ANALISI TATTICA / Juve-Lazio 2-0: Dybala & co. approfittano delle errate spaziature laziali

Dopo il passo falso con la Roma, sempre all’Olimpico la Juve ha ottenuto il primo trofeo della stagione, vincendo per 2-0 contro una delle migliori formazioni italiane. Decisivo l’avvio di gara, con i bianconeri che hanno di fatto messo in discesa la gara nei primi 25′, anche a causa di uno schieramento laziale non totalmente convincente.

POCHE TRANSIZIONI AZZECCATE PER INZAGHI

I biancocelesti, come spesso accaduto nelle sfide contro avversari di livello, sono scesi in campo con il 5-3-2, contrapposto al 343 flessibile di Allegri. Rispetto al solito, questa volta Inzaghi ha preferito Keita come partner di Immobile, facendo quindi partire Felipe Anderson dalla panchina.

 

Osservando l’occasione di Keita dei primissimi minuti, è possibile comprendere quali fossero i piani laziali. I capitolini, infatti, amano colpire in spazi larghi, e per questo tengono le punte molto alte anche quando ci si difende bassi. Appena riottenuto il controllo del pallone – e dopo aver allungato i rivali -, si cerca subito la profondità per gli attaccanti, che hanno così modo di colpire la profondità.

 

Il problema è che la Juve è forse una delle squadre più difficili del mondo da attaccare in transizione, e il Monaco ne sa qualcosa. Situazioni di questo tipo sono state concesse col contagocce alla formazione laziale, e in quei rari casi di parità numerica gli elementi BBC hanno dimostrato la fama che li contraddistingue.

Inoltre, trovando il vantaggio praticamente in avvio, la Juve ha potuto mettere la gara su binari congeniali.

 

REPARTI LUNGHI TRA LORO, LA JUVE RIBALTA IL CAMPO FACILMENTE

La Lazio si è trovata quindi costretta a fare ciò che non ama particolarmente svolgere: attaccare difese schierate. E ci ha dovuto provare con una formazione che era stata principalmente impostata per fasi di attesa più che di possesso. Le fasi di manovra prolungata nella prima frazione,  oltre a produrre molto poco e a servire spesso i propri attaccanti spalle alla porta, hanno allungato sensibilmente una squadra non capace di difendersi in campo aperto.

Ogni volta la Juve ha recuperato palla, è arrivata nella porta rivale con una rapidità incredibile. L’angolo del secondo gol è nato da un lancio lungo di Alves per un solissimo Dybala, mentre l’occasione di Higuain si è prodotta a seguito di un cross sbagliato dalla Lazio. Nel primo tempo, la Juve ha dato la sensazione di poter pungere con grossa facilità. Puntuali gli esterni bianconeri nell’accompagnare l’azione (Dani Alves soprattutto), così come in difficoltà i terzini laziali nell’agire a tutta fascia.

 

 

Insomma, la Juve è riuscita ad approfittare di spaziature e distanze tra reparti piuttosto deficitarie. Praticamente nulla la pressione di Keita e Immobile, e quando il metodista juventino (a volte Marchisio, altre Rincon) si è abbassato ha potuto ricevere palla in totale libertà. Si è poi riusciti a proporsi nella trequarti avversaria senza alcun patema, contro una squadra che sia in mezzo che dietro ha fatto davvero fatica nel coprire l’ampiezza del campo: i bianconeri hanno costantemente trovato l’uomo libero, sia al centro che sulle corsie esterne (approfittando anche di una retroguardia laziale spesso troppo stretta).

 

In generale, a volte la Lazio è parsa incerta sulle modalità del pressing, e in certe fasi di gara i capitolini erano combattuti tra il desiderio di andare ad aggredire più alti e la tendenza a difendersi più bassi. In tal modo, spesso non si è visto un adeguato raccordo tra retroguardia e mediana, con la Juventus che ha potuto servire spesso con facilità l’uomo tra le linee (Dybala è andato a nozze con situazioni di questo tipo).

Decisamente troppa distanza tra Biglia e gli interni, con Milinkovic-Savic e Parolo molto avanzati in fase di possesso, lasciando di conseguenza troppo spazio da coprire all’argentino: soprattutto nei frangenti in cui si proponeva in avanti, e in tal modo si creavano voragini per i bianconeri, con la retroguardia laziale che oltretutto non ha effettuato scalate per andare ad aggredire l’uomo tra le linee. Male quindi le transizioni difensive per i ragazzi di Inzaghi.

Inoltre, con la totale sterilità del pressing alto biancoceleste, a tratti la Juve ha abbandonato la difesa a 3 in fase di possesso, con Barzagli che è andato di fatto a ricoprire una posizione da terzino per creare più soluzioni di passaggio in avanti.

 

Forse sono proprio questi movimenti di Barzagli che esprimono a pieno la forza raggiunta da questa Juve, una squadra che a – a prescindere dal modulo – sa leggere con maestria le singole fasi della gara.

 

MEDIANA IMPERFETTA, DIFESA IMPERFORABILE

Con l’ingresso di Felipe Anderson e il passaggio alla difesa a 4, la Lazio nella ripresa è riuscita ad attaccare con buona continuità e girare palla con maggiore efficienza. Il successivo ingresso di Luis Alberto ha ulteriormente aumentato la verve offensiva della quarta forza del campionato.

La Juve si è abbassata forse un po’ troppo, risalendo il campo con meno facilità rispetto alla prima frazione. Oltre al calo fisico di qualche giocatore, è forse mancata un po’ di personalità in mezzo al campo, soprattutto di un Pjanic (assente per squalifica) in grado di fornire un’uscita palla al piede più pulita.

Non sempre Marchisio e Rincon (soprattutto quest’ultimo) nella ripresa sono stati precisi, facendosi sorprendere alle spalle. In diversi frangenti, la Juventus è stata meno imperforabile del solito nel coprire le vie centrali – soprattutto nella ripresa -, con la Lazio che è riuscita a trovare l’uomo tra le linee con discreta continuità. Fortunatamente, la grande serata della BBC ha evitato di correre eccessivi pericoli, e poche di queste situazioni si sono tradotte in concreti rischi.

 

I bianconeri hanno vinto la prima finale con ancora più facilità di quanto fosse logico aspettarsi, ipotecando la terza Coppa Italia consecutiva già nel primo tempo. Per quanto il gap tecnico tra le due squadre sia elevato, probabilmente la Lazio sperava di poter mettere più in difficoltà una Juventus che ha dimostrato sia maturità che solidità, con Allegri che forse per la prima volta ha vinto una finale convincendo pienamente. La Vecchia Signora è arrivata prontissima alla fase cruciale della stagione, e questo è un ottimo segnale in vista di Cardiff.