I 5 scudetti più belli

Cinque autori di Juventibus sviscerano i loro ricordi più emozionanti e ripercorrono le strade che hanno portato a 5 scudetti leggendari. Qual è il vostro preferito?

 

2011/12 – Sofferenza e Rivoluzione


di Michael Crisci
 

 

Sono dolcemente ossessionato dallo scudetto 11/12. Per me vale davvero una Champions. Penso che raramente si sia vista sul campo una superiorità tale in quanto a gioco, agonismo e voglia. Il primo scudetto post calciopoli ha avuto il sapore di una rinascita. Non mi sono mai divertito così tanto. Meraviglioso anche in tutte le sue imperferzioni: i tanti pareggi, i gol sbagliati, uno scudetto dove la gara più bella risulta uno 0-0 in casa del Genoa. Vincere da outsider forse nell’ultimo vero campionato ipercompetitivo (con quel Milan, il Napoli dei 3 tenori, l’Inter campione del mondo, l’Udinese più forte della sua storia) è stata una libidine unica, forse irripetibile. È uno di quegli scudetti da incorniciare e lasciare a se stante. Forse anche perché suscita un po’ di tristezza il fatto che alcuni dei pionieri di quella cavalcata si siano allontanati male dal mondo Juve.

 

2001/02 – “Godo Ancora”


di Fabio Giambò

 

 

Ricordo quel giorno come fosse ieri, a quel tricolore non ci credevo neanche, o forse sì, ma era inutile illudersi: Inter in testa a novanta minuti dalla fine del campionato, Juve a 1 punto, uno scalino sotto alla seconda Vecchia Signora del Lippi-bis c’è la Roma di Totti e Cassano. Sono i tempi di TelePiù e Stream, o delle smart-card pirata: quella mattina cambiano i codici di quelle schede, ricordo le peripezie per essere a casa in tempo per non perdersi neanche un minuto dell’annunciato ed imminente trionfo di Ronaldo e Cuper. Poi però subito Del Piero-Trezeguet a Udine, Poborski-Gresko a Roma, dopo ancora Simeone ed Inzaghi: il delirio! Nel salotto di casa, fra divani e bottiglie, bicchieri e cuscini, vola di tutto e di più. In strada, poi, a festeggiare e ritrovarsi davanti alla sede di un Inter Club il cui presidente perde la pazienza: cani slegati ed inseguimento fortunatamente finito a tarallucci e vino, un epilogo fra tante risate, tanto alcol e un coro assordante ripetuto infinitamente: “Che ci frega di Ronaldo, noi c’avemo Trezegol!“. Lo scudetto più bello perché da quel giorno il 5 maggio fa parte di quei cinque o sei “giorni indimenticabili della vita di un uomo“, come il buon Ennio Flaiano insegnava.

 

2015/16 – Road to Zaza 88


di Giancarlo Liviano

 

 

Una montagna, poderosa e statica, all’apparenza immobile. Questa era Juve all’inizio della stagione 2015-2016, un aggregato dal peso specifico enorme ma incapace di avanzare. Pareggi e sconfitte, un senso generale di impotenza, e una reticenza nell’attingere a coraggio, forza d’animo e voglia di vincere. Uno svantaggio incolmabile già in autunno, il Frosinone, il Sassuolo, acque basse e tranquille che parevano oceani popolati da squali. I coccodrilli sulla regina morta erano all’ordine del giorno, poi, improvvisa e repentina come nelle storie dei film a lieto fine, una svolta fulminea, scritta dal fato. Cuadrado nel derby evita l’ennesimo pareggio con una zampata in zona Cesarini, e la Juve da gregaria nelle retrovie diventa Coppi la leggenda. Rimonta incredibile 10, 11 vittorie consecutive, fino allo scontro decisivo. E ancora una volta, quando il sorpasso alla capolista Napoli del Cerbero Higuain sembra sfuggire, ecco la zampata dell’uomo del sud, il più insospettabile, l’uomo dei gol impossibili e degli errori grossolani. Zaza 88. Il tiro, dalla balistica ineccepibile, è leggermente deviato, come nella fatidica chiusura di un cerchio segreto, la sorte che sceglie il suo monarca. Poi la cavalcata finale, per uno degli scudetti più belli della storia recente.

 

1994/95 – Lo Spartiacque


di Alexander Supertramp

 

 

Lo scudetto del primo ciclo Lippi può definirsi Storico, nel vero senso letterale della parola, perché segna la nascita della Juventus moderna. Il tricolore tornò a Torino dopo 8 lunghi anni, il digiuno più duraturo dal dopoguerra in avanti. Anni magri e caratterizzati in Italia dai lampi di Maradona a Napoli, ma soprattutto dalla grande epopea Milan, che prima di tutti con l’avvento di Berlusconi si era gettato nel futuro. L’ultimo successo nazionale a Torino mancava dai tempi di Platini, un’intera generazione di ragazzi visse le scuole medie e superiori senza l’agognato tricolore, con l’amico milanista invece tronfio ed orgoglioso come mai nella storia, con scudetti e coppe dei campioni a ripetizione. Anni difficili, ma non comunque privi di piccole, grandi ed orgogliose vittorie. Come la doppietta Coppa Italia e Coppa Uefa nell’89-90, con la storica finale con la Fiorentina, o l’indimenticabile gol di Galia al Meazza. Ma il tricolore non arrivava, si erano superate la delusione cocente Maifredi e l’inefficace ritorno di Trapattoni.

C’era fame a Torino, tanta fame, e tutto questo senso di insoddisfazione e rabbia fu tramutato letteralmente sul campo, come l’esplosione di una bomba ad orologeria, fissata all’anno 1994-95. Un mix perfetto di nuova spavalderia e cattiveria agonistica. I chimici perfetti furono Marcello Lippi e Gianluca Vialli. L’allenatore ed il Capitano, che più capitano non si poteva. Tre punte aggressive in campo, condizione atletica scintillante, uno spirito mai domo, quasi consacrato in quell’epico Juve Fiorentina 3 a 2. Gli ultimi bagliori di Baggio, la nascita degli arcobaleni di Del Piero, la potente esperienza di Ferrara, la guida geometrica di un portoghese lento ma velocissimo di pensiero, le scorribande di Ravanelli, le parate di Peruzzi, la generosità di Conte. Condite tutto con la nuova moderna e salda guida della famosa Triade…ed avrete lo scudetto perfetto. E la nuova JUVENTUS vincente.

 

1985/86 – Adolescenza bianconera a Roma


di Massimo Zampini
 
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Il più bello di sempre è il 2012, perché inaspettato, perché dopo calciopoli, per Del Piero e tutto il resto. Ma il più divertente no. E non è neanche il 5 maggio, cari voi di queste nuove generazioni. Nel 1986 un adolescente juventino di Roma vede i giallorossi avvicinarsi pericolosamente alla Juve. Sono distanti 8 punti (con i 2 punti a vittoria), quindi per ora li teniamo a bada facilmente. Poi, pian piano, li recuperano tutti, uno dopo l’altro. Tra questi, un deprimente Roma-Juve 3-0, con Pruzzo che si leva la maglia sotto la sud e l’adolescente in questione costretto a sollevare una coreografia giallorossa in Monte Mario. Siamo pari, ci hanno ripreso. Siamo bolliti. Due partite alla fine. Roma in casa contro il Lecce già retrocesso e noi contro il Milan. Giro di campo trionfale del sindaco di Roma prima della passeggiata col Lecce. Atmosfera da scudetto bis dopo quello del 1983, stavolta con rimonta super. Noi soffriamo, mentre la Roma segna subito. Va beh che è scarso ma bella resistenza, il Lecce… Maledetti. Voi non sapete che cosa accadrà tra poche ore a un giovane juventino romano, quanti sfottò, quanti muri dipinti, quanti mesi di esultanza… un inferno. A meno che…

Per chi non sapesse o ricordasse il prosieguo: consultare YouTube e almanacchi, mettendosi nei panni di quel giovane juventino romano. Immaginate qualcosa di più divertente?