Bernardeschi e la volontà di potenza

Giancarlo Antognoni, che da grande regista è sempre stato abituato a vedere tutto prima, alla viglia della partita aveva detto: «Bernardeschi non subirà la pressione e i fischi e farà la sua partita perché è un ragazzo freddo. Di lui quello che mi ha sempre colpito è la sua sicurezza: ha personalità in dosi industrialiNon sente la pressione, non si spaventa mai. Lo sta dimostrando anche nella Juventus. Lui ha la potenza nella velocità. Quello che cercano oggi gli allenatori delle grandi squadre. E ha anche un tiro niente male».

Detto, fatto

Ora, al di là dell’accuratezza della previsione, ben al di là delle logiche di una gara oggettivamente brutta, conviene soffermarsi sul concetto di potenza nella velocità, per certi versi assimilabile a quello della volontà di potenza, che più di altri si presta a descrivere non solo questa partita ma l’intera stagione del fantasista di Carrara. Si tratta di un retaggio della filosofia di Nietzsche secondo cui l’uomo deve essere in grado di porsi al di sopra di qualsiasi rappresentazione della realtà attraverso un continuo e costante rinnovamento delle proprie capacità e dei propri valori, rinnegando la fissità di concetti precostituiti.

Nella sua prima stagione in bianconero Bernardeschi sta facendo esattamente questo, crescendo ben al di là dei numeri (siamo a 4 gol, 5 assist e 12 occasioni create in 651 minuti di impiego in campionato: di fatto ogni volta che ha giocato – titolare o riserva cambia poco – ha segnato e/o fatto segnare in un rapporto gol/assist/minuti giocati che ha del clamoroso) e dimostrando di essere (anzi, di diventare) molto di più di quel che ci si aspettasse. E Allegri, che è stato e e sarà mille allenatori diversi, ma filosoficamente è un umanista fatto e finito, gli sta riservando lo spazio e il tempo più adatti, assecondandone gli istinti e prescindendo dai giustissimi rilievi sulla migliore posizione possibile in campo.

Che sia risultato l’uomo decisivo grazie al gol potenzialmente più importante del prossimo futuro nella sfida al suo recente passato non dovrebbe, quindi, stupire nessuno. Che sia arrivato nel mezzo di una delle peggiori esibizioni stagionali della Juventus, nemmeno. Del resto, la volontà di potenza è legata a doppio filo al tema dell’eterno ritorno: di Bernardeschi a Firenze, della Juve a Torino. Spesso con i tre punti. Nell’accettazione dell’inesorabile ripetizione dell’attimo che può cambiare una partita e una stagione.