Il battesimo del fuoco di Rodrigo Bentancur

Spiace. Spiace per un passivo forse troppo pesante, per un primo tempo giocato come doveva essere giocato (e non era così scontato), per due gol su tre frutto di altrettante ingenuità (il primo è qualcosa che attiene al repertorio di uno che non passerà mai più), per l’ennesimo intervallo in cui, invece di riordinare le idee le si confonde ancora di più. E spiace, soprattutto, per Rodrigo Bentancur che, un domani, si troverà a rileggere il suo battesimo del fuoco sotto la luce, non sempre giusta, del risultato finale.

Sbagliando. Perché la sua partita, numeri e statistiche a parte (31 palloni toccati, 84% di pass accuracy, un’ottima occasione sullo 0-0 non sfruttata per insolita – per uno abituato alla Bombonera e quel che segue – mancanza di coraggio nella ricerca della conclusione al volo), e nonostante l’ingrato compito in fase di non possesso di schermare l’half space in cui agiva Iniesta, è stata molto buona. Come quella di tutta la squadra fin quando la spina è rimasta attaccata: personalità, testa alta, scelte concettualmente giuste non sempre premiate dalla giusta tempistica o da una precisione nel tocco che lui ha (Allegri, ad esempio, ha fatto bene ad arrabbiarsi quando ha sbagliato un cambio di campo che avrebbe potuto mettere Douglas Costa solo davanti al portiere), nessuna paura di rischiare anche la giocata complicata, la giusta dose di cattiveria (per quanto il giallo su Rakitic è più figlio dell’irruenza che della garra sudamericana in senso stretto), gli inevitabili difetti di chi deve farsi e le ossa ed è meglio che se le faccia in queste partite piuttosto che con l’Empoli o il Crotone di turno, con tutto il dovuto rispetto.

Adesso, a lui come a noi, servono calma, pazienza, lucidità. Nell’aspettare il suo/nostro turno, nel fare le cose che vanno fatte con tranquillità, senza ansie o voglia di strafare. Perché anche chi è soprannominato “El Lolo” non può essere già nato cigno. Nonostante la regalità di base. Quella è un dono di natura, il resto verrà con il tempo. Per lui e per noi. Basta saper aspettare perché “il ragazzo si farà”: tanto più che le spalle sono belle larghe e anche se il numero non è il 7. Dettagli.