la gossipperia della stampa milanese, le finestre del Corsera per i suoi lettori modello “ecco strapagato Bonucci come ama Via Montenapoleone”, i poster di Alfonso Signorini con il figlio in maglia dell’Inter e la moglie con dita nel naso, i proclami scudetto dell’uomo scudetto, i primi mal di pancia della Gazzetta, i primi mal di pancia di Capitan Bonucci esposto alle intemperie dal centrocampo zeppo di farfalle del buon Montella e al Donnarumma di 300 kg che non esce mai, i vaffa solo al comando e i va caghè, la reazione naturale dell’ambiente rossonero (“gobbo di merda”). Considerato ciò che potrebbe accadere, Bonucci ha tutto da perdere ché ha già vinto tutto, legittimo mettere le mani avanti e cercare un colpevole a una storia triste che sembra già scritta nel suo mesto fine. Non lasciatevene impressionare oltre il tempo fisiologico di una barba o una pipì. Son cose ritrite, copioni uguali, nulla che non si sia già visto. A livello di distacchi siamo più allenati di un ciclista scarso. Han preso il largo tutti dalle nostre parti. Abbiam visto schiene illustri e di più. Prendersela con la dirigenza è un atto di retorica non di intelligenza. E non sono aziendalista. Cosa pensi di Agnelli e come preferisca altri dirigenti è noto. Cosa pensi di Marotta col suo vecchio progetto di Juve paesana il primo anno con Raiola costretto a chiedere a Criscitiello che scuola dovesse frequentare per poter essere ricevuto da Marotta, roba scritta. Cosa ne pensi di Marotta a livello di utile all’entrismo nelle istituzioni, già dato. Tuttavia. I risultati ci sono. Ci sono stati. Ci saranno. Mi hanno venduto pezzi di cuore come Vidal. Col sorriso compiaciuto di voi altri pezzi di merda benpensanti. Ho assistito schifato al vostro plauso alla scelta di vita di Tevez, un episodio di fantozzismo collettivo, una fiera di autolesionismo di gruppo, una andata al macero col sorriso perché eravate convinti che così facevate bella figura. Insomma. Ho assistito alle vostre innumerevoli, da Cardiff in poi non quantizzabili, puttanate da esseri umani che ondeggiano tra errori più grandi ed errori più innocui. La dirigenza attuale ha il pregio di avere le idee chiare e quando nell’autunno del 2015 volevate la testa di Allegri e del suo progetto tattico e di vita improntato a calcolo e gestione per gettarvi tra le braccia di MontellaSousaSarriBongo vi ha fermati. Per sempre. Per sempre almeno fino a Bonucci. Non ci provate nemmeno.