5 cose che ho imparato durante la pausa nazionale

Mi sbagliavo: la pausa nazionale non è poi così noiosa. Presi, solitamente, dai discorsi e dalle polemiche tra una partita e l’altra, ci perdiamo tante cose, che invece meriterebbero maggiore attenzione.
Ecco 5 cose che ho imparato durante questa pausa:

 

1)  Mentre in Italia impazzava l’acuto e malizioso refrain “come mai la Juve è l’unica che si lamenta del Var?” – quando non si è mai lamentata di un episodio a sfavore, ma semmai di un utilizzo eccessivo e migliorabile, per episodi pro e contro -, ci ha pensato Sarri, l’idolo dei Pistocchi di tutto il mondo, a chiudere la fesseria così: “sono dubbioso, toglie spontaneità ed entusiasmo (…), sarei per un uso molto più moderato”. Le stesse parole di Allegri e Buffon, ma volete mettere poter dire che la Juve ce l’ha col Var, confermando così gli alibi di una vita? Ribadiamo: è tempo di pochi giorni, al più settimane, poi converranno tutti che è decisamente migliorabile, fino ai primi complottisti che cercheranno antenati juventini degli assistenti dell’arbitro dietro il monitor, o addirittura di chi produce le immagini, o, perché no, di chi fabbrica i monitor. Tempo al tempo.

 

2) A tal proposito, così ci leviamo del tutto il tema, è intervenuto Rizzoli a spiegare come sta andando la sperimentazione, riconoscendo che qualcosa non ha funzionato. Al netto di Genoa-Juve e al rigore concesso nonostante il fuorigioco dell’attaccante rossoblu, il designatore arbitrale ha affermato che nel rigore negato alla Roma contro l’Inter c’è stato un “problema di comunicazione”. Possono capitare, l’uno e l’altro errore, serenamente, senza rendersi ridicoli immaginando qualche fantomatico disegno dietro. Ma basta aspettare, ripetiamo, e rimpiangeremo i toni pacati di Allegri e Buffon.

 

3) Abbiamo vissuto il primo lunedì senza Aldo Biscardi, leggendo di tutto: articoli di elogio per quel modo di fare tv che resiste tuttora e critiche decise ma rispettose, originate dal medesimo motivo, interpretato in maniera opposta. Poi, al solito, sono arrivati i tweet dei soliti noti, di pura denigrazione.

“C’è chi ha offeso Guido Rossi, dopo la morte”, rispondono per giustificarsi alcuni. E infatti siamo altrettanto lontani da quelle offese (e comunque, in quel caso, fortunatamente non ricordiamo tweet offensivi di addetti ai lavori).

Per eliminare un equivoco: non c’è bisogno di santificare nessuno, dopo la morte. Ma restano varie soluzioni, tutte adeguate: vanno bene il silenzio, così come il rimpianto, l’elogio, l’affetto e ovviamente anche la critica, dura quanto si vuole. Possono anche coesistere tra loro, la critica e l’affetto, che è quello che in tanti hanno provato per Aldo Biscardi (noi compresi). L’unica soluzione che non ci entusiasma è la fretta di partire con i “vergogna”, “succube”, e robe così, ovviamente legate alla Juventus, che sono appunto più adatte a un dibattito al processo del lunedì che per un commento dopo la morte di una persona.

Del resto, chi ha visto il Processo dagli anni ’80 in poi, con il prolungato divieto imposto da Boniperti ai tesserati Juve di partecipare al programma, fino alle intemerate di Franco Melli e compagnia prima di Perugia-Juve del 2000, sa bene che la Juve non ha mai avuto un rapporto facilissimo con la trasmissione, almeno fino a quando questa aveva uno share e un seguito davvero influente. Allargando il campo, chi invece abbia vissuto in Italia per qualche anno tra il 1990 e il 2010 si metterà tuttora a ridere nel pensare che perfino la Cassazione ha affermato che la televisione italiana fosse pro Juve, quando questa si giocava i campionati contro il Milan. Crediamo non serva spiegare il perché.

 

4)  Insigne ha confessato di avere sempre avuto come idolo Del Piero. Me lo immagino a tifare per lui mentre vince scudetti e fa magie in Champions. Mi sembra di vederlo distintamente, mentre lo ammira segnare al San Paolo il gol decisivo contro il “nemico” Zeman e deve trattenere a stento l’esultanza per non sembrare un apolide senza carattere pure lui.

Capite? il napoletano idolo dei napoletani è sempre impazzito per il simbolo di noi fan dei Savoia, nemici dei Borboni. L’ennesima dimostrazione che il calcio riesce a unire i popoli, superando anche le eterne diatribe tra dinastie.

 

5)  A quel punto è intervenuto ancora Sarri, il quale ha aggiunto che la Juve è di un altro livello, ha un organico fantastico e un allenatore straordinario. Al che ho dedotto, forse frettolosamente, che magari in questi anni non abbiamo vinto per l’assenza del Var, ma perché siamo di un altro livello, abbiamo un organico fantastico e un allenatore straordinario.

 

Così, proprio mentre stavo imprecando contro le pause nazionali, mi sono accorto che in questi periodi ci accorgiamo di cose che altrimenti ci sfuggono. E ho imparato a superare la noia.