La Juve guarda a sinistra, è il momento di Wendell

Alex Sandro tornerà Alex Sandro quando il gioco si fa duro (cioé dal 22 novembre sera in avanti), la Juventus tutta ne è convinta, staff tecnico per primo. Chi trema, in questo senso, sono i tifosi. Anche perché qualcosa in merito alla diatriba estiva, tenuta ben immersa alla faccia del Marotta che ammise: “Rifiutata offerta da 60 milioni”, è come se fosse venuta a galla. Come la schiuma dello sporco nel bollitore. Il giocatore è di fronte alle proprie responsabilità dalla doppia panchina Atalanta-Lazio. Bisogna però essere giusti: Alex Sandro esulta come mai visto in precedenza sia al gol di Higuain a Lisbona, chinandosi sui pugni chiusi, consapevole del delicatissimo momento che sta vivendo il girone Champions, sia al gol di Higuain contro il (sigh) Benevento. Qualcosa è cambiato, anche se ancora fresco per prendere tutto per buono.

 

Asamoah resta una delle note più liete della prima fetta di stagione. Certo, è quasi sempre una questione di aspettative. Per uno che era più di qua che di là (nel senso juventino del termine) e che faticava a raggiungere 1500 minuti in due anni, essere parte integrante di questa Juve a distanza di 5 scudetti, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe vinti in prima persona sul campo è un enorme risultato. Nonché un grande riconoscimento, da parte dello staff tecnico prima ancora che della società.

 

Eppure, a sinistra, si sente odore di radicale cambiamento. Il piano Juve è lanciato, lo scouting sul ruolo viaggia ai mille all’ora, e questo nonostante la carta Spinazzola sul quale il club è ancora pronto a investire la più totale fiducia. D’altronde non è illogico ragionare sulla coppia degli eventuali nuovi terzini mancini. Se Spinazzola può essere un titolare della Juventus, serviranno controprove a Torino. Il suo destino, eventuale, cambia la prospettiva sulla tipologia del secondo uomo. Il resto lo fa la disponibilità del mercato internazionale, per esempio quasi totalmente bloccato e saturo (il solo Mendy del Monaco era veramente sul mercato, e a cifre che poi abbiamo visto…).

 

Così, la Juventus muove una mano e tieni vigile un occhio. Questa gestione è solita far così, a costo di arrivare a volte lunghi sull’obiettivo. Il modello ideale non esiste. Potendo, sarebbe (secondo i parametri della dirigenza): un capitano di una nazionale, o per lo meno di un club, stagionato il giusto, magari da rilanciare, disponibile senza tanti fronzoli e con la giusta bava per la Champions League. Il cerchio si stringe fin troppo, allora si guarda in Italia: a inizio estate sarebbe potuto essere Emerson Palmieri senza il brutto infortunio, da settembre il tarlo era Ghoulam che univa occasione e prestazione, anche lui fino all’infortunio. Il ginocchio che fa crack cambia molto, se non tutto. Di Mauricio Isla sotto la Mole ne è già passato uno.

 

Altri nomi? La lista compilata dagli scout si rimpingua ogni settimana. Su qualcuno ci si dedica in particolare. Raphael Guerreiro portoghese del Borussia Dortmund, Alejandro Grimaldo spagnolo del Benfica e compagnia fanno parte di ciò che è già fermo, per quanto agli atti. E’ il momento del brasiliano Wendell del Bayer Leverkusen (passo corto, alta frequenza, tipo il primo Evra; per i detrattori l’Alex Telles coloured). Scouting in action, come si dice in gergo. Anche se si farà di tutto perché lo status-quo non cambi troppo, come da concetto ideale del grand-maitre Beppe Marotta.