Una bomba atomica: Del Piero su Calciopoli

Oggi, Alex Del Piero ha rilasciato un’articolata dichiarazione alla Gazzetta dello Sport, con cui rievoca Calciopoli ed i suoi effetti devastanti sul sistema calcistico nazionale, che hanno di gran lunga travalicato i confini della società che si è voluto colpire, abbattendosi indistintamente su tutto il movimento e, per l’effetto, sulla Nazionale di Calcio.

“Calciopoli è stata come una bomba atomica: nel 2006 si è rotto il calcio. E non mi riferisco solo alla Juve”

Pinturicchio, che conosce la vicenda come pochi e ha guidato la squadra anche nella serie cadetta, usa
un’espressione forte: “bomba atomica”. La definizione è, in effetti, quella di un ordigno esplosivo, costituito da una collisione tra un nucleo atomico e un neutrone, che genera una reazione a catena, per cui il nucleo si divide in nuclei più piccoli e si liberano altri neutroni, che a loro volta colpiscono altri nuclei, liberano un’enorme quantità di energia.

Sentitevi liberi di sostituire i termini chimici con quelli dei protagonisti della vicenda, come in una
rappresentazione teatrale: una farsa.

Si tratta, in sostanza, di un effetto distruttivo abnorme, forse non valutato in tutta la sua effettiva portata da chi aveva armato il processo per distruggere soltanto la Juventus (giudicata sommariamente e
condannata secondo “l’interpretazione di un diffuso sentimento popolare”, cit.) con il dichiarato intento di “ripulire il calcio”, ad inevitabile vantaggio di un oligopolio calcistico che, avendo investito miliardi per un buon decennio, non riusciva a vincere nulla di più significativo dello scudetto estivo. Soltanto che, invece di ripulirlo e basta, hanno finito per romperlo.

“Da quel momento i grandi campioni sono andati a giocare all’estero e le altre nazioni sono cresciute esponenzialmente”

Con sospetto ed opportuno ritardo, molti esecutori materiali dell’”ordigno” hanno riconosciuto che nessuna partita e nessun campionato sono stati effettivamente oggetto di manipolazioni indebite (lo stesso Carraro, ex presidente FIGC, ha soltanto di recente ammesso, al Corriere della Sera, che Moggi non era il vertice di una “cupola”, a differenza di quanto ormai radicato nell’ignorante pressappochismo di massa).

Anche alla luce di ciò, le parole di Del Piero, nel richiamare una stagione mai dimenticata – e che mai potrà esserlo, neppure dopo un’esauriente e completa rivisitazione storica e giuridica dei troppi orrori cui si assistette – hanno voluto sottolineare l’enorme danno creato non solo alla Juventus, ma alla stessa capacità attrattiva del campionato italiano ed ai connessi benefici economici, trasferiti a titolo gratuito a quei Paesi che oggi vengono, così ipocritamente, ammirati.

“L’Italia, invece, è crollata”.

La crescita che ha interessato i campionati esteri è coincisa con il graduale e costante declino del nostro sistema calcistico, fino alla clamorosa mancata qualificazione della Nazionale per i Mondiali 2018.
Parafrasando Alex, l’attuale crisi tecnica e di risultati, di cui la Nazionale è l’espressione più evidente, sarebbe diretta conseguenza di una reazione a catena, scatenata dalla collisione tra interessi apparentemente divergenti, ma in realtà complementari (in capo ad esponenti sia delle società vittime sia di quelle beneficiarie) ai danni di un nucleo atomico (tale era la portata della Juve, per la prospettiva di una rosa interamente composta da giovani campioni e fuoriclasse e la consueta solidità societaria e della proprietà).

In effetti, una volta sganciata la bomba, specie poi se di potenza atomica, non si può più tornare indietro né porre rimedio a pregiudizi immediati o ad effetto ritardato. Nemmeno con rivisitazioni postume che tendano, con grande perbenismo, a riqualificare come inesistenti quelle stesse responsabilità per anni tanto conclamate e ormai inestirpabili dall’opinione pubblica.

La Juventus è stata in grado di risollevarsi con incredibile merito, pur senza essere, comprensibilmente, ancora arrivata ai livelli complessivi di quei tempi, al netto delle finali di coppa e degli scudetti, che vanno, con realismo, sempre rapportate al contesto contemporaneo.

Calciopoli non fu figlia soltanto dell’odio pompato ad arte contro la squadra più forte: odio che,
chiaramente, esiste ancora. Ai suoi autori, manifesti ed occulti, non resta che riflettere sul danno causato dall’aver irresponsabilmente valutato come male minore quello di destabilizzare la competitività calcistica dell’intero Paese.

 

di Vittorio Aversano