Max Allegri ne sopporta tante

Il ‘braccino’ con la forma della Coppacampioni. Il torneo maledetto che si è portato via un mucchio di finali. Gli infortuni altrui o arbitrali che si piegano sempre in favore degli altri, qualunque maglia indossino. I giocatori che sembrano bisonti ballerini in Italia, ma appena fuori sono tremebondi come e peggio degli ultimi. E poi questi mister che le infilano tutte tra Palermo e Udine, Genova e Milano, ma quando devono mostrar il passaporto e poi far giocare l’11 pensano forse alle cose lasciate in albergo, alle possibili complicazioni alla frontiera e invece di far affondare il colpo  fanno andare a picco la barca, sperando di tornare presto a casa. Forse. Forse è questo od una delle ragioni precedenti. Forse il martedì o mercoledì converrebbe andare al cinema oppure rispondere all’invito di qualche tipa invece di attraversare città e paesaggi, chiudersi in cantine e occupare divani, per vedere la Juventus. Questa Juventus o quelle che vengono in mente al mister od ai bellissimi alfieri che siedono da qualche parte.

 

A questo punto voglio proteggere l’allenatore Massimo Allegri e tutti quei collaboratori che sacramentano in panchina ogni volta che vengono inquadrati. C’è un ex primo trainer che ha militato in Romania. C’è l’ex portiere della Fiorentina che faceva impazzire Roberto Baggio. C’è il professore che ha portato Conte ed è rimasto forse per amore della maglia. Allegri resta in piedi, fa la mossa tra testa e gola, continuando a cercare di imporre la tecnica, il tempo giusto degli ingressi e delle uscite, le marcature mobili di olandese memoria e le scale di Sacchi. In un momento della partita con il Barcellona, in terra catalana, e dentro a quello stadio che conosce il mondo, sul rinvio del portiere ci sono 7 giocatori bianconeri nella metà avversaria. E’ una cosa pazzesca, che non è stata salutata e riconosciuta abbastanza. Lo dico come l’ho detto e lo scrivo come meglio posso. Matuidi e Pjanic con l’aiuto del ragazzo Bentancur hanno dettato legge per 40 minuti 40.

 

Ad un certo punto, senza alcuna supremazia territoriale precedente, Lionel Messi ha deciso di accendere il motore, lasciare sul posto un paio di quelli che fino ad allora non avevano neanche sfigurato, e l’ha messa dove Buffon avrebbe potuto posar l’asciugamano, come un tempo facevano certi numeri 1. Il secondo tempo è una stanca ripetizione di quello che sappiamo. Questa Juventus non ha il coltello tra i denti. Manca di quell’animo pugnandi che avevano altre squadra più scarse con i piedi, ma che buttavano tutto in un contrasto, in qualunque momento arrivasse. Servirebbe un stage con Gentile o Tardelli, un ricordo di Furino e Bonini, Manfredonia e Porrini, Torricelli e Jugovic. Ma quelle cose lì non te le puoi inventare. Se non ne sei provvisto non si può far altro che mettere i puntini di sospensione. Siccome però il calcio è un gioco di squadra e senza Mandzukic la faccia cattiva riesce a pochi o nessuno, è sempre possibile che le cose possano cambiare, migliorare, tornare ad essere juventine, belle.

 

Per questo immagino e sogno un futuro migliore. Ricordando che l’Inter di Mourinho perse all’avvio nell’anno calcistico in cui conquistò il triplete e siamo solo all’inizio di un torneo che dovrà portare a Torino nemici e avversari, gente pronta e meno organizzata. Non mi viene il pessimismo della ragione e della sensazione salutata da tutti quelli che plaudono Sarri, Simone Inzaghi e Montella. De Sciglio era ed è la scelta giusta. Il primo tiro nello specchio fa correre un brivido nella schiena a quelli con la maglia rossoblue. Qualcuno adesso se lo ricorda? Riesce a spiegarlo al compagno di banco, d’ufficio, di viaggio? Max Allegri ha preso un pullman abbandonato e l’ha messo in pista. Max Allegri è il boyfriend di una attrice e showgirl. Max Allegri è pagato come un pilota di Formula Uno, ma non va in campo. Max Allegri ne sopporta tante con il sorriso. Non è Zoff o Marchesi, Maifredi e Zaccheroni. Eppure l’abito di Trapattoni potrebbe stargli bene.