A CALDO/ Carpi-Juventus 2-3: Nemici di se stessi

L’ultima volta sulla via Emilia si era toccato il fondo. Sette partite dopo, e sette vittorie consecutive dopo, tutto ci sembra così facile, scontato, ovvio. No, non lo è stato e non lo sarà. Sinceramente bisogna fare i complimenti ad Allegri, giocatori e società per essere riusciti a rimettersi in carreggiata così velocemente. Ora abbiamo nuovamente una stagione in cui si può ancora sognare; due mesi fa eravamo convinti che sarebbero stati mesi da incubo. Credere in quel momento nella Juventus era un atto di fede: la logica e la ragione suggerivano che i valori esistono ma non sempre emergono in assenza di concentrazione, gioco e condizione fisica; un po’ tutti pensavamo a un’annata storta in cui lottare con le unghie e con i denti per un posto nella prossima Europa League. Non c’è un solo segreto per questa rimonta: la squadra è ritornata a difendere sporcandosi le ginocchia, tutti si aiutano in campo (vedere oggi Mandzukic rientrare), la condizione fisica è nettamente in crescita. Ha perfettamente ragione Allegri quando parla di una Juventus che deve migliorare: non c’è un singolo aspetto di gioco in cui i giocatori non possano fare meglio. Vedere un allenatore che s’incazza in panchina per forzature (lanci), sufficienze (Bonucci due volte), amnesie collettive (l’occasione dopo il 2-3) deve far capire ai calciatori della Juventus che il peggior nemico sono loro stessi. Questo finale di stagione, quindi, indica la strada: tutto è possibile, dipende solo dalla Juventus. Non è una questione di bastone e di carota: bisogna solo capire che la sufficienza è vietata.

E buon Natale.