Appunti sul Tottenham di Pochettino

Dopo un autunno molto difficile in Premier, il Tottenham è reduce da un ottimo periodo di forma. A soli due punti dal quarto posto, è in piena lotta per la Champions.

Mauricio Pochettino, tecnico degli Spurs, ha sempre dato variabilità alla disposizione tattica dei suoi, oscillando dalla difesa a 3 (3421) a quella 4, mantenendo però sempre la mediana a due. Recentemente è parso virare definitivamente sul 4231.

Le certezze maggiori sono in attacco: prima punta Kane, con alle spalle Son, Alli e Eriksen. Sissoko è il primo cambio, senza dimenticare l’arrivo di Lucas Moura. Dier, secondo giocatore per minuti disputati, è titolare inamovibile, può giocare sia in mezzo (in coppia con Dembélé, visto che Wanyama è tornato da poco da un lungo infortunio) che in difesa. Per quanto riguarda i terzini, a sinistra il titolare è Davies, mentre a destra Trippier si alterna con Aurier. I difensori centrali sono Vertonghen ed Alderweireld, anche se i problemi fisici del secondo hanno fatto giocare con frequenza Sanchez (non si sa recupererà per la sfida contro la Juve).

Questo 4231 è reduce da una delle migliori vittorie stagionali degli Spurs, ossia quella contro Mourinho. Tottenham-Manchester United è andata in maniera diametralmente opposta rispetto alle previsioni. Si pensava che, come spesso accade, una squadra dal baricentro bassissimo come quello dei Red Devils avrebbe messo in difficoltà la produzione offensiva degli Spurs negli ultimi metri. Invece è stato un totale dominio dei padroni di casa, all’interno di una partita che evidenzia con chiarezza i loro pregi e le loro caratteristiche per chi volesse conoscerli un po’ meglio prima del doppio confronto con la Juventus. Insomma, una sfida che esprime bene le costanti del loro gioco.

Nello svolgimento della gara ha probabilmente influito il gol di Eriksen dopo appena 10”. Ciò ha costretto lo United a inseguire fin da subito, svolgendo qualcosa non di suo gradimento: difendere in avanti. Lungo e non compatto, ha concesso praterie a un Tottenham che è arrivato nell’area rivale con grande facilità, non riuscendo di contro a creare grandi pericoli dalle parti di Lloris.

ERIKSEN DOPPIO RUOLO NEL 4231

Come detto, Pochettino ha scelto di tornare al 4231 dopo un prolungato periodo con la difesa a 3. Il tridente alle spalle di Harry Kane era formato (da sinistra verso destra) da Son, Alli e Eriksen. In fase di non possesso, il Tottenham si schiera con un evidente 4411, con Eriksen che ricopre la posizione di ala destra ed Alli col compito di aggredire Matic, il metodista avversario.

 

In possesso, però, si vede qualcosa di diverso. Pochettino intende esaltare il talento danese quasi unicamente per tracce interne, e infatti Eriksen riceve palla quasi sempre in zone centrali. Per dare ampiezza a destra, quindi, Trippier si alza subito per andare ad aggredire la profondità.

In occasione del match coi Red Devils, il posizionamento alto dell’ex Arsenal Sanchez non gli consentiva di svolgere a dovere la doppia fase, e di conseguenza gli Spurs hanno trovato parecchio spazio sulla destra, avviando l’azione offensiva dal centrosinistra e smistando la palla con facilità sul lato debole, come in occasione dell’autogol di Jones.

 

 

Sull’altro lato, invece, Son è rimasto sempre piuttosto largo. Di conseguenza, Davies (terzino sx) rimaneva bloccato, sovrapponendosi solo nelle fasi di possesso consolidato.

Sebbene possa sembrare che a tratti il Tottenham abbia giocato con la difesa a 3, va detto che con Pochettino ha poco senso parlare di moduli nelle fasi dinamiche, visto che si tratta di una squadra molto asimmetrica e fluida.

 

SPAZI IN MEZZO, ALLI RINGRAZIA

 

Complice lo svantaggio, il centrocampo dello United si è fatto trovare costantemente sfilacciato ed in inferiorità numerica, senza ricevere alcun supporto dal resto della squadra (Jones e Smalling sono pure difensori che non amano alzarsi).

Quando il Tottenham trova spazi in mezzo e può servire ricezioni pulite per le proprie fortissime mezzepunte, si tratta di una squadra quasi letale. Gli Spurs hanno trovato terreno fertile già durante la costruzione bassa: bastava un “semplice” filtrante per mandare i propri giocatori verso la porta. In questi frangenti, Alli ed Eriksen sono imprendibili.

Matic, giocatore che tende a blindare la retroguardia, si è trovato a ricoprire posizioni più alte rispetto al solito, e senza l’adeguato supporto è stato sovente preso alle spalle o attirato dagli improvvisi spunti soprattutto di Alli, dotato di una eccellente conduzione palla al piede come gran parte dei giocatori del Tottenham, che lo attirava su di sé e creava ulteriori spazi sulla trequarti sfruttabili dai compagni.

Prima di scoprirsi ulteriormente con l’ingresso di Mata, Mourinho – infuriato per la situazione a centrocampo – ha abbassato Lindgaard formando una mediana a 3, con però scarsi risultati.

Il Tottenham ha controllato agevolmente la gara, risalendo il campo con velocità e facilità disarmanti fin dalla costruzione arretrata. La pessima pressione del Manchester è stata una manna per giocatori puliti tecnicamente come Dier ed Eriksen, che hanno smistato il gioco da una parte all’altra del campo premiando il costante movimento senza palla dei compagni.

Vanno poi citate le caratteristiche dei difensori centrali (Vertonghen ed Alderweireld, anche se quest’ultimo era assente contro lo United), dotati di grande personalità e qualità, molto bravi nel difendere in avanti e gestire la linea alta. Soprattutto Vertonghen possiede eccellenti doti palla al piede, efficiente sia nel verticalizzare per le punte che nel cambio campo, senza dimenticare una delle migliori conduzioni per quanto riguarda i difensori del calcio europeo. Insomma, giocatore determinante per una squadra molto precisa nella costruzione dal basso, che è andato a nozze con la fallimentare prima pressione dello United.

Come detto, si tratta di una squadra molto brava nel difendere in avanti (l’anno scorso è stato il club con meno gol subiti tra i principali campionati europei) e ciò  è determinato dal baricentro alto che viene solitamente tenuto.

In Premier il Tottenham è quasi sempre la squadra che fa la partita e prova a recuperare palla in zone avanzate, ma quando è costretta a difendere bassa per larghi tratti del match fa più fatica, soprattutto sulle corsie esterne.

URAGANO KANE

L’uomo più rappresentativo è senza dubbio quel fenomeno di attaccante che nel 2017 ha segnato la bellezza di 56 gol, superando gente come Ronaldo e Messi.

La disumana prolificità sottoporta del classe ’93 è l’elemento che condiziona (ovviamente in positivo) i giudizi su di lui, ma sarebbe peccato mortale trascurare il gigantesco lavoro con cui Kane influisce a 360° nel gioco del Tottenham.

Come ha fatto vedere anche contro lo United, il centravanti inglese sa giocare benissimo spalle alla porta e sa rivelarsi prezioso anche quando si trova lontano dall’area di rigore. E’ un elemento vitale nella risalita, con la sua capacità di venire incontro, tenere palla e consentire ai compagni di inserirsi alle spalle. A ciò contribuiscono qualità tecniche palla al piede fuori dal comune.

Quando non ci sono alternative migliori, il Tottenham ricerca spesso la verticalizzazione per Kane, approfittando sia delle sue doti fisiche che del suo controllo. Dalle sue parti ci sono spesso molti compagni pronti ad approfittare delle seconde palle o dell’eventuale sua sponda. Il numero 10 diventa dunque una importantissima alternativa di sviluppo della manovra e aumenta l’imprevedibilità della squadra di Pochettino.

Non va infine dimenticata la sua progressione palla al piede, nella quale dimostra una superlativa resistenza fisica sul marcatore, che si unisce a un’egregia capacità di attacco alla profondità.

COSA DEVE FARE LA JUVE

E’ molto utile analizzare la partita contro il Manchester United, perché ci mostra quello che una squadra non deve assolutamente fare contro il Tottenham, ossia “concedere” gli half-spaces.

Gli Spurs soffrono molto quando il centro del campo è ben coperto: Alli va in difficoltà ed Eriksen diventa totale accentratore nel gioco offensivo dei suoi, l’unico in grado di creare dal nulla qualche situazione interessante. I terzini inoltre soffrono quando sono costretti a ricezioni statiche in zona di rifinitura, non essendo in grado di effettuare cross puliti quando gli spazi vengono in meno. I bianconeri, pur con la priorità nel difendere il centro, non dovranno sottovalutare i raddoppi sulle corsie esterne.

Sarebbe azzardato per Allegri abbandonare proprio contro il Tottenham la mediana a 3, sia per le caratteristiche dei rivali che alla luce degli ultimi precedenti della Juve col centrocampo a 2. Se i bianconeri saranno bravi a riproporre la solita difesa posizionale, bloccheranno senza troppa fatica la produzione offensiva dei rivali.

Se si volesse impostare la sfida puntando sul baricentro basso sarebbe difficile rinunciare a Douglas Costa dal primo minuto, visto che nel ribaltamento di fronte il brasiliano possiede tutte le caratteristiche per superare rapidamente le linee di un Tottenham che accompagna l’azione con tanti uomini (e in cui a volte i terzini faticano nel ripiegamento), per attaccare la profondità che porta a Lloris.