ANALISI TATTICA / Barcellona-Juve 0-0: Pjanic faro a due fasi e difesa flessibile

Alla fine non è avvenuto alcun evento irrazionale: la fase difensiva dei bianconeri –  forse la migliore al mondo – ha retto l’assalto blaugrana, dimostrando di essere di tutt’altra tempra rispetto allo sciagurato PSG. Basti pensare che la Juve è riuscita a non subire gol né all’andata né al ritorno, cosa che, contro il Barca, non accadeva dal Bayern 2012-2013.

 

IL BARCA TORNA ALLA DIFESA A 4

Col ritorno di Sergi Busquets, Luis Enrique ha scelto di tornare al 433 anche in fase di possesso. Tuttavia, Messi si è mosso quasi esclusivamente in zona centrali, senza mai andare ad allargarsi sulla destra come avvenuto nel primo tempo di Torino.

 

Quando il Barca ha avanzato il baricentro, Rakitic si è defilato ed alzato allo stesso tempo, andando di fatto a ricoprire la posizione di esterno destro nel tridente con Neymar e Suarez. Messi, di contro, ha quindi agito praticamente da trequartista.

 

 

Inoltre, quando il possesso si è consolidato ulteriormente, Jordi Alba è andato a salire sulla sinistra consentendo così a Neymar di stringersi vicino a Suarez.

 

PJANIC DOMINA IN ENTRAMBE LE FASI

 

Il compito di arginare Messi è appartenuto quindi prettamente ai “giocatori centrali” della Juve. Pjanic in particolare ha offerto uno strepitoso lavoro in fase di contenimento, presidiando alla grande il limite dell’area. Per quanto non sia un atleta appariscente, è sempre elevatissima la quantità di palloni che il bosniaco recupera ad ogni gara. Interviene con successo in praticamente tutti i frangenti: quando deve leggere in anticipo una situazione, quando è puntato dall’avversario e anche quando arriva alle spalle del giocatore rivale.

 

Inoltre, le sue giocate difensive sono di una pulizia tale che spesso consentono di far partire diverse potenziali transizioni.

 

I numeri testimoniano la bontà delle sua prova. Record di palle recuperate (10), tackle riusciti (8) e anticipi (5). Nella gestione del possesso, poi, è stato per distacco l’uomo più importante dei bianconeri, giocando molti più palloni rispetto ai compagni (ben 51 passaggi, 4 cross e 3 key passes).

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Insomma, un vero e proprio faro, che al Camp Nou ha coronato una crescita iniziata da Juventus-Lazio.

 

CHE SIA ALTA O BASSA, LA DIFESA JUVENTINA E’ SEMPRE EFFICACE

Considerando le aspettative del match, si poteva prevedere un approccio prudente da parte della Juventus. Invece i bianconeri, nonostante il ritorno di Busquets, non hanno rinunciato ad un’aggressione alta.

 

Molto mobili e attive le due punte bianconere nell’andare sui difensori, con Khedira ad aggredire sistematicamente Sergi Busquets. In tal modo, il Barca ha in diverse circostanze faticato nel far partire l’azione da dietro, trovando come unica soluzione il lancio lungo di Ter Stegen.

Quando si è abbassato il baricentro, la retroguardia bianconera ha confermato la fama che la contraddistingue, ergendo un bunker quasi imperforabile. La fase difensiva si è fatta sempre più solida e compatta, coi catalani che, nonostante il predominio di campo, a volte hanno arrancato nel trovare soluzioni concrete per pungere.

Senza dimenticare il grande lavoro degli esterni – soprattutto Dani Alves -, Bonucci e Chiellini sono stati impeccabili per tutti i 90′, bravi sia nel negare la profondità che nel blindare gli ultimi metri, e gli appena 8 cross catalani riusciti (su ben 34 tentativi!) lo dimostrano. Il numero 19 in particolare è sembrato molto più concentrato e preciso rispetto al match di andata.

 

I principali sfoghi del Barca sono venuti da Neymar, che ha provato ben 17 cross e 22 dribbling, praticamente la metà di tutti quelli compiuti dalla sua squadra. In ogni caso, sempre di azioni individuali si tratta, con la retroguardia juventina che ha retto in maniera impressionante.

 

RISALITA SFRUTTATA SOLO PARZIALMENTE

 

Oltre alla grande fase difensiva, la Juve ha avuto numerosi spazi per ripartire una volta recuperato il controllo del pallone, approfittando del baricentro alto del Barcellona.

Tuttavia, la qualità delle transizioni è stata forse l’unica cosa che ha lasciato a desiderare, con molti uomini poco lucidi. Lo stesso Dybala – molto generoso in non possesso – non ha offerto la brillantezza che ci si augurava.

Abbastanza male Higuain: pur muovendosi molto (e bene), ha perso troppi duelli e palloni, dimostrando scarsa reattività. La sua tipica giocata di venire incontro al pallone e smistare il gioco sugli esterni avrebbe consentito alla Juve di risalire efficacemente il campo e di cogliere scoperto il Barca, ma purtroppo è riuscita col contagocce, annullando potenziali chance.

 

Soprattutto nella ripresa, è impressionante la quantità di occasioni in campo aperto non sfruttate da una Juventus che è arrivata nella porta rivale con molta meno frequenza di quanto avrebbe potuto.

 

Queste situazioni nel finale sono aumentate a dismisura, con Ter Stegen che, però, alla fine ha corso pochi veri pericoli.

 

La Juve aveva di fatto già ipotecato la qualificazione con una prova monstre a Torino, ma in altri contesti un’uscita del pallone più pulita dovrà essere più efficace. In ogni caso, si sta parlando di minuzie se le inseriamo in 180′ di altissimo livello, che ci consegnano una squadra che ha tutte le carte in regola per arrivare fino in fondo.